Dal «Non expedit» al «Concordato»: come si sono regolati i rapporti Stato-Chiesa dall’Unità d’Italia ad oggi

In queste ore, chiunque entri su un qualsiasi social network, sta incontrando il termine «Concordato», messo lì spesso senza una contestualizzazione. Questo termine, che sembra avere una connotazione esclusivamente da libro di storia e non appartenere a questa epoca, è riemerso con forza in seguito ad una notizia che ha scosso l’opinione pubblica: la Chiesa cattolica sostiene, fondamentalmente, che il Ddl Zan violi alcune libertà garantite dall’accordo del 1984. Questo accordo, però, non è certo l’unico tentativo di normalizzazione delle relazioni tra Stato e Chiesa. Vediamo quali sono stati i momenti più importanti nella storia di questi rapporti dal 1861 – data dell’Unità d’Italia – ad oggi.

La «Legge delle Guarentigie» e il «Non expedit»

È il 1864 quando Papa Pio IX, a fronte di un nascente movimento operaio, assume una posizione di netta opposizione con l’enciclica Quanta cura. Con questa, lo scontro tra cultura laica e la Chiesa cattolica conosce il suo culmine: l’enciclica infatti condannava tutto ciò che per il Papa era un "errore", come il socialismo, il liberalismo, il principio di laicità dello Stato e la sovranità del popolo.

Capiamo già da questa posizione che, quando l’Unità d’Italia doveva essere completata, un ostacolo particolarmente difficoltoso era costituito dal tentativo di mediazione proprio con Pio IX: non poteva funzionare il principio ripreso da Cavour di Libera Chiesa in libero Stato, che proponeva quindi alla Chiesa di continuare a esercitare il potere spirituale, perdendo però quello temporale.

Un primo tentativo di compromesso Stato – Chiesa avvenne poco dopo la Presa di Roma: la legge, del 13 maggio 1871, passò alla storia come «Legge delle Guarentigie». Queste guarentigie, ovvero garanzie, assicuravano al Papa un’assoluta libertà di manovra nell’esercitare il potere temporale (ma anche il diritto di tenere un corpo di guardie armate, principio di extraterritorialità per i palazzi del Vaticano, libertà di comunicazioni col resto del mondo).

Nonostante le libertà garantite, l’ostilità di Pio IX non cessò affatto: al 1874 risale infatti il «non expedit» («non conviene»), principio col quale il Papa diceva che non era opportuno che i cattolici partecipassero alla vita politica del Paese. Un vero e proprio divieto che mirava a frammentare un Paese che, invece, era da poco stato unificato.

Mussolini e i «Patti Lateranensi»

La Chiesa, nell’ottica di una rifondazione totale della società da parte di Mussolini, poteva costituire un ostacolo. Rivoluzionare l’Italia partendo proprio dalle fondamenta dunque, non poteva prescindere da un accordo con la Chiesa Cattolica. Si arriva, dopo circa due anni e mezzo di trattative, all’11 febbraio 1929, quando Mussolini e il Cardinal Gasparri – segretario di Stato vaticano – si incontrano per firmare i Patti. Cosa prevedono?

Si articolano in 3 punti: un trattato col quale si dichiarava ufficialmente finita la «questione romana» e la Santa Sede riconosceva lo stato italiano e Roma come sua capitale; una convenzione finanziaria in cui si regolavano le quantità di denaro che lo Stato avrebbe garantito alla Chiesa; un concordato, che regolava i rapporti Chiesa – Stato, andando a colpire il carattere laico dell’Italia, come il crocifisso in tutti gli spazi pubblici, l’insegnamento a scuola della religione cattolica, il cattolicesimo come religione di Stato.

Il Vaticano ne uscì rafforzato e, nonostante Mussolini avesse deciso di sciogliere tutte le associazioni giovanili non fasciste, fece sopravvivere tutte quelle dipendenti dall’Azione Cattolica. La Chiesa ripartì proprio da loro, ma non in ottica di opposizione al Regime: educò secondo i propri principi una nuova generazione che, nella loro speranza, un giorno avrebbe governato il Paese al posto della dittatura. Cosa che, puntualmente, accadde.

L’«accordo di Villa Madama», o il «Nuovo concordato»

I Patti Lateranensi furono riconosciuti anche dalla Costituzione, precisamente nell’Articolo 7:

Lo Stato e la Chiesa cattolica sono, ciascuno nel proprio ordine, indipendenti e sovrani. I loro rapporti sono regolati dai Patti Lateranensi. Le modificazioni dei Patti, accettate dalle due parti, non richiedono procedimento di revisione costituzionale.

Proprio in base a questo articolo, nel 1984, Craxi, allora Presidente del Consiglio si accordò con Agostino Casaroli per una revisione del concordato di questi Patti, che furono snelliti da 45 a 14 articoli. Fino al 1984, di fatto, la religione cattolica era la religione di Stato: a Villa Madama, si decise invece di rimuovere questa clausola e rendere l’ora di religione facoltativa nelle scuole. Questo accordo risente anche degli echi del Referendum sul Divorzio, quindi cambia anche il carattere del matrimonio che perde il suo principio di sacramento indissolubile, previsto nei precedenti Patti.

I molti che sostengono, anche alla luce di questi patti, e di tutto ciò che è avvenuto in Italia dal secondo dopoguerra ad oggi, una totale laicità dello Stato italiano, si sono schierati contro l’intervento della Chiesa. E si continua a fare appello a un principio di netta separazione che però, in molti casi, rischia di essere solo formale.

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