La dinastia Fujimori riprende in mano il Perù

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Nella serata di ieri è arrivata l’ufficialità sancita dall'”Oficina Nacional de Procesos Electorales” (ONPE) peruviana, al termine di tre settimane di attesa, ricorsi, proteste e riconteggi: il Perù torna ad essere guidato dalla famiglia Fujimori, un cognome che nel paese andino riporta tristemente alla mente il suo capostipite Alberto Fujimori e i suoi dieci anni di dittatura (dal luglio 1990 al novembre 2000) per i quali è stato condannato per i reati di crimini contro l’umanità, estorsione e corruzione. 

Dopo quattro tentativi mancati e oltre trentadue anni di carriera politica alle spalle, è stata infatti sua figlia, Keiko Fujimori (in basso, NdA), a trionfare al ballottaggio delle elezioni generali tenutesi lo scorso 7 giugno, superando il suo avversario Roberto Sanchez (Juntos por el Perù) con uno scarto di poco meno di cinquantamila voti (49.600 voti di differenza).

Fonte immagine: CarlosEduardoPA/Wikimedia Commons (licenza d’uso CC BY-SA 4.0)


L’esito del ballottaggio delle elezioni generali peruviane

Fonte immagine: Ministerio de la Producción/Flickr (opera di dominio pubblico)

Stando alle notizie rilanciate nelle ultime ore, a pesare in modo decisivo sulla vittoria della cinquantunenne nippo-peruviana di Fuerza Popular – che diventa la prima donna Presidente della storia del paese – sono stati i voti provenienti dall’estero sui quali il candidato della sinistra peruviana aveva contestato da subito la validità accusando tanto l’avversaria e quanto lo stesso ONPE di aver perpetrato “brogli” sul voto, tra presunte interferenze straniere nella tornata elettorale e dei repentini cambi procedurali nel conteggio delle schede provenienti dall’estero (senza le quali, stando alle cifre ufficiali del voto, sarebbe stato proprio Roberto Sanchez a conquistare la vittoria, forte dei voti ottenuti a livello nazionale).

Accuse che sono state rispedite al mittente sia dall’organismo costituzionale peruviano che dai membri del Jurado Nacional de Elecciones (JNE), che hanno respinto tutti e ventitré i ricorsi presentati da Sanchez (a sinistra, NdA) reputandoli come “infondati”.
Da parte sua, Roberto Sanchez aveva già annunciato la scorsa settimana che “non avrebbe riconosciuto in alcun modo un governo guidato dalla signora Fujimori”, arrivando anche a chiamare la mobilitazione nazionale contro quella che – a suo dire – era una palese “frode”.

Nel mentre, il calendario per il cerimoniale è già stato delineato in seguito all’ufficialità della vittoria di Keiko Fujimori da parte dell’ONPE: la proclamazione ufficiale del risultato elettorale è infatti prevista per venerdì prossimo da parte del JNE, che in seguito consegnerà alla Fujimori le credenziali ufficiali presso il Gran Teatro Nacional di Lima (15 luglio) prima che possa prestare giuramento solenne in occasione del “Día de la Independencia del Perú”, la festa nazionale che si tiene ogni 28 luglio.


Un breve identikit di Keiko Fujimori

Per Keiko Fujimori è il punto di arrivo di una carriera politica caratterizzata dal peso del proprio cognome e cominciata da giovanissima, da quando nel 1994 si ritrovò suo malgrado a divenire – a soli diciannove anni – a divenire la “Primera Dama” della Nazione.
Concluso l’incarico nel 2000, si distaccò dalla politica attiva per qualche anno per gli studi e un periodo in cui si dedicò ad attività commerciali prima di farvi rientro nel 2006, eletta tra le fila del “partito” guidato dal padre (che difese e sostenne strenuamente fino alla sua morte, l’11 settembre 2024).

In seguito, il nome di Keiko Fujimori è stato associato ad alcuni scandali di corruzione nel Paese e – seppur in maniera indiretta – è stato toccato dai c.d. “Panama Papers” del 2016 (in cui emersero le ramificazioni oscure di alcuni tra i principali finanziatori della sua campagna presidenziale di quell’anno).

La sua vittoria in queste elezioni – al netto delle ombre ancora lontane dal dissolversi – chiude anche un’attesa durata più di un decennio nel quale la Fujimori si ritrovò sconfitta al ballottaggio per tre volte consecutive (2011,2016 e 2021), affossata in ognuna delle tre tornate dal voto e dal sentimento anti-fujimorista del Paese per il quale chiunque poteva essere migliore di un Fujimori (persino un economista esponente della destra turbocapitalista come Pedro Pablo Kuczynski).

Fonte immagine di copertina: Anna_Athan/Pixabay

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