L’Europarlamento proroga “Chat Control 1.0” per altri due anni

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Nella giornata di ieri si è conclusa l’ultima seduta plenaria del Parlamento Europeo a Strasburgo (Francia) prima della pausa estiva e della ripresa dei lavori prevista per la fine del mese di agosto.
Nel silenzio quasi generale dei mezzi di comunicazione e dell’opinione pubblica (specialmente in Italia), gli europarlamentari presenti hanno concretizzato con successo la forzatura messa in atto dalla presidente Roberta Metsola per la proroga della Child Sexual Abuse Regulation (CSAR)” del 11 maggio 2022, il progetto di legge europea con cui derogare la “Direttiva ePrivacy” del 2002 ribattezzato dagli addetti del settore, ma soprattutto dai suoi detrattori e dagli attivisti per la tutela dei diritti digitali come “Chat Control 1.0″.

A distanza di poco più di una settimana dai negoziati a porte chiuse tenutisi a Bruxelles in occasione del quinto trilogo tra le istituzioni dell’Unione Europea sul c.d. “Chat Control 2.0” (la sua versione riformulata e aggiornata, che tornerà ad essere discussa a livello comunitario a partire dal mese di settembre), il Parlamento Europeo ha approvato la proroga di “Chat Control 1.0” per altri due anni (fino al 3 aprile 2028) con 276 voti a favore, 314 contrari e 17 astenuti.
Nonostante la maggior parte dei 607 membri presenti dell’Europarlamento si sia espressa con parere contrario alla proroga, infatti, il voto calendarizzato con procedura d’urgenza proprio “grazie” all’intervento di Roberta Metsola richiedeva la maggioranza assoluta dei no (fissata a 361 voti).
Una vera e propria forzatura, quella della Metsola, costruita attorno a un cavillo procedurale che ha consentito il reintegro di questo controverso progetto di legge europea (scaduto de facto lo scorso 4 aprile) e l’aggiramento del voto contrario dell’Europarlamento dello scorso 26 marzo.

Fonte immagine: European Parliament/Flickr (“CC-BY-4.0: © European Union 2026– Source: EP”)


Un voto “dalla porta di servizio”

Numerose e veementi le contestazioni nelle giornate antecedenti al voto e – da ultimo – al momento dell’esito del voto nell’Europarlamento (in cui ha pesato anche la mancata presenza di 112 europarlamentari) che ha consentito l’estensione per altri due anni di un progetto di legge che dietro a motivazioni nobili quali la tutela dei minori all’interno dello spazio digitale, il contrasto all’aumento di violenze e reati sessuali nei confronti degli stessi e la loro prevenzione, nasconde serie criticità di merito e rischia di dare il via a pericolosi precedenti con cui minare alle libertà individuali nello spazio digitale della popolazione comunitaria.

Con la proroga del “Chat Control 1.0”, l’Unione Europea “riattiva” l’obbligo da parte dei fornitori di servizi Internet di effettuare scansioni dei contenuti degli utenti all’interno delle comunicazioni via e-mail o nelle piattaforme social alla ricerca di eventuali contenuti “sospetti” da segnalare alle autorità nazionali competenti.

Unica vittoria per gli oppositori alla legge – sebbene dal significato più simbolico che concreto – è stata l’approvazione di un emendamento che esclude (e “salva”) le comunicazioni protette dalla “crittografia end-to-end” dai controlli dei fornitori di servizi Internet.


Il voto degli eurogruppi (e degli europarlamentari italiani) alla proroga del “Chat Control 1.0”

Gioisce principalmente il Partito Popolare Europeo (158 voti a favore, solo 6 contrari e 2 astenuti), che da sempre promuove il progetto di legge e che ha sostenuto con forza l’intervento di Roberta Metsola per il suo reintegro in calendario prima della pausa estiva, mentre il voto dell’Alleanza Progressista dei Socialisti e dei Democratici (S&D) è stato più frammentato (63 a favore, 32 contrari e 11 astenuti).
Discorso simile anche per il blocco liberale di Renew Europe (44 voti contrari e 24 a favore) e per il gruppo dei Conservatori e Riformisti Europei (ECR) con 43 voti contrari e 21 a favore.

Al di fuori della c.d. “nuova maggioranza Ursula” (PPE, S&D, Renew e da ultimo il gruppo dei Conservatori), le formazioni ai rami opposti dell’Europarlamento hanno trovato terreno comune nel rifiuto al “Chat Control 1.0”: sia i gruppi dell’estrema sinistra (Verdi/ALE e The Left-GUE/NGL) sia quelli dell’estrema destra (Patrioti per l’Europa e Europa delle Nazioni Sovrane-ESN) hanno votato compattamente contro questo progetto di legge (solo 9 voti favorevoli a fronte dei 120 contrari e di 3 astensioni) al pari degli europarlamentari inseriti nel gruppo dei Non Iscritti (23 voti contrari, uno a favore e un astenuto).

Analizzando poi il voto della componente italiana del Parlamento Europeo (76 membri) in merito al “Chat Control 1.0″ si osservano dati alquanto rilevanti: dei 52 europarlamentari registrati al voto, infatti,
ci sono stati 39 voti contrari e 13 a favore.
Analizzando i voti in base ai partiti italiani di riferimento, si sono opposti i principali partiti della maggioranza di centrodestra (Fratelli d’Italia e Lega) al pari delle principali forze di opposizione di centrosinistra (Movimento 5 Stelle, Alleanza Verdi e Sinistra, Azione e il SVP).
Il partito politico che ha votato compattamente a favore della proroga del “Chat Control 1.0″, invece, è stato quello di Forza Italia (7 voti a favore) che ha seguito le indicazioni del PPE in direzione opposta agli altri partiti della maggioranza italiana.
Emblematico infine il caso del Partito Democratico che, sul voto in questione, si è spaccato con 6 voti contrari e 5 a favore.

Fonte immagine di copertina: European Parliament/Flickr (“CC-BY-4.0: © European Union 2026– Source: EP”)

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