Quanto conta la figura del Presidente della Repubblica in Italia

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Fin dall’epoca degli antichi greci la figura del capo dello Stato ha rivestito un ruolo di centrale importanza nella vita sociale e politica delle singole poleis. Passando per gli imperatori romani, i sultani orientali, i tiranni e i despoti che governarono l’età medievale e pre-moderna, si arriva oggi a concepire la figura del capo dello Stato in un’accezione molto diversa, giuridicamente più evoluta rispetto al passato. Con lo sviluppo dei diversi sistemi costituzionali, nel mondo sono sorte concezioni antitetiche di questo importante organo istituzionale, a cui sono ascrivibili funzioni più o meno importanti, più o meno incisive nella politica nazionale.

Oggi, il Presidente della Repubblica è un organo monocratico distinto ed autonomo rispetto al Governo, dotato di poteri propri tra cui: garanzia e controllo della Costituzione, rappresentanza dello Stato, nomina del Presidente del Consiglio, scioglimento anticipato del Parlamento, rinvio delle leggi, nomina di alcune particolari cariche come i senatori a vita e 1/3 dei giudici costituzionali. La puntuale enunciazione delle sue funzioni riportata dall’articolo 87 Cost. esclude però che egli goda di una competenza generale, tipica di un capo supremo, ponendolo dunque sullo stesso piano degli altri organi costituzionali. 

L’ampia rappresentatività è garantita dalle modalità di elezione che lo sganciano dalla maggioranza di Governo. Egli è infatti eletto dal Parlamento in seduta comune, integrato da tre delegati per ogni regione (fatta eccezione per la Valle d’Aosta che ne designa solo uno) in modo da assicurare la presenza diretta dei rappresentanti dei poteri locali, espressione del pluralismo istituzionale che connota il nostro ordinamento. Si va così ad allargare la base elettorale, garantendo una più significativa partecipazione delle minoranze alle elezioni del Presidente. Queste ultime si svolgono presso la Camera dei deputati a scrutinio segreto, con un quorum rapportato al numero dei componenti dell’assemblea elettorale. Ecco perché risulta eletto colui che nei primi tre scrutini ha ottenuto la maggioranza dei 2/3 oppure che negli scrutini successivi ha riportato almeno la maggioranza assoluta.

Ritornando all’interrogativo primario, ossia perché nel 2021 soprattutto nella nostra generazione la figura del capo dello Stato sia particolarmente sottovalutata, occorre analizzare nello specifico le sue mansioni e le sue responsabilità. Egli esercita innanzitutto un potere di controllo sulla legittimità costituzionale e sull’opportunità politica degli atti da adottare, ad esempio in sede di promulgazione delle leggi è tenuto a svolgere un controllo di costituzionalità e di merito, e ha la possibilità di rinviare il testo alle Camere per invitarle ad un riesame. Inoltre vigila affinché determinati organi, quali il Consiglio superiore della magistratura e il Consiglio supremo di difesa, da lui stesso presieduti, non operino oltre i limiti istituzionali. Può discrezionalmente concedere la grazia, commutare pene e conferire onorificenze. Svolge poi un’importante funzione di intermediazione politica per evitare che si inneschino crisi parlamentari, ed ha il potere di sciogliere, prima della scadenza naturale del mandato, sia la Camera che il Senato, indicendo nuove elezioni. Riveste per giunta un ruolo di primordine nel caso in cui la coalizione formatisi a seguito delle elezioni politiche risulti instabile, poiché spetterà a lui scegliere la figura del nuovo Presidente del Consiglio. Qualora nessun governo dovesse ottenere, presso le Camere, la fiducia per guidare il Paese, egli avrebbe il delicato compito di formare un governo tecnico, costituito da personalità dotate di competenze specialistiche ed estranee alle singole forze politiche.

Da questa analisi emerge che a seconda dei diversi momenti storici, cambiano sia le modalità di esercizio dei compiti presidenziali, sia il tipo di poteri esercitati dal Presidente, definiti “a fisarmonica” dal momento che si espandono in certe fasi politiche e si comprimono in altre. Il suo ruolo, quindi, è tutt’altro che marginale nell’assetto politico del nostro Paese, basti pensare che in passato il Quirinale è stato spesso ritenuto più importante di Palazzo Chigi, per via della grandezza delle figure che ricoprivano il ruolo di capo di Stato, a discapito del Presidente del Consiglio. 

Chi sono stati tutti i Presidenti

Dal giugno 1946 si sono succeduti 12 differenti Presidenti, ognuno dei quali ha dato un’interpretazione originale dei poteri del capo dello Stato fino a collocare stabilmente il Quirinale al centro dell’equilibrio istituzionale. Il primo a rivestire la carica fu l’avvocato napoletano Enrico de Nicola, eletto capo provvisorio dall’Assemblea Costituente, con il compito di guidare l’Italia nel difficile periodo di transizione del dopoguerra. Ad inaugurare i primi sette anni di mandato fu il puntiglioso economista piemontese, Luigi Einaudi che, da fervente europeista, rese l’Italia protagonista di quella che di lì a poco sarebbe diventata la Comunità economica europea.

