Sfatiamo il mito: Apollo e Dafne

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“Tu vestiti da Sandra che io faccio il tuo Apollo”

A raccontarci questa storia è Apuleio, autore latino del II secolo, nelle sue Metamorfosi. Il mito narra di Apollo e il suo amore impossibile, folle e sfrenato verso la ninfa Dafne, che non ricambia il sentimento e si allontana, scappa, si strugge e grida aiuto. Apollo è l’immagine del desiderio cieco che non si arrende e non conosce freno e che porta ad un’inevitabile fine, quella che si verifica nel forzare le cose, rincorrendo una Dafne che non c’è: si rimane ad abbracciare un tronco, desiderandone le foglie verdi, sperando in una svolta quando tutto resta fermo. Corteccia immobile che non sa fiorire. In amore non vince chi fugge e Apollo ne è la prova.

Mai scherzare con l’Amore

Il mito racconta che Apollo, dopo aver ucciso con le sue frecce il serpente Pitone, andò pieno di sé a raccontare la sua impresa a Cupido, che lo attendeva con curiosità. Tuttavia il dio dell’amore venne inaspettatamente sminuito per le sue capacità, a parer dell’eroe non in grado di reggere il confronto con le gesta valorose da lui compiute. Il limite di noi uomini – e a quanto pare anche degli dei – è quello di credere di avere in mano il mondo, una volta ottenuto quel che si desidera. Ma l’amore non si ha mai in pugno, il desiderio (dal latino de- sidera, mancanza di stelle, per cui ricerca di qualcosa che non c’è) è pur sempre mancanza, e Cupido, che governa la sfera dei sentimenti, conosce bene queste regole e decise perciò di punire il superbo Apollo.

Due frecce furono preparate: una d’oro, con il fine di far innamorare all’istante chi fosse stato colpito; l’altra invece di piombo col potere di respingere chiunque l’avesse ricevuta. Apollo fu attaccato dalla prima, mentre Dafne, la bella figlia di madre terra Gea e il fiume Peneo, fu condannata dal colpo della seconda.

Barcollo, ma non Apollo

Scoppiarono l’amore, l’impeto e la passione, Apollo iniziò a cercare ovunque la giovane ninfa che nel mentre fuggiva spaventata. Tentò di parlarle, convincerla della sua volontà di stare insieme, eppure nulla: Dafne si allontanò impaurita. Come si fa? senza un rumore, giri nel bosco, e mi fai impazziiiiiire. Eppure Blanchito non c’era ancora arrivato.

Finalmente raggiunta Dafne, Apollo fu troppo acciecato dalla passione per resisterle. L’irrazionalità prese il sopravvento e non lasciò ammettere che la resa, a volte, è una forma purissima d’amore; e chi fa tre passi indietro è perché spesso, come Apollo, ha corso per interi boschi ed è bene che trovi orme che vengano incontro, accorciando il tragitto, per un sentimento che non sia una staffetta ma una piacevole passeggiata, dove nessuno rincorra l’altro, ma si cammini affianco.

Nell’inarrestabile ricerca dell’amata e nell’affanno di una corsa senza sosta, Apollo si avvicinò sempre di più alla fanciulla che disperatamente invocò la madre Gea affinché le venisse in soccorso per evitare di cadere nelle braccia del dio. Ecco che improvvisamente avvenne la magnifica metamorfosi in lauro: dalle sue mani, delicatissime, spuntarono foglie di alloro, il corpo si protese verso l’alto e il busto divenne tronco, immobile presenza ad accogliere le lacrime di un disperato Apollo.

Quanta fretta ma dove corri, dove vai?

Gabriele D’annunzio nella sua Pioggia nel pineto racconta con minuzia, quasi entrando nel mito di Apuleio, la pelle dell’amata «non bianca» ma che si «fa virente», verde natura, con un cuore che cambia forma, «nel petto come pesca intatta». Ed è sempre D’Annunzio a concludere la poesia definendo l’incontro nel pineto come «una favola bella, che ieri ti illuse, che oggi mi illude». Perché il filo rosso che lega la vicenda della bella ninfa e il componimento del Vate è il male eterno delle aspettative, la corsa verso quel che non c’è; la voglia irrazionale che spinge alla ricerca di quello che sarebbe potuto essere e invece si è trasformato. La maledizione, ultima, di aver sfidato qualcosa che potrà sempre comandarci e dannarci: l’Amore.

Apollo ha corso senza tregua in nome della sua passione, ma ricordiamo sempre che il sentimento, quando è sano, non ha mai l’affanno.

Autore

Aurora Rossi

Aurora Rossi

Autrice

Roma, lettere moderne, capricorno ascendente tragedia. Adoro la poesia, tifo per l’inutilità del Bello, sogno una vita vista banchi di scuola (dal lato della cattedra, preferibilmente). Non ho mezze misure, noto i minimi dettagli, mi commuovo facilmente e non so dimenticare. Ma ho anche dei difetti.

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