Bill Viola è l’artista che fa rivivere le opere del Rinascimento

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Nel 2017, a Palazzo Strozzi a Firenze, si è tenuta l’esposizione Rinascimento Elettronico di Bill Viola. Circa quarant’anni prima, l’artista si trovava a Firenze perché era stato incaricato di lavorare come direttore tecnico di una produzione sperimentale di video art, dopo l’incontro fondamentale con quello che può essere considerato l’inventore di questa forma d’arte: Nam June Paik. È proprio grazie alla città che ospitò i grandi maestri della pittura e della scultura del Quattrocento che l’artista sceglierà di segnare un percorso di continuità con il passato, in particolare con la tradizione artistica del Rinascimento Italiano, dialogando con le suggestioni e l’iconografia.

Il linguaggio pittorico nella video-art

La sua poetica è principalmente incentrata sui concetti di memoria, emotività e sacrificio. Al centro della sua riflessione, inoltre, riconosciamo una dimensione decisamente spirituale: la ciclicità delle stagioni, l’alternarsi della vita e della morte, gli elementi naturali che compongono il mondo e il loro dialogo ancestrale con l’uomo. Una grande installazione video permanente, The martyrs (Earth, Air, Fire, Water) che si trova nella Cattedrale di Saint Paul a Londra, ne è l’esempio: i quattro martiri sono come umanizzatima al contempo proiettati in una dimensione atemporale grazie allo sfondo neromentre la posa dei corpi è ispirata a quella della migliore tradizione pittorica medievale.

Ogni scena corrisponde a uno dei quattro elementi, aggiungendo un ulteriore simbolismo: forse è proprio nella rappresentazione della materia di cui sono fatte le cose, che l’artista cerca di donarci la suggestione di un ritorno alla Creazione. Gli schermi di Bill Viola, inoltre, non hanno a che fare solo con il piano intellettuale dell’esperienza artistica: a colpire lo spettatore è soprattutto il coinvolgimento e l’intimità del dialogo che l’artista riesce a suscitare.

Slow motion e prospettiva: l’innovazione di Bill Viola

Ma dove si trova, quindi, la continuità con la tradizione, premessa del titolo di questo articolo? Ricordiamo che Bill Viola ha avuto modo di conoscere e studiare i maestri del Rinascimento; lo vediamo, ad esempio, in opere come Emergence del 2002, dove i soggetti ritratti sono ispirati ad un affresco di Masolino. L’opera dell’artista, per sua fiera ammissione, è pensata in diretta continuità con il desiderio di rinnovamento della percezione dell’immagine del Rinascimento. L’invenzione della prospettiva, infatti, è uno dei maggiori cambiamenti che stravolgono il modo di percepire e concepire la pittura di quell’epoca.

L’estetica di Bill Viola vuole imitare le immagini che abitano nella nostra memoria, non quelle che percepiamo con i sensi. Quando ricordiamo, le immagini ci risultano immerse in una sorta di dimensione altra, in un limbo dove tutto appare al rallentatore. Il risultato di questa eccezionale riflessione porta ad un particolare uso dalla tecnica dello slow-motion: ci troviamo di fronte ad un’immagine rallentata, rarefatta, che si astrae fino a raggiungere una dimensione emozionale e spirituale quasi senza tempo. Il risultato è ipnotico, struggente, emotivo.

Una moderna asceta: cosa rappresenta Catherine’s Room

Nel 2017, come si diceva in apertura, Bill Viola espone al Palazzo Strozzi di Firenze. Lì vediamo una delle sue opere più celebri: Catherine’s Room è un polittico di video a colori che raffigura varie scene quotidiane e rituali, e trae ispirazione dall’opera di Andrea di Bartolo che raffigura Santa Caterina. Nei cinque schermi, qui, però, vediamo la routine della giornata di una donna, di nome Caterina, dal risveglio fino alla notte; è sempre sola, non più raffigurata come una santa ma come una moderna asceta nella sua cella, e si dedica ad azioni reiterate nell’eternità di un silenzio contemplativo.

Andrea di Bartolo, Santa Caterina e altre Sante domenicane, fine secolo XIV

Di grande impatto emotivo la scena in cui la donna accende delle candele prima di dormire, come se, invece di trovarsi nella sua stanza, si trovasse in una chiesa; oppure la straordinaria composizione della scena dove Catherine cuce un abito, il cui colore azzurro e il panneggio ci immergono in un’atmosfera rinascimentale. L’albero fuori dalla finestra – unica prova dell’esistenza del mondo esterno – è mostrato in diverse fasi del suo ciclo annuale, inserendo la vita contemplativa nel contesto più ampio dei cicli della natura. L’immagine di Bill Viola sa guardare all’antico ma è decisamente in grado di dialogare con il presente, forse perché il suo misticismo è senza tempo.

Bill Viola, Catherine’s Room, 2001, performer Weba Garretson, courtesy Bill Viola Studio © Bill Viola, photo Kira Perov

Autore

Roma, Classe '97, i miei genitori si sono sposati davanti all'Estasi di Santa Teresa del Bernini. Ho il viso tondo di mia nonna, gli occhi stropicciati e, per ora, qualche forma di estasi l'ho provata grazie all'arte. Dico sempre di credere in Dio, a patto che mi spieghi un paio di cose. Attualmente studio "Letteratura Musica e Spettacolo" alla Sapienza, collaboro come autrice presso "L'incendiario - rivista di letteratura" e vorrei scrivere il romanzo della mia vita.

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