Enrico de Nicola, primo Presidente della Repubblica italiana

E poi Giovanni Gronchi, esponente della sinistra DC che finì per agevolare il governo più di destra della storia repubblicana; Antonio Signi, protagonista della riforma agraria; Giuseppe Saragat, l’uomo dello strappo con i social-comunisti e ancora l’illustre avvocato Giovanni Leone, costretto alle dimissioni da quelle che solo in seguito si rivelarono ingiuste accuse di stampa legate, allo scandalo Lockheed.

Un Presidente amato

Dopo la felice e prospera parentesi degli anni Sessanta, caratterizzati da un’ingente crescita del pil nazionale, l’entusiasmo lasciò presto il posto al cosiddetto autunno caldo degli anni Settanta, caratterizzati da continue lotte operaie, e dall’affermarsi della “strategia della tensione” che portò al rapimento di Aldo Moro e alla strage di Bologna. Furono anni molto duri, ma il Paese era all’epoca guidato da uno dei più amati Presidenti della storia repubblicana, ossia Sandro Pertini. Personaggio di spicco dell’antifascismo, partigiano di nome e di fatto, egli seppe tenere uniti gli italiani grazie alla propria rettitudine morale e alla propria onestà d’animo. Con Pertini venne inaugurata una nuova figura di capo di Stato, molto più vicino al popolo che ai palazzi del potere, in prima linea nella difesa degli ultimi e dei più deboli.

Gli anni Ottanta e Novanta

Impossibile dimenticare poi Cossiga, definito da molti “potente e picconatore”, svolse il suo mandato togliendosi di continuo sassolini dalle scarpe, sparando a zero sui propri avversari politici, fino alle dimissioni anticipate mentre infuriava la vicenda Tangentopoli. E poi Scalfaro, eletto il giorno della strage di Capaci, accusato per lungo tempo di aver percepito cento milioni di lire al mese dai fondi riservati al servizio segreto civile, quando era ancora ministro dell’interno. Fu poi il suo successore, Carlo Azelio Ciampi, a riabilitare l’onore del Presidente della Repubblica, acquisendo una popolarità da molti paragonata a quella dell’amato Pertini, per via dell’impegno profuso nel ristabilire un solido legame con i cittadini. Viene ricordato come l’uomo dell’euro, dal momento che durante il suo mandato l’Italia adottò tale nuova moneta, entrando a far parte dell’Eurozona.

Gli anni recenti

Fino a giungere alla presidenza più lunga, ossia quella di Giorgio Napolitano, che come abbiamo già analizzato fu l’unico rieletto, garante della collocazione internazionale dell’Italia e della tenuta dei suoi conti pubblici durante la crisi finanziaria del 2011, caratterizzato da profonda autorevolezza e da una grande legittimazione, sia partitica che popolare. Dulcis in fundo Sergio Mattarella, dodicesimo presidente della Repubblica, a cui la vita, o meglio Cosa Nostra, strappò il fratello Piersanti. Fin da piccolo era appassionato di politica, mosse, infatti, i primi passi nella Democrazia Cristiana per poi passare al Partito Popolare; a lui si deve l’introduzione del Mattarellum, ossia della legge elettorale che nel 1993 introdusse nel nostro ordinamento il sistema proporzionale. Egli, più di ogni altro, ha vissuto con tensione e partecipazione il proprio incarico, sostenendo il Paese in una delle parentesi più difficili della storia italiana dal dopoguerra, ossia la crisi pandemica. Nella ricostruzione, secondo Mattarella, il nostro popolo ha sempre saputo esprimere il meglio di sé. A suo avviso, le prospettive del futuro sono ancora una volta alla nostra portata, avendo già superato tanti altri periodi difficili e drammatici in passato, riusciremo a valicare anche questo ostacolo. 

Chi sarà il suo successore? Ormai da diverse settimane è partito il toto nomi, ma due sono senza dubbio i candidati più quotati, ossia Draghi e Berlusconi. Nel frattempo l’ormai quasi ex Presidente Mattarella ha fatto capire di non essere interessato né disposto ad intraprendere un secondo mandato, ricordando che anche Giovanni Leone ed Antonio Segni chiesero la non rieleggibilità.  

Autore

Tonia Benincasa

Tonia Benincasa

Autrice

Campana, amante della cultura classica e del caffè. Scrivo da quando ne ho memoria, per diletto e per dedizione verso la buona informazione. Studio il diritto in compagnia di 2 amici a quattro zampe, facendo dell'anticonformismo il mio stile di vita. Come Pasolini, credo nel progresso e nell'inclusività del mondo.

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