Una lunga giornata dedicata ai legami di amicizia, storia e radici comuni tra l’Italia e gli Stati Uniti d’America si è conclusa poche ore fa al Parco dei Principi Grand Hotel & SPA di Roma, che ha ospitato il grande evento “Two Flags, One Heart – Italia e Stati Uniti nel 2026” organizzato dalla media company “We the Italians“, realtà nata dieci anni fa sotto la guida del suo fondatore, Umberto Mucci, con l’obiettivo di ravvivare e rinnovare le relazioni tra il nostro Paese e la nutrita comunità di “italo-americani” (o più semplicemente “italiani”, come rivendicato in varie occasioni dalle generazioni di discendenti di italiani emigrati negli Stati Uniti nel corso dei secoli).
Una missione che, nel tempo, ha reso questa società un vero e proprio punto di riferimento mediatico e comunicativo per gli oltre venti milioni di abitanti di origini italiane che vivono nella nazione “a stelle e strisce”.
Organizzato nella cornice dei duplici festeggiamenti per gli ottant’anni dalla nascita della Repubblica Italiana e per i duecentocinquant’anni dalla Dichiarazione d’Indipendenza statunitense che si terranno il prossimo mese, l’evento di “We the Italians” si è diviso tra una conferenza stampa aperta al pubblico tenutasi nel corso della mattinata e una prestigiosa serata di gala che ha visto la partecipazione di oltre duecentocinquanta invitati e le premiazioni per il riconoscimento delle lodevoli attività e iniziative portate avanti nell’ambito delle relazioni italo-statunitensi.

I professionisti e le istituzioni tra Italia e Stati Uniti si confrontano
Numerosi i temi affrontati nel corso della conferenza stampa, caratterizzata dal susseguirsi degli interventi di tre distinti gruppi di relatori: dal valore economico-commerciale del legame tra Italia e Stati Uniti (stimato attorno ai centotrentasei miliardi di dollari in scambi e accordi tra i due paesi) alla promozione dei c.d. “sport americani” nel nostro Paese, con una particolare attenzione all’eccezionale risultato raggiunto dalla nazionale italiana di baseball, capace di giungere quarta agli ultimi World Baseball Classic e di battere superpotenze sportive del calibro di Porto Rico e – soprattutto – gli stessi Stati Uniti.
Nelle prime due sessioni di interventi, il parere condiviso tra gli ospiti che hanno preso la parola è stato il richiamo alla necessità di “una visione strategica, nonchè di squadra” da parte del sistema Italia nell’ambito delle proprie relazioni con il partner statunitense (che per il nostro Paese rappresenta circa il 10% delle esportazioni complessive a livello globale, nonchè il nostro primo mercato extra-europeo).
Relazioni che non si limitano al solo ambito commerciale, ma anche nello scambio di conoscenze e di competenze (in grado di arrivare anche in contesti apparentemente minoritari come quelli sportivi, come certificato anche dai progetti che vedono coinvolti il baseball e il football americano in Italia) e che si continuano a fondare – come osservato dal Managing Director di “We the Italians” Fabrizio Fasani, attorno a tre valori basilari: la “reputazione”, la “fiducia” e la visione sul “futuro”.

I relatori del terzo panel “Two Flags, One Heart”.
Da sinistra verso destra, l’Avv.Joseph Gulino (Vice Chair International , NIAF); la Direttrice Esecutiva della “US-Italy Fulbright Commission” Paola Sartorio; la presidentessa dell'”American Club Of Rome” Silvia Zamarripa; gli ideatori del progetto “In Sanguine Foedis – Nuovo Mondo” Germana Valentini e Francesco Andoli e la Vice-Direttrice del Centro Studi Americani, Giusy De Sio.
Da ultimo, infine, lo spazio per il ricordo delle radici che legano l’Italia alle fondamenta costitutive degli Stati Uniti d’America, che nella diaspora italiana avvenuta tra la fine del diciannovesimo e gli inizi del ventesimo secolo trovò ulteriore linfa vitale con cui porre le basi per la propria espansione e prosperità senza però cancellare – nonostante le diffidenze iniziali da parte statunitense verso i “nuovi arrivati” – quel legame profondo degli emigranti con la loro terra d’origine, un legame in molti casi tramandato di generazione in generazione e che porta oggi molti cittadini statunitensi di origini italiane a giungere nel nostro Paese a ricercare le tracce familiari dei propri antenati, un sentimento quest’ultimo sul quale l’Italia sta mettendo in campo importanti risorse nell’ambito della promozione e valorizzazione del c.d. “turismo delle radici”.
Un legame stratificato nel tempo, quello tra Italia e Stati Uniti, che deve continuare ad “andare oltre le difficoltà e gli stereotipi”, come osservato con enfasi dall’Avv. Joseph Gulino, Vice Chair International per la “National Italian American Foundation – NIAF” (in alto, NdA), che in merito ha condiviso la propria esperienza personale di cittadino statunitense di origine italiana attorno alla percezione ancora oggi in parte distorta della comunità italo-americana.