Sexify, la nuova serie su Netflix: un'occasione mancata per parlare liberamente dell'orgasmo femminile

La nuova serie comedy prodotta da Netflix Polonia e diretta da Kalina Alabrudzińskiej e Peter Domalewski parla di orgasmo femminile. Tre ragazze, legate da un'amicizia bizzarra ed eterogenea, decidono di lavorare ad un'applicazione che possa implementare il piacere femminile durante l'atto sessuale. Ben rappresentato anche lo stereotipo del maschio bianco-etero, nella serie riconoscibile nel personaggio di Mariusz, fidanzato di una delle tre. Mariusz è il classico fidanzato un po' ingenuo, che crede ancora nel sesso come coronazione del bisogno maschile.

Sebbene la serie avesse tutte le carte in regola per essere un importante spunto di riflessione sul tema dell'orgasmo femminile (socialmente ancora molto stigmatizzato), non riesce completamente nel suo intento, dimostrandosi, spesso, l'ennesima fiera del luogo comune.

Sembra essere una tendenza cinematografica incontrovertibile quella di ritenere il comedy un sinonimo di superficialità. Qualche passo in avanti era stato fatto con Sex Education, la serie Netflix diretta da Kate Herron e Ben Taylor sempre in materia di educazione alla sessualità. Tuttavia, guardando Sexify ci si accorge di alcuni scivoloni imperdonabili, soprattutto quando si tratta un argomento simile: personaggi poco approfonditi nella loro psicologia e nelle relazioni interpersonali, genitori inesistenti o poco presenti in tutte le famiglie della trama (con banali generalizzazioni).

I dialoghi sono tutti incentrati sul dibattito che si crea tra gli stereotipi sociali di donna, sommariamente rappresentati dalle tre protagoniste. Abbiamo Natalia, la ragazza timida, tutta cervello, apparentemente disinteressata alla vita mondana e al sesso (ci sarebbe poi da chiedersi se il sesso sia una caratteristica della mondanità, ma per ora sorvoleremo). Poi c'è Paulina, cristiana molto devota, insoddisfatta della propria relazione con un uomo molto poco attento ai suoi bisogni. Anche in questo caso, il rapporto con la religione, che viene approfondito in alcune scene di dialogo tra Paulina ed il prete-confessore in Chiesa, poteva essere toccato in modo più attento, senza quell'inefficace ridicolizzazione della fede che invece caratterizza tutte le riprese. Infine, abbiamo Monika, straricca viziata costretta a cambiare vita dal solito padre "stanco di sborsare i soldi". Ciò che più colpisce del personaggio di Monika, però, è il suo rapporto col sesso, a tratti sfociante nel maniacale: Monika va a letto con tantissimi ragazzi eppure non appare mai soddisfatta. La ragione è dovuta al suo essere ancora innamorata dell'ex fidanzato Konrad. Anche qui, il fatto che l'unico personaggio che sviluppi un rapporto col sesso meno "impaurito" sia il caso di una ragazza totalmente sottomessa al gusto della conquista, senza alcun godimento, fa molto riflettere sulle scelte di sceneggiatura e regia.

Si sarebbe potuto sicuramente sfruttare l'occasione di Sexify per parlare di orgasmo femminile e di tabù, per diffondere tra i giovani un'educazione sessuale meno oscurantista e più libera, eppure non è stato questo il caso. Sexify: bene ma non benissimo.

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