
Fonte immagine: Waffleiron692/Wikimedia Commons (opera propria, licenza d’uso CC BY-SA 4.0)
Nel cuore della notte di martedì scorso, lo scrutinio dei voti per le primarie del Partito Repubblicano nello stato del Kentucky ha sancito un risultato significativo: nel Quarto Distretto congressionale dello Stato (KY-4), infatti, l’attuale rappresentante Thomas Massie è stato sconfitto dal nuovo candidato indicato dal partito e dalla Casa Bianca, l’ex Capitano dei reparti NAVY Seals Ed Gallrein.
Un risultato giunto con uno scarto non eccessivamente ampio, dove a dividere i due contendenti sono stati poco più di diecimila voti di differenza a favore del sessantottenne nativo di Shelbyville: basti pensare infatti a come, negli ultimi giorni di campagna elettorale, il Segretario alla Guerra Pete Hegseth si sia recato personalmente nel Kentucky per offrire il supporto politico e personale a Gallrein.
Ma per quale motivo l’attenzione degli Stati Uniti (e non solo) è stata rivolta in un’area di territorio con poco più di 750,000 abitanti e poco più di 308,000 Repubblicani iscritti al voto?
Perché la sconfitta di Thomas Massie passerà agli annali per essere stato il risultato delle primarie più costose di sempre nella storia statunitense, con una cifra spesa stimata attorno ai trentadue milioni di dollari da parte dei donatori e dei c.d. “super PAC” [1] per finanziare e sostenere la corsa di Gallrein.
Un record che ha spostato di gran lunga l’asticella rispetto al precedente “primato” del 2024 appartenuto all’ex rappresentante democratico Jamaal Bowman e, dietro di lui, alla collega Cori Bush [2].
L’elemento che accomuna i tre rappresentanti del passato e del presente? La loro netta presa di posizione contro l’influenza delle lobbies filo-israeliane all’interno del Congresso statunitense e nell’agenda-setting della politica estera della Casa Bianca.
Da ultimo, quasi a risultare un’aggravante nel caso di Thomas Massie, il suo operato al Congresso e nei confronti dell’opinione pubblica lo ha reso una dolorosa spina nel fianco di Donald Trump (come nel caso della pubblicazione degli “Epstein Files“) e del sistema di potere neo-conservatore nel corso di varie occasioni.
Gli ultimi sette mesi al Congresso per Thomas Massie – Un riepilogo
Fonte immagine: House Creative Services/Wikimedia Commons (opera di dominio pubblico)
“Avrei annunciato la mia sconfitta prima, ma ho dovuto chiamare il mio avversario…e ci è voluto un po’ per trovare Ed Gallrein a Tel Aviv”
(Thomas Massie a Hebron, Kentucky, 20/05/2026)
Con la sconfitta sancita dal voto di ieri, a Thomas Massie (a destra, NdA) restano solo sette mesi di lavoro all’interno della Camera dei Rappresentanti statunitense prima di dover lasciare il proprio seggio – tenuto per quattordici anni consecutivi da quando venne eletto nel 2012 – al vincitore della contesa che a novembre si terrà tra Ed Gallrein e la candidata democratica Melissa Strange.
Il risultato definitivo del voto del Quarto Distretto congressuale del Kentucky ha visto Gallrein vincere con il 54,9% dei voti a fronte del 45,1% raggiunto da Massie. Un margine di dieci punti percentuali, sul quale il voto postale – nel distacco di diecimila voti circa tra Gallrein e Massie – ha giocato un ruolo decisivo.
Eppure, nonostante la sconfitta, Thomas Massie ha esordito con ironia dinnanzi ai numerosi presenti nel quartier generale allestito nella cittadina di Hebron (KY) e nel discorso con cui ha concesso la vittoria all’avversario ha mantenuto la propria compostezza anche a fronte di un risultato avverso, non senza lanciare delle frecciate ben mirate.
Un commento sardonico, quello rilasciato sul palco di Hebron da Massie, ma che certifica la storia recente di questi sette mesi di campagna elettorale in cui il rappresentante libertario è stato bersagliato dai violenti attacchi del presidente Donald Trump, il quale si è speso in prima persona nel sostegno a Gallrein (novembre 2025) e per far buttare fuori “il più inaffidabile e il peggior membro del Congresso della storia del nostro Paese” [3].
Ma più della “furia” di Trump verso un suo rappresentante “ingrato” e “sleale” ad avere l’impatto più energico è stata la macchina da guerra politica e mediatica mossa dalla grande alleanza tra sionisti, evangelici e neo-conservatori statunitensi che anima la quasi totalità del Grand Old Party al pari di un’ampia porzione della società “a stelle e strisce”.
