Andy Burnham e la nomina con cui “cambiare tutto per non cambiare nulla”

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Da questa mattina è ufficiale l’avvicendamento a 10 Downing Street tra Keir Starmer e il nuovo Primo Ministro del Regno Unito, l’ex sindaco della Greater Manchester Andy Burnham eletto alla Camera dei Comuni pochi mesi fa dopo la vittoria a maggio delle elezioni suppletive del collegio di Makerfield.

Fonte immagine:Number 10/Flickr (fotografia di Lauren Hurley / No 10 Downing Street, licenza d’uso CC BY-NC-ND 4.0)

Dopo poco più di due anni (record in negativo per il Partito Laburista, con il governo più breve di sempre), si chiude così l’ennesima travagliata fase della politica britannica di questo ultimo decennio, tra la “commozione” dell’uscente Starmer (che nasconde le gravi responsabilità del suo governo laburista nell’attuale crisi sociale del Paese e nel suo prestigio internazionale) e gli applausi dei suoi collaboratori e delle persone accorse in giornata davanti all’ingresso della residenza del Primo Ministro.

A sostituire l’uscente Starmer, è ora la volta di Andy Burnham, settimo ministro britannico nominato in poco più di dieci anni tra i regni di Elisabetta II e del figlio Carlo III e figura dalla lunga carriera e militanza all’interno del Partito Laburista.


Andy Burnham e il bacino neo-liberale del “New Labour”

Se di recente ci si era soffermati nel presentare una panoramica sulla crisi che da anni attanaglia il Partito Laburista e che in Starmer ha avuto una “naturale prosecuzione” (nonché degenerazione) fino alla sua inevitabile fuoriuscita da 10 Downing Street (QUI il link), nel caso del nuovo Primo Ministro britannico le premesse non sono incoraggianti: tralasciando il precedente rimando alla travagliata instabilità della politica britannica (i cinquanta giorni di premierato della conservatrice Liz Truss ne sono un esempio) e alla decrescente partecipazione politica della popolazione (soltanto il 60% degli aventi diritto si è recato a votare alle ultime elezioni generali del 2024) anche nel caso di Burnham si osserva infatti l’affermazione di un membro del c.d. “New Labour”, ovvero la corrente neo-liberale del partito che negli anni Novanta ha prevalso nel processo di trasformazione interna dei laburisti e che in Tony Blair ha visto il suo esponente più influente e carismatico.

Quella stessa corrente che nei cinque anni di Jeremy Corbyn alla guida del partito (2015-2020), nei quali si ha avuto un netto ritorno alle origini socialdemocratiche in chiara rottura con l’impronta blairiana, lavorò alacremente per rimuovere la minaccia di una svolta radicale a sinistra, come appurato da importanti inchieste giornalistiche britanniche che hanno identificato l’artefice del progetto di graduale ridimensionamento e allontanamento di Corbyn dal partito (concretizzatosi nelle elezioni del 2024, quando Corbyn confermò il proprio seggio elettorale di Islington North da indipendente), nell’allora stratega delle campagne elettorali del Labour Morgan McSweeney.

In poche parole, l’uomo che tra il 2017 e il 2020 pianificò meticolosamente l’ascesa del “blairiano” Keir Starmer alla guida dei laburisti a discapito dello stesso Corbyn – dimissionario dopo la sconfitta nelle elezioni del 2019 e che lo portò alla vittoria contro i Tories nelle elezioni generali del 2024.
Un risultato per il quale McSweeney venne “premiato” da Starmer con la nomina a Capo di Gabinetto del suo governo, un incarico dal quale però dovette dimettersi l’8 febbraio scorso.
Il motivo delle sue dimissioni, che rappresenta anche l’anello di congiunzione tra McSweeney e Keir Starmer? La sua florida amicizia pluriventennale con Lord Peter Mandelson, che portò McSweeney a caldeggiarne la nomina per l’ambasciata britannica negli Stati Uniti d’America suggerendola con convinzione proprio all’ex Primo Ministro Starmer.


Il “nuovo corso” che non si vede

Con l’ingresso di Andy Burnham a 10 Downing Street, ha avuto seguito anche la formazione del suo nuovo esecutivo che rappresenta un ulteriore motivo di perplessità attorno al nuovo governo britannico in partenza: esaminando le nomine del governo Burnham, infatti, ha più senso parlare di un importante rimpasto governativo che di un effettivo rinnovamento laburista.
Pur non essendo mancate delle fuoriuscite rilevanti di figure molto vicine a Keir Starmer come quella dell’ex Ministro degli Esteri David Lammy o dell’ex Cancelliere dello Scacchiere Rachel Reeves, il nuovo Primo Ministro ha optato per un approccio pragmatico volto a non movimentare eccessivamente l’assetto dell’esecutivo e a mantenere alcune tra le personalità di spessore del precedente governo anche se con altri incarichi e funzioni.

Tra le nomine di Burnham emergono inoltre alcune mosse molto significative anche per le dinamiche interne al Partito Laburista di questi ultimi mesi: l’ex Ministro della Difesa del governo Starmer John Healey, che si era dimesso in protesta con Starmer dopo la debacle del partito alle elezioni locali di maggio, prende il posto della Reeves al Ministero del Finanze come nuovo Cancelliere dello Scacchiere.
Contemporaneamente, il posto vacante alla Difesa viene ricoperto dall’ex Ministro della Salute Wes Streeting – anch’egli dimessosi dopo le elezioni di maggio e a lungo tra i potenziali candidati alla guida del Labour prima dell’arrivo di Burnham – mentre il suo incarico viene assunto dall’ex Ministro degli Esteri Yvette Cooper (con l’ex guida del Partito Laburista tra il 2010 e il 2015 Ed Milliband che ne prende il posto al Foreign Office).
Il solo Ministero chiave del governo Starmer ad essere confermato dal nuovo Primo Ministro è quello degli Interni guidato da Shabana Mahmood mentre al Ministero per l’Edilizia c’è spazio anche per il rientro di Angela Rayner nello stesso incarico assunto durante il governo Starmer (si era dimessa il 5 settembre 2025 per una sospetta evasione fiscale dalla quale è stata scagionata nel maggio di quest’anno).

Fonte immagine: Number 10/Flickr (fotografia di Lauren Hurley / No 10 Downing Street, licenza d’uso CC BY-NC-ND 4.0)

Fonte immagine di copertina: Number 10/Flickr (fotografia di Lauren Hurley / No 10 Downing Street, licenza d’uso CC BY-NC-ND 4.0)

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