Pam & Tommy è una lezione sulla preistoria del revenge porn

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«La più grande storia d’amore mai vista», si legge sui manifesti pubblicitari della nuova serie Hulu Pam & Tommy, le cui puntate sono uscite ogni mercoledì dal 2 febbraio 2022 su Disney+. Forse non la più grande, ma potrebbe essere la prima.

L’anno è il 1995. Negli Stati Uniti nascevano gli ’N Sync, Forrest Gump vinceva il premio come Miglior film agli Academy Awards e Pamela Anderson e Tommy Lee erano ciò che per noi sono, adesso, Megan Fox e Machine Gun Kelly. Con un background sicuramente più affascinante e una storia che Hulu si è presa la briga di raccontare, trent’anni dopo.

Distribuita in Italia su Disney+, la miniserie ha una trama semplice: quando Pamela Anderson (interpretata da Lily James) e il batterista dei Mötley Crüe, Tommy Lee (Sebastian Stan), convolano felicemente a nozze e nel corso della loro honeymoon girano un sextape che sarebbe dovuto rimanere, almeno secondo i piani, un souvenir squisitamente privato. Finché non arriva Seth Rogen. L’attore interpreta Rand Gauthier, un falegname incazzato con Tommy da quando il batterista si era rifiutato di pagarlo per una serie di lavori nella sua villa a Los Angeles. Rand decide così di intrufolarsi nella villa, dove la coppia ormai convive, portandosi via la videocassetta dei novelli sposi. Cerca vendetta e, per la prima volta nella storia, la trova sul web.

Chiariamoci, Internet stava già circolando da un pochetto nel 1995, ma nessuno sapeva ancora bene come sfruttarlo, abituati a una vita analogica che noi nel 2022 neanche possiamo più immaginare. Al tempo non esistevano tutele per la privacy, perché l’intimità di nessuno era ancora stata esposta in rete, e in generale non c’erano regole a proposito dei contenuti che venivano pubblicati sui primissimi, preistorici siti web. Una manna dal cielo per Rand Gauthier, che decide di caricare il sextape su una pagina che permette a chiunque di acquistare il video. Scoppia la bomba. Il revenge porn è nato.

Cosa è successo davvero in quel 1995?

La miniserie, creata da Malcom Spellman, sta mietendo croci e delizie da quando è cominciata ad andare in onda lo scorso febbraio, raccogliendo tanti fan quanto altrettanti critici rammaricati. Ma non siamo qui per criticare la produzione di Pam & Tommy, siamo qui perché ciò che è successo in quel lontano 1995 potrebbe rappresentare il primo esempio di revenge porn mai avvenuto nella storia di Internet, perlomeno in larga scala.

Dovete pensare che in quel periodo Pamela Anderson era all’apice del suo successo con il suo iconico ruolo in Baywatch; anche Tommy Lee e il suo gruppo si trovavano spesso nell’occhio dei media e la notizia del loro matrimonio li trasformò in un sogno del tipo la Bella e la Bestia, ma con più tatuaggi.

Quando il video iniziò a circolare, l’attenzione mediatica si spostò (indovinate un po’) soltanto su Pamela, continuamente attaccata dai commenti di chi le chiedeva come mai fosse tanto infastidita dalla pubblicazione del sextape, quando lei su Playboy c’era stata un sacco di volte. Sì, Pam, come mai? Come mai non sopporti l’idea che il mondo intero possa aver visto un video strettamente intimo di te e tuo marito, senza alcun tipo di consenso dalla vostra parte, quando il tuo corpo è su ogni numero di Playboy, lavoro per cui hai firmato un contratto? A questo punto è facile capire come mai la Anderson arrivò al punto di non riuscire più a presentarsi alle udienze.

Nel 1996, infatti, la faccenda fu portata in tribunale, dopo che la coppia decise di denunciare la società pornografica Internet Entertainment Group, che diceva di aver comprato il tape e di volerlo nuovamente pubblicare. Nonostante i ripetuti scontri legali, nel giro di un anno il video diventò virale, rovinando pian piano la relazione dei due, che si separarono nel 1998.

Il revenge porn in Italia, oggi

Il modo in cui Pamela Anderson fu trattata nel corso delle udienze e la pubblicazione del sextape in sé, sono un vergognoso e triste esempio di come il corpo della donna sia stato mercificato in rete dall’alba di Internet, nella stragrande maggioranza dei casi senza consenso e senza possibilità di tornare indietro. La spietata regola d’oro recita: se è su Internet, è per sempre. Trent’anni dopo lo scandalo di Pam e Tommy, però, ciò che è successo alla coppia ha un nome: revenge porn. Sebbene la soluzione sarebbe educare al rispetto della privacy altrui e pregare che gli alunni recepiscano, Internet è una classe d’asilo che non vuole ascoltare. Allora ci si arrende, lasciando che i contenuti continuino a girare? No, si tenta un’altra strada.

Il Garante della Privacy, qui in Italia, adeguandosi al decreto legge 139 del 2021, che tra i tanti punti tocca anche l’importanza di incrementare gli aiuti alle vittime, sta mettendo appunto un modulo con il quale chi ha subito revenge porn può presentare richiesta formale per l’eliminazione da ogni sito web o social di contenuti a sfondo sessuale, ai quali non si è dato il consenso per la pubblicazione. Chiunque abbia più di 14 anni può presentare la richiesta indipendentemente, mentre per i minori di 14 c’è bisogno di un genitore o tutore legale.

Insomma, Pam & Tommy può essere la serie dell’anno o la peggiore, veritiera o tutta scritta male, recitata bene o da cani. Ciò che è certo è che ha portato sullo schermo la prima storia d’amore mai vista dall’avido popolo di Internet e il più turbolento inizio di una catastrofica piaga sociale. L’ottava puntata ha chiuso la miniserie, ma non la storia. Pamela Anderson ha deciso di esporsi a proposito del vaso di Pandora che Pam & Tommy ha riaperto e di raccontare la sua vita. Sul suo profilo Instagram ha annunciato l’inizio di una collaborazione con Netflix che darà presto alla luce un documentario.

Autore

Del cinema amo i film ambientati in un posto solo, il gossip hollywoodiano e il faccione di Bong Joon-Ho. Passo le domeniche a Porta Portese e il resto della settimana a mischiare il Martini alla tonica. In una vita passata ero un pirata.

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