Tra il gennaio e il febbraio scorso, infatti, a poca distanza dalla pubblicazione della quinta parte degli “Epstein Files” [4], ha avuto inizio una campagna fatta di inserzioni pubblicitarie e annunci televisivi dai toni molto critici e aggressivi nei confronti dell’operato (ma anche della persona stessa) di Massie.
Una campagna finanziata – stando alle informazioni fornite in questi mesi da Thomas Massie e riscontrabili dai dati della Federal Electoral Commission (FEC) – attraverso ingenti contributi donati da imprenditori e personaggi pubblici del calibro di Miriam Adelson (moglie del defunto Sheldon Adelson) e Paul Singer, portata avanti da gruppi di pressione come l’AIPAC (American Israel Public Affairs Committee) e da “super PAC” del calibro dello United Democracy Project (UDP), dell’RJC Victory Fund (affiliato alla Republican Jewish Coalition) e del MAGA KY.
Note e ulteriori riferimenti
[1] Per “super PAC” (Political Action Committee) si intendono quei gruppi e organizzazioni formalmente indipendenti in grado di raccogliere fondi volti ad influenzare l’opinione pubblica a sostegno (o in opposizione) di un determinato candidato o partito politico.
Sorti grazie a due sentenze emesse dalla Corte Suprema statunitense nel 2010, la differenza sostanziale dei “super PAC” rispetto ai normali comitati politici (vincolati a norme molto stringenti per il finanziamento di un candidato o di un partito) sta nella capacità di poter raccogliere cifre illimitate da individui, aziende o sindacati, purché non si trovino ad essere in conflitto d’interessi con il candidato o il partito sostenuto.
[2] Nelle primarie del Partito Democratico per le elezioni di metà mandato del novembre 2024, sia il candidato per lo stato di New York che la candidata per lo stato del Missouri persero il loro seggio da Rappresentante in seguito alle sconfitte da questi subite.
L’elemento comune nei casi di Bowman e di Bush (come in quello di Thomas Massie) fu l’intervento energico in campagna elettorale da parte dei gruppi e delle organizzazioni filo-israeliane per estromettere dalle elezioni i due candidati reputati ostili.
Jamaal Bowman non venne riconfermato nelle primarie per il distretto NY-16 del 25 giugno 2024, sconfitto dal candidato George Latimer sostenuto attivamente dall’AIPAC, dal “super PAC” United Democracy Project (UDP) e dai contributi di altri donatori e organizzazioni filo-israeliane, che arrivarono a spendere una cifra vicina ai venticinque milioni di dollari per portare alla vittoria Latimer.
Poche settimane dopo, il 6 agosto 2024, fu la volta della sconfitta di Cori Bush nelle primarie per il distretto MO-01, sconfitta da Wesley Bell. Nel suo caso, la Bush denunciò il ruolo avuto in campagna elettorale dalle lobbies filo-israeliane, arrivate a spendere una cifra vicina ai quindici milioni di dollari in favore del suo avversario.
[3] In uno degli ultimi messaggi pubblicati dal presidente Donald Trump sulla propria piattaforma Truth prima del voto, Thomas Massie veniva altresì descritto con ulteriori epiteti denigratori (“depravato”, “perdente”, “fallito”).
Si rimanda a @realDonaldTrump/Truth (17/05/2026, data di ultima consultazione 21/05/2026).
[4] La pubblicazione dei c.d. “Epstein Files”, che hanno documentato la fitta rete criminale di potere, informazioni e spionaggio costruita attorno alla figura del finanziere pedofilo Jeffrey Epstein, è stata resa possibile grazie all’intervento legislativo bipartisan di Thomas Massie con il suo collega democratico Ro Khanna, firmatario della proposta di legge “Epstein Files Transparency Act” approvata dal Congresso tra il 18 e il 19 novembre 2025 e successivamente controfirmata dallo stesso Trump.
A distanza di mesi, dopo la pubblicazione di sei corpose parti della documentazione (l’ultima nel marzo di quest’anno) che nonostante tutto corrispondevano soltanto alla metà dell’ammontare complessivo di documenti in possesso delle autorità federali, l’avvicendamento al Dipartimento di Giustizia del Procuratore Generale Todd Blanche in sostituzione di Pam Bondi dello scorso 2 aprile sembra aver messo la parola fine sull’argomento, con l’invito di Blanche ad “andare oltre”.
NdA: L’immagine di copertina è stata realizzata con l’utilizzo di software di creazione immagini IA di Dezgo su input testuale dell’autore del presente articolo.
