Le armi storiche di Castel Sant’Angelo tornano visibili al pubblico con “Panopliae”

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Prosegue a Castel Sant’Angelo la riapertura al pubblico di importanti sale rinnovate nonché restaurate all’interno del grande complesso monumentale capitolino che si trova a pochi passi da Via della Conciliazione: dopo gli annunci riguardanti i restauri delle Sale Farnesiane e delle Sale Cambellotti (con quest’ultime che faranno da sfondo alla mostra dedicata all’artista Duillio Cambellotti fino al prossimo 6 settembre), infatti, dallo scorso 20 giugno è parzialmente aperta al pubblico anche l’Armeria Superiore di Castel Sant’Angelo con l’esposizione “Panopliae – Armi, Ingegno e Potere a Castel Sant’Angelo” che raccoglie una cospicua parte del patrimonio di armi, armature, elmi ed oggetti custodito all’interno della fortezza nel corso dei secoli.

Realizzata dal Direttore di Castel Sant’Angelo e dell’Istituto Pantheon, Luca Mercuri, in compartecipazione con lo storico dell’Arte Mario Scalini, tra i maggiori studiosi delle armi antiche, la mostra si sviluppa attorno alle cinque sale dell’Armeria Superiore e offre un ricco percorso dal grande valore storico-artistico nel quale i visitatori possono ritrovarsi di fronte a uno scorcio della storia ultramillenaria che ha coinvolto la città di Roma, il potere temporale del Papato, l’Italia e non solo, attraverso un’accurata selezione esposta all’interno di Castel Sant’Angelo.


L’Arte della Guerra nel tempo e nella Storia

In questa esposizione le opere presenti tornano a vedere la luce dopo un importante lavoro di restauro e – soprattutto – dopo essere rimaste per decenni all’interno dei depositi, offrendo ai visitatori la possibilità di osservare in prima persona lo sviluppo dell’arte militare nel corso della Storia: dalla coppia di elmi corinzi datati tra il VI e il V secolo a.C (e che rappresentano i manufatti più antichi presenti in catalogo) alle numerose e possenti armature in ferro di epoca medioevale passando per le armi ad asta e per i primi esempi di armi da fuoco del Rinascimento (come archibugi e moschetti) fino a giungere ai manufatti d’epoca risorgimentale, tra i quali si segnala la presenza della scatola per il revolver donata a Giuseppe Garibaldi dalla scrittrice Caroline Gilford Phillipson nel 1864.

Eppure descrivere la mostra come un percorso storiografico incentrato sullo sviluppo delle armi apparrebbe quantomeno riduttivo: il nome stesso di questa esposizione, infatti, ci offre una chiave di lettura più ampia, dal momento che la panoplia deriva dal termine greco antico πανοπλία” con il quale veniva indicata l’armatura completa di un oplita greco ma anche – in particolar modo in epoca romana e in quella medioevale – “l’insieme di armi decorative” appartenenti a un soldato.

In “Panopliae” non sono presenti soltanto dei reperti militari, ma si può osservare lo sviluppo delle armi in chiave “tecnologica” e – allo stesso tempo – si diventa altresì partecipi della Storia “raccontata” da quegli stessi manufatti.
Le armi, le armature e gli oggetti presenti nella mostra non vengono infatti ridotti a frammenti del passato, ma sono in grado di “raccontare” anche la storia di coloro che li possedevano e utilizzavano anche in contesti estranei alle battaglie campali.
Nella mostra, ad esempio, si possono osservare numerosi reperti dai quali è possibile dedurre anche il differente rango e status sociale di chi li possedeva, nel divario tra i milites, gli appartenenti della piccola o media nobiltà o i membri delle grandi famiglie nobiliari italiane e romane (Sforza, Medici, Farnese, Colonna, Orsini, solo per menzionarne alcune), come nel caso delle armature da giostra d’epoca medioevale (in alto a sinistra, NdA) esposte tra le sale dell’Armeria Superiore di Castel Sant’Angelo.

Le armi, in antichità, rappresentavano infatti anche uno dei mezzi con cui mostrare la propria autorità e il proprio potere all’interno della società.

Fonte immagine di copertina: Museo Nazionale di Castel Sant’Angelo/Facebook

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