Giù le mani dal Cinema Palazzo

Dalle prime ore del mattino del 25 novembre, Piazza dei Sanniti a Roma viene interdetta dai blindati della polizia: l’obiettivo è lo sgombero del Nuovo Cinema Palazzo (NCP), simbolo di cultura e punto di riferimento per i cittadini del quartiere di San Lorenzo. “Luogo del possibile”, come lo definiscono gli stessi attivisti e promotori del progetto, il NCP come lo conosciamo oggi nasce nell’aprile del 2011, quando attivisti, cittadini, artisti decidono di entrare nell’ex cinema per garantire a questo luogo un futuro per il bene del quartiere, della città di Roma, dell’intera comunità. Da allora l’edificio è stato scenario di eventi e processi che hanno generato l’interazione non solo degli attivisti, ma anche di figure rilevanti nel mondo della cultura e dello spettacolo. Oggi questi stessi individui sono ancora in rivolta contro la decisione della Prefettura e delle Questure di porre fine a questo progetto.

Dal giorno in cui il Comune di Roma autorizza il duplice sgombero del NCP e della sede di Forza Nuova in via Taranto - «quasi si potessero equiparare e reciprocamente giustificare, con un fuorviante messaggio di intransigenza contro ‘opposti estremismi’. Il fascismo non è questione di opposti estremismi. Fascismo ed esperienze collettive di socializzazione e cultura non sono equiparabili», afferma il Comitato Provinciale dell’ANPI di Roma -, il quesito è quindi cosa significa abbattere un luogo come questo, perché è importante schierarsi al suo fianco ma soprattutto cosa ha dato e quanto luoghi di questo tipo possono dare all’intero sistema città e alla comunità.

Un momento della protesta durante lo sgombero © Ansa

Cos’è e come è nato il Nuovo Cinema Palazzo?

Il Cinema Palazzo nasce nei primi del Novecento, ospitando eventi culturali di grande rilievo e lasciando così, in poco tempo, una forte impronta nella memoria collettiva degli abitanti del quartiere. Dopo l’adattamento dello spazio a sala da biliardo e bingo, il 15 aprile del 2011, cittadini, artisti, studenti, attivisti e residenti del quartiere decidono di entrare e proteggere lo stabile dalla volontà di trasformarlo in un casinò. Un’altra volta la volontà privata prevale al bene collettivo, un’altra volta la cultura viene schiacciata dall’interesse del capitale. In un quartiere come quello di San Lorenzo, fortemente vessato dalla speculazione edilizia e commerciale nel corso degli anni, l’occupazione del Cinema Palazzo rappresenta il grido dei cittadini per il diritto alla città, per un’amministrazione che ponga la difesa dei beni comuni al di sopra di ogni interesse privato.

Dal momento dell’ingresso nel Cinema Palazzo, il progetto genera subito un grande consenso popolare e sono numerose le istituzioni e i personaggi attivi nel mondo dello spettacolo che decidono di sostenere l’occupazione. La protesta sociale e politica per lo stabile ed il quartiere si è ibridata con la volontà di creare uno spazio dedicato alla cultura, all’arte, all’importanza dei luoghi della collettività e del possibile, nei quali il NCP si instaura perfettamente. Spettacoli, eventi culturali, dibattiti hanno animato negli anni le mura dell’ex cinema, attraendo personaggi legati al contesto universitario o altre istituzioni culturali, rappresentando un luogo di coesione sociale e di crescita.

Nonostante la natura artistica che contraddistingue questo luogo, il NCP agisce da catalizzatore nel quartiere e nella città, ibridando contesti e, quindi, saperi diversi. Configurandosi fortemente come uno spazio aperto e solidale, attento alle dinamiche sociali del territorio e sostenitore di un necessario sviluppo comunitario, il NCP si contraddistingue anche durante il periodo della pandemia, contribuendo alla raccolta dei pacchi alimentari e attraverso azioni solidali nei confronti degli individui in difficoltà.

Assemblea pubblica davanti al Cinema Palazzo

Perché abbiamo bisogno di più luoghi del possibile

Lo sgombero del Nuovo Cinema Palazzo rappresenta oggi l’immagine di uno Stato, l’emblema di una società fondata sul capitale. Dopo 10 anni, dopo settimane di mobilitazione, il NCP rimane ancora oggi di chi anima le sue mura ed è ancora lì in piazza a difenderlo. «Saremo teatro, saremo cinema, saremo agorà, si scrisse i primi giorni sui manifesti e volantini. Non sapevamo allora che saremmo diventati anche musica, sport, scuola, osteria popolare, comunità» si legge sul sito Internet, a ribadire ancora una volta la commistione di saperi presenti nel luogo, che lo rende effettivamente luogo del possibile. Non solo è infatti inevitabile relazionarsi con la diversità presente nel nostro pianeta e nelle nostre azioni, ma soprattutto è essa a garantire l’equilibrio della società. Semplificare le funzionalità dei nostri edifici e dello spazio della città è ancora una volta sinonimo di esclusione e separazione, mentre è proprio attraverso luoghi che garantiscono una diversità di attività ed individui che apprendiamo la capacità di accogliere e comprendere la città e ciò che la genera. La programmazione artistica, gli eventi culturali, il coinvolgimento degli abitanti rappresentano nel NCP il tentativo di recuperare l’identità di un luogo e spesso di un’intera nazione, accogliendo la diversità, ibridando conoscenze e mettendoli quindi in relazione fra di loro. In una zona come il quartiere di San Lorenzo, spesso collegato, nell’immaginario collettivo, a dinamiche di criminalità, spaccio e degrado, il ruolo di questo spazio assume ancora di più un carattere peculiare.

L’esperienza del Nuovo Cinema Palazzo denuncia un’estrema necessità di spazio pubblico. L’emergenza sanitaria ci ha costretto a rivedere l’uso dei nostri spazi, spesso annullando completamente le piazze o i parchi, costringendoci ad un necessario distanziamento e, con esso, interdicendo i luoghi della socialità. È quindi soprattutto in un periodo come quello che stiamo vivendo che ci chiediamo quale sia il ruolo di spazi come questo e quale sia il ruolo che invece viene loro dato. Il NCP non solo è riuscito a mettere in relazione persone, associazioni, attività, garantendo uno sviluppo culturale sano e partecipativo, ma in periodi complessi come questo è anche stato promotore di azioni che garantissero il bene della comunità, proprio perché è per il bene della comunità che il progetto è fondato.

«Rivendicare la gestione dei beni comuni, in un’epoca di solitudine e precarietà, diventa un grido necessario» afferma il comitato sul sito. Nell’era del capitalismo, dell’individualismo, delle continue privatizzazioni a danno dei luoghi della collettività, il NCP emerge quindi come progetto generato e messo a servizio del pubblico. Senza terzi obiettivi, senza scopo di lucro, senza dannose ideologie, contribuendo piuttosto a sviluppare una società più inclusiva, più partecipativa e che anteponga al progresso economico quello sociale e culturale di una nazione che ha avuto e ha ancora molto da offrire.

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