Nel 2023 l’Italia ha registrato il record di 445 milioni di visitatori: il turismo di massa è un fenomeno pericoloso

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Il 2023 sarà ricordato come l’anno del boom turistico italiano: i numeri ci dicono che 445,3 milioni di persone hanno visitato l’Italia. Si tratta di una cifra enorme, che supera perfino quelle pre-pandemiche. Eppure, non è tutto oro ciò che luccica: i processi di “overtourism” (turismo di massa) presentano diversi aspetti negativi e complessi che spesso e volentieri arrecano un danno enorme alla qualità della vita dei cittadini residenti.

Innanzitutto, questo fenomeno alimenta una politica di competitività fra le città, ponendo diverse realtà in conflitto fra di esse. Non si tratta più di promuovere la cultura e le realtà locali, ma di vendere un prodotto. Questa evoluzione mina la natura originaria tipica dei beni comuni, i quali dovrebbero essere preservati per la società tutta. In questo contesto, il patrimonio culturale perde la sua funzione di salvaguardia dei diritti fondamentali della persona, in particolare quelli legati alla cultura, compromettendo anche gli interessi delle generazioni future. La commercializzazione accentuata della cultura porta a una mercificazione, con un aumento dei prezzi associato alla crescente domanda turistica. Di conseguenza, si verifica una progressiva esclusione di determinate classi sociali, che si trovano impossibilitate ad accedere alle esperienze culturali a causa dei costi elevati. In questo scenario, la cultura diventa un prodotto destinato a soddisfare le aspettative del mercato turistico, a discapito della sua autenticità e della sua importanza come patrimonio condiviso dalla collettività.

Tutto ciò si complica ulteriormente se consideriamo l’aspetto più insidioso celato dietro al fenomeno dell’overtourism: il costante svuotamento residenziale causato dall’incremento dei costi della vita. Le destinazioni turistiche, di per sé, presentano dei costi elevati, come ad esempio Parigi, poiché fungono da attrazioni per visitatori. Di conseguenza, i costi ordinari inevitabilmente si alzano: dagli affitti ai prezzi degli immobili, fino ai beni di prima necessità. Questo provoca l’esodo della popolazione residente, principalmente per due ragioni: il costo degli affitti e la trasformazione delle abitazioni, un tempo destinate alle famiglie e agli studenti in affitto, in case vacanze e B&B. Questa situazione contribuisce a un circolo vizioso in cui i residenti vengono spinti via dalle proprie comunità a causa degli aumenti dei costi e della trasformazione del tessuto abitativo, con effetti significativi sulla coesione sociale e sulla sostenibilità delle città.

Il caso Napoli

Trasformare il proprio appartamento in una casa vacanze è più conveniente poiché l’aliquota è pari al 21% e il guadagno è triplicato. 

Secondo Confesercenti, solo nella città di Napoli, nel 2023 si sarebbe verificato un aumento pari al 300% delle richieste della SCIA (Segnalazione certificata di inizio attività) per aprire B&B e case vacanze. Uno studio della «Rete s.e.t», inoltre, riporta che al 2020 sono 7.500 gli annunci di affitti per turisti, tra B&B e affittacamere, il 70% di questi sono situati in pieno centro storico. Questo significa che, soltanto nella città di Napoli, 5.000 appartamenti sono stati sottratti dal mercato degli affitti, arrecando un danno sociale ed economico alle famiglie che un tempo abitavano in questi appartamenti, costrette ad emigrare verso quartiere più degradati, scollegati del tessuto urbano e privi di servizi, generando una differenziazione fra i ricchi, che possono continuare ad abitare nella città, e i poveri costretti ad abbandonarla. 

In sostanza, si sta generando una crisi sociale che colpisce non soltanto i residenti, ma anche gli studenti fuori sede che ormai non riescono più trovare un appartamento, o comunque non possono permetterselo. Questo fatto, da solo, mette in discussione i toni eccessivamente positivi con cui spesso si esalta il turismo di massa. 

La questione resta stratificata. I commercianti si trovano in difficoltà poiché non riescono a sostenere l’afflusso turistico e sono costretti a reinventarsi, adattandosi alla vita notturna turistica, o rischiano di chiudere, come spesso accade. Ciò prevede la scomparsa di botteghe e attività commerciali, che rappresentano il tessuto culturale e la memoria storica di interi quartieri. A dimostrazione che il turismo di massa fa bene solo a chi può permetterselo, ovvero i ricchi rentier.

L’altro aspetto preoccupante è la totale assenza di politiche pubbliche volte ad orientare il turismo verso una dimensione sostenibile, capace di apportare reali benefici. 

In Italia 

Nel decennio in cui Dario Franceschini è stato Ministro della Cultura, il turismo di massa ha assunto un ruolo politico fondamentale all’interno dell’azione del ministro. Si è alimentata la cultura sopra riportata e non sono state adottate misure contro lo spopolamento dei centri storici, si è lasciato che Airbnb prendesse sempre più spazio attraverso una vera e propria azione di lobbying, unita a campagne pubblicitarie tipiche del c.d. marketing empatico

In soli cinque anni vi è stato un aumento del 553% degli alloggi Airbnb, il tutto avveniva nel mentre il resto dei Paesi europei (Spagna, Francia e Germania) adottavano politiche pubbliche volte ad affrontare la crisi abitativa e a tutelare i cittadini residenti dalle speculazioni delle multinazionali del turismo e dei rentier. In alcuni paesi, si è limitato il periodo durante il quale è consentito utilizzare gli immobili per affitti brevi. 

Su questo punto è recentemente intervenuto il prof. Alberto Lucarelli, ordinario di Diritto Costituzionale presso la Federico II di Napoli, il quale ha affermato che i comuni potrebbero adottare delle delibere costituzionalmente orientate e cercare di fare pressione sulle istituzioni nazionali affinché si affrontino concretamente i rischi della turistificazione.

Un cambio di paradigma 

I pericoli e gli effetti dell’overtourism – in cui possiamo includere anche i danni ambientali – non sono ancora trasparenti ai più, descritti tramite una narrazione distorta e univoca. Ma se è vero che il turismo può portare benefici economici, culturali e sociali, è altrettanto evidente che l’eccessivo afflusso di visitatori può mettere a repentaglio l’equilibrio delle comunità locali, minacciare il patrimonio culturale e creare disparità sociali. 

È imperativo adottare approcci sostenibili e strategie oculate per bilanciare la promozione del turismo con la conservazione delle risorse locali e la salvaguardia dell’identità culturale. L’industria turistica e le autorità locali devono collaborare per implementare politiche che proteggano le comunità ospitanti, preservino l’integrità del patrimonio e favoriscano un turismo responsabile. Solo attraverso un impegno congiunto e una gestione oculata sarà possibile garantire che il turismo continui a essere un motore di sviluppo senza compromettere irrimediabilmente le destinazioni e il benessere delle persone che le abitano.

Autori

Delia Starace

Delia Starace

Autrice

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