Un’intervista per capire cosa pensano i sindacati degli scioperi repressi dalle forze dell’ordine

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In un’Italia dove non sembra più possibile scendere per strada – seppur pacificamente – per mostrare dissenso o per vedersi riconosciuti dei diritti che per legge dovremmo già avere garantiti, un coordinatore del SI Cobas, Piero Aloisi, ci racconta di come anche per i sindacati sia un grosso problema.

Soprattutto dopo gli ultimi fatti di Monza, dove degli operai in sciopero perché la fabbrica aveva licenziato 8 lavoratori iscritti al sindacato, sono stati presi a manganellate. Voler avere dei diritti sul lavoro mette a rischio licenziamento o vessatorio. Scendere in strada a protestare, mette a rischio manganelli o addirittura sanzioni economiche da parte dei datori di lavoro ai dipendenti che aderiscono. E le donne, già obiettivamente malviste in molti contesti lavorativi, ancor più scoraggiate.

Abbiamo intervistato Piero, e le sue parole ci arrivano forti mentre prova a far chiarezza.

«Possiamo dire che la condizione dei lavoratori varia da azienda e azienda; in molti casi dove i rapporti di forza sono a favore dei lavoratori ( percentuale elevata di lavoratori iscritti al sindacato, elevata combattività, ecc), le condizioni migliorano economicamente e lavorativamente già dopo i primi tavoli di trattativa. Dove invece i rapporti di forza non sono favorevoli, i lavoratori che si iscrivono a sindacati di lotta possono subire ritorsioni, sino ad arrivare al mobbing, dipende dalle sigle sindacali: abbiamo visto lavoratori costretti a sottoscrivere tessere sindacali per avere il rinnovo del contratto a tempo determinato o per avere la trasformazione di tale contratto a tempo indeterminato.

Per quanto riguarda le donne iscritte, sicuramente subiscono una condizione vessatoria maggiore e di conseguenza maggior timore a iscriversi a sindacati combattivi, ma quando ciò avviene danno dimostrazione di determinazione superiore a quella dei lavoratori (ne sono prova le lotte delle lavoratrici di italpizza iscritte al SI COBAS) abbiamo a oggi molti più iscritti uomini, nonostante l’impegno della nostra o.s. nella lotta alla questione di genere.

Per quanto riguarda il diritto allo sciopero assolutamente non è tutelato. Si tutela sicuramente la parte datoriale. Ultimi in ordine temporale procedimenti disciplinari a lavoratori che erano solamente coinvolti in iniziative di scioperi nazionali. In molte situazioni si provano a reprimere gli operatori sindacali con denunce e procedimenti; sui lavoratori spesso si abbattono provvedimenti disciplinari e sanzioni di futile natura volti solo a intimorirli senza reali giustificazioni (abbiamo avuto casi di lavoratori contestati solo perché mangiavano una mela o perché facevano la spesa per le mogli incinte, o per accompagnare i figli in ospedale), ma in tutti questi casi con una degna difesa sindacale abbiamo rigettato i provvedimenti e i lavoratori sono ancora occupati. In moltissimi casi su tutta la pianta nazionale le forze dell’ordine sono intervenute per interrompere le nostre iniziative, seppur pacifiche e con il solo interesse di veder tutelati i lavoratori applicando le leggi. Nel nostro libro, “carne da macello” vengono descritte molte delle nostre lotte, oppure potete trovare i nostri comunicati sulle pagine Si Cobas Napoli e Si Cobas Nazionale».

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