La nuova preoccupante proposta di legge di FdI per rimpatri

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Lo scorso mercoledì, 8 luglio, alla Camera dei Deputati alcuni membri di FdI hanno presentato una nuova proposta di legge – illustrata dal capogruppo Galeazzo Bignami – riguardante i cittadini stranieri condannati e residenti in Italia. 

I deputati di FdI hanno più volte sottolineato, sia in conferenza stampa che nel testo, come la proposta sia una risposta alla – secondo loro – crescente necessità di tutelare la sicurezza pubblica. Bignami ha sottolineato anche la possibile funzione della legge come soluzione al problema del sovraffolamento carcerario. 

La formulazione punta a introdurre il trasferimento come modalità ordinaria di esecuzione della pena per i cittadini di Paesi terzi, purché condannati in via definitiva a oltre un anno di reclusione. La pena dovrebbe essere, secondo la proposta, scontata nello Stato di cittadinanza. Il tutto, senza che sia necessario il consenso del condannato.

Il testo prevede, inoltre, il divieto di reingresso in Italia, ampliando le casistiche di revoca della cittadinanza italiana acquisita per chi sia condannato per determinati reati di particolare gravità, pur nel rispetto del divieto di apolidia. 

Come dichiarato dallo stesso Bignami, la precedente normativa europea che disciplinava la questione non consentiva di procedere al rimpatrio di cittadini stranieri condannati per fatti riconducibili a pene superiori ad un anno. Secondo la normativa di cui sopra, era per altro necessario il consenso della persona interessata. 

Bignami collega questa proposta – che dovrà basarsi sulla stipula di accordi bilaterali con i Paesi d’origine – con il riconoscimento dei Paesi sicuri individuati dall’Unione europea all’interno del Nuovo Patto sulla Migrazione e l’Asilo, entrato in vigore il 12 giugno scorso. 

Secondo i deputati di FdI questa proposta sarebbe, in aggiunta, una degna risposta al tema del sovraffolamento carcerario. 

Il contenuto dell’ipotetica legge sembra tuttavia essere molto più complesso di come è stato presentato. Il trasferimento “automatico”, potrà avvenire – come precisa già il testo – soltanto nel rispetto del diritto internazionale e degli accordi bilaterali o multilaterali applicabili. Senza la cooperazione dello Stato di cittadinanza, il rimpatrio non potrà quindi essere disposto. L’automatismo annunciato in conferenza stampa dipende perciò da condizioni esterne che il legislatore italiano non è in grado di controllare.

Anche il collegamento con il tema dei “Paesi sicuri” appare tutt’altro che lineare. La nozione di Paese sicuro elaborata nel diritto dell’asilo serve a valutare, entro certi limiti, l’esame delle domande di protezione internazionale e non certifica automaticamente che uno Stato garantisca condizioni detentive conformi agli standard imposti dalla Convenzione europea dei diritti dell’uomo. Non a caso, la stessa proposta mantiene la possibilità di opporsi al trasferimento quando esista un concreto rischio di trattamenti inumani o degradanti, di pena di morte o di un grave pregiudizio familiare, riconoscendo implicitamente che non tutti i Paesi di destinazione offrono le medesime garanzie.

Il testo introdurrebbe anche una significativa novità sul piano del diritto penale, prevedendo che una condanna superiore a un anno costituisca presunzione di pericolosità sociale. Si tratta di una scelta che trasforma una valutazione normalmente individuale in un automatismo legislativo, rafforzando l’idea che la nazionalità del condannato rappresenti un elemento centrale nella gestione della pena.

Un ulteriore profilo critico riguarda la cittadinanza. L’ampliamento dei casi di revoca interessa esclusivamente la cittadinanza acquisita e non quella posseduta dalla nascita. Ciò significa che due cittadini italiani condannati per il medesimo reato potrebbero essere soggetti a conseguenze diverse esclusivamente in ragione delle modalità con cui hanno ottenuto la cittadinanza, alimentando il doppio standard presente in materia di cittadinanza.

Bisogna chiedersi se il trasferimento dei detenuti stranieri possa realmente rappresentare una risposta al sovraffollamento carcerario. La proposta individua nei rimpatri uno strumento per alleggerire gli istituti penitenziari italiani, ma non interviene sulle principali cause strutturali del fenomeno, come la carenza di posti disponibili, il ricorso alla custodia cautelare e le politiche sanzionatorie. 

Più che una riforma del sistema penitenziario il testo sembra voler spostare, ancora una volta, un problema oltre i confini nazionali, facendo della nazionalità il principale criterio attorno al quale costruire una nuova politica securitaria.

Autore

Giulia Ferrari

Giulia Ferrari

Autrice

Nata a Brescia, trapianta a Bologna per qualche anno, un po’ sradicata per scelta. Già con le valigie pronte per il prossimo altrove. Laureata in Sviluppo e cooperazione internazionale, sto aspettando di capire dove finirò tra qualche mese. Scrivo di persone, movimenti e diritti, cercando di dare spazio a ciò che spesso resta ai margini, ma soprattutto per mettere ordine nel caos, mio e del mondo. Quando non leggo o non faccio l’ennesimo trasloco, mi trovi con un caffè in mano a inseguire storie che valgono la pena di essere raccontate

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