Una corte distrettuale a Washington D.C. sospende le sanzioni contro Francesca Albanese

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Si è aperto questa notte uno spiraglio di speranza attorno alla vicenda che da quasi un anno vede coinvolta in prima persona la Relatrice Speciale delle Nazioni Unite per i Territori Palestinesi Occupati, Francesca Albanese: da Washington D.C. , infatti, è arrivata la notizia della sospensione in via temporanea delle sanzioni economiche comminate alla giurista italiana nel luglio dello scorso anno dal Dipartimento di Stato statunitense guidato da Marco Rubio.

La decisione (che si vuole ribadire essere al momento temporanea) sancita da una delle corti distrettuali nel District Of Columbia rappresenta una svolta nell’ambito della causa intentata dalla famiglia della Albanese contro le sanzioni economiche che da quasi un anno vedono l’inviata delle Nazioni Unite fortemente limitata nella propria vita e sfera personale (con ricadute rilevanti anche nell’ambito familiare) e – in una prospettiva più ampia – può rappresentare un colpo all’aura di invulnerabilità di quella campagna denigratoria messa in atto negli Stati Uniti d’America (ma non solo) contro chi – attraverso il proprio lavoro sul campo – ha denunciato con completezza e autorevolezza quanto sta avvenendo negli ultimi anni in Palestina ad opera israeliana.


Le motivazioni della Corte distrettuale

Allegando una motivazione di circa ventisei pagine, il giudice distrettuale Richard J. Leon si è espresso in merito alla causa “L.C. v. TRUMP (1:26-cv-00688)” accogliendo la mozione presentata dai familiari della giurista originaria di Ariano Iripino e emettendo un’ingiunzione preliminare contro le sanzioni economiche emesse contro la stessa Albanese.

La causa era stata presentata lo scorso 25 febbraio dalla figlia minorenne (di cittadinanza statunitense, un dettaglio di importante rilevanza) e dal marito di Francesca Albanese – l’economista della Banca Mondiale, Massimiliano Calì – nei confronti del presidente Trump, del Segretario di Stato Marco Rubio, del Segretario all’Economia Scott Bessent e della oramai ex Procuratrice Generale degli Stati Uniti, Pamela Bondi.

Stando a quanto argomentato dal giudice distrettuale Richard J. Leon, l’inserimento di Francesca Albanese nell’elenco di persone soggette a sanzioni economiche ai sensi dell’Ordine Esecutivo 14203 (“Imposing Sanctions on the International Criminal Court”)[1] emesso dal presidente Trump il 6 febbraio dello scorso anno – ha rappresentato “una violazione del Primo Emendamento della Costituzione degli Stati Uniti”, quello sulla libertà di parola e di espressione.

Nello specifico, ha osservato il giudice Leon, l’operato di Marco Rubio ha avuto natura “punitiva verso l’espressione di un’idea non gradita” all’attuale amministrazione: la “raccomandazione” rivolta ai membri della Corte Penale Internazionale di perseguire legalmente quei cittadini statunitensi e israeliani accusati di crimini contro l’umanità e di genocidio in Palestina (come nel caso dei mandati d’arresto emessi contro il Primo Ministro Benjamin Netanyahu e l’ex Ministro della Difesa Yoav Gallant).
“Se la Albanese si fosse […] opposta all’azione della CPI” – così riporta il parere del giudice Leon – “non sarebbe stata inserita nell’elenco delle persone sanzionate ai sensi dell’Ordine Esecutivo 14203”.

In aggiunta, nel parere del giudice distrettuale Leon si osserva come il Primo Emendamento della Costituzione statunitense debba applicarsi anche nella persona della Albanese, pur non essendo quest’ultima cittadina statunitense e pur non trovandosi a risiedere in suolo statunitense, per via dei suoi “legami sostanziali con gli Stati Uniti d’America”, nazione in cui ha vissuto e lavorato, dove ha acquisito beni e servizi e – soprattutto – dove ha dato alla luce una figlia che si ritrova a dover affrontare l’impatto quotidiano delle sanzioni alle quali è sottoposta la madre.


Note e ulteriori riferimenti

[1] Per approfondire in merito, si rimanda a The White House, “Imposing Sanctions on the International Criminal Court” (06/02/2025, data di ultima consultazione 14/05/2026)

Nell’immagine di copertina: “Uno scatto del 16 luglio 2025 che ritrae Francesca Albanese alla “Conferencia de emergencia sobre Palestina” a Bogotá, in Colombia (fotografia di Andrea Puentes).
Fonte immagine: Fotografía oficial de la Presidencia de Colombia/Flickr (opera di pubblico dominio)

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