Lo spazio Schengen rimane bloccato tra Italia e Spagna

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A poche ore dal termine dei trenta giorni di sospensione del Trattato di Schengen tra Italia e Spagna, il Ministro dell’Interno italiano Matteo Piantedosi ha annunciato questa mattina la proroga per altre due settimane dei controlli di sicurezza per i cittadini provenienti da paesi terzi in arrivo dalla Spagna.
Una decisione “necessaria” – come affermato oggi dallo stesso ministro italiano alla stampa con la speranza di una futura “normalizzazione della situazione” – giunta al termine di una telefonata tra Piantedosi e il suo collega spagnolo Fernando Grande-Marlaska alla luce del perdurare delle criticità presenti al momento nell’enclave spagnola di Ceuta: stando a quanto riportato da fonti del governo italiano, infatti, al momento a Ceuta risulterebbero ancora presenti “tra le cinque e le diecimila persone” che non hanno fatto rientro in Marocco.

A breve distanza dall’annuncio, anche la Spagna ha a sua volta prorogato di altre due settimane i controlli di sicurezza per i cittadini provenienti dall’Italia, misura che nel territorio iberico era entrata in vigore dallo scorso 8 agosto. 

Fonte immagine: Anarkangel / Wikimedia Commons (opera propria, licenza d’uso CC BY-SA 3.0)


La crisi di Ceuta – Un breve riepilogo

La misura era stata annunciata il mese scorso dal Presidente del Consiglio Giorgia Meloni in seguito ai drammatici eventi tra il 30 e il 31 luglio, quando le città spagnole di Melilla e Ceuta (in alto, NdA) erano divenute teatro dell’arrivo illegale di decine di migliaia di migranti provenienti dal Marocco, che avevano attraversato i confini terrestri e marittimi con i territori spagnoli.
Una traversata che – stando alle stime definitive rese note dalle autorità spagnole nei giorni seguenti – aveva visto coinvolte circa settantaduemila persone e per la quale erano morte tra le cento e le centoundici persone (cento in Spagna e le restanti in Marocco).

Le immagini e le riprese di quelle ore avevano portato il governo del Primo Ministro spagnolo Pedro Sanchez, fortemente contestato sia dalla popolazione locale che dai partiti di destra (Partido Popular e Vox), a mobilitare l’esercito nell’area per aiutare le forze di polizia locali a gestire l’emergenza.
Nelle prime giornate di agosto, le autorità spagnole avevano annunciato di aver quasi completato il rientro dei migranti giunti a Ceuta, tra chi aveva volontariamente fatto ritorno in Marocco e chi era stato riportato indietro dai soldati e dalle forze di polizia iberiche.


I risultati dopo la crisi di Ceuta – La destra spagnola contro Pedro Sanchez

Dati che sono stati oggetto di critiche e contestazione da parte dei partiti della destra spagnola, i quali ritengono che Pedro Sanchez e il suo governo abbiano sottovalutato l’emergenza, fino alle ultime dichiarazioni di Santiago Abascal (Vox), il quale sarebbe determinato ad appellarsi all’articolo 102 della Costituzione spagnola che regola la responsabilità penale dell’esecutivo, un obiettivo da raggiungere con gli eventuali voti a sostegno del Partido Popular per poter accusare formalmente Pedro Sanchez di tradimento.
Si aprirebbe allora uno scenario inedito nella storia della monarchia costituzionale spagnola: qualora infatti la proposta venisse approvata da un quarto dei membri del “Congreso de Los Diputados”, si avvierebbero le procedure per la messa in stato d’accusa del Primo Ministro e dei membri del suo governo.

NdR: l’immagine di copertina nell’articolo è stata realizzata con l’utilizzo di software di creazione immagini IA di Canva (CanvaAI) su input testuale dell’autore del presente articolo.

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