L’informazione e gli strumenti della IA: minaccia o opportunità?

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L’avvento e lo sviluppo esponenziale dei sistemi di Intelligenza Artificiale (IA) degli ultimi anni hanno permesso la nascita di una vasta gamma di strumenti e funzioni che vengono oramai utilizzate in numerosi ambiti, incluso quello editoriale.
Le IA stanno cominciando ad entrare all’interno delle redazioni e dei processi di nascita e sviluppo di una notizia (es. sistemi di trascrizione automatica, scrittura assistita, algoritmi per creazione immagini e titoli).
Ma
la domanda centrale resta aperta e ambivalente, rivolta sia agli addetti del settore che al pubblico di lettori: la IA è uno strumento o una minaccia?


La IA è un supporto al lavoro giornalistico o il suo rimpiazzo?

Nel corso degli ultimi anni molte testate giornalistiche stanno iniziando ad utilizzare sistemi di IA per compiti che richiedono molto tempo (es. analisi di grandi dataset, sintesi di documenti, traduzioni rapide, monitoraggio delle agenzie e dei social network).
In questo senso,
la IA potrebbe rappresentare un valido supporto in grado di liberare tempo e risorse da dedicare all’inchiesta, alla verifica delle fonti e alla scrittura di qualità.
Ma il condizionale è d’obbligo: il problema principale sorge infatti quando la IA non si limita ad essere uno strumento di supporto al lavoro del giornalista, ma arriva a produrre contenuti editoriali completi che possono facilmente competere o rimpiazzare il contributo umano.

Uno scenario che è già realtà: alcune testate stanno già sperimentando la generazione automatica di articoli e contributi su sport, finanza o cronaca locale, soprattutto in ambiti dove i dati strutturati prevalgono sul racconto.
Una pratica
che porta a interrogativi alquanto rilevanti nella deontologia professionale: chi è responsabile di un errore? Come si garantisce l’accuratezza? Quali rischi corrono coloro che operano nel settore dell’informazione e, ugualmente importante, il pubblico di lettori?


La “fiducia” dei lettori nell’era digitale (e della disinformazione)

“Chi di voi vorrà fare questo mestiere, si ricordi di scegliere il proprio padrone, il lettore.
Si metta al suo servizio e parli la sua lingua, non quella dell’accademia. Porti la cultura dell’accademia alla comprensione.” (Indro Montanelli, 12 maggio 1997)

La lezione di Indro Montanelli agli studenti dell’Università di Torino risuona per chi scrive fondamentale ancora oggi a quasi trent’anni di distanza: il vincolo di fiducia tra il giornalista e il lettore è vitale perchè porta al riconoscimento di autorevolezza e qualità nel lavoro di cronaca e informazione (o anche al suo opposto, qualora questa dovesse venire meno).

Trasportando il tema nel contesto attuale (e soprattutto digitale), laddove il mondo dell’informazione continua a vivere una crisi sistemica – in termini di tiratura di copie e abbonamenti ai periodici – che non accenna ad arrestarsi e dove sempre meno persone leggono, l’avvento e lo sviluppo dei sistemi di IA porta alla richiesta di trasparenza da parte delle testate e – di conseguenza – allo sviluppo di linee guida etiche sull’eventuale utilizzo dei sistemi di IA.

Quello che è in gioco è il ruolo dell’informazione in una società sovraccarica di contenuti in cui il problema è duplice: da una parte va tenuto in seria considerazione come un’informazione di scarsa qualità porti molto facilmente alla diffusione di fake news, che prendono sempre più spazio approfittando di una platea di lettori sempre meno avvezza alla comprensione, alla contestualizzazione e all’analisi critica dei fatti (e, scenario ancora più desolante, degli stessi testi).
Ma al contempo emerge un secondo problema più ampio che parte ben al di sopra del mondo giornalistico: l’autorità (imprenditoriale,tecnica e politica) di stabilire arbitrariamente cosa sia la verità e cosa debba essere derubricato o delegittimato come opera di “disinformazione”.
Scenari decisamente “orwelliani” in cui gli strumenti forniti dai sistemi di IA possono giocare un ruolo molto importante se non decisivo nel filtrare o censurare automaticamente contributi che presentano argomentazioni e opinioni che, quando si mostrano essere qualitativamente e deontologicamente autorevoli, hanno la sola colpa di distanziarsi dal “pensiero” e dalla “narrazione dominante”.

Resta quindi difficile trovare una risposta netta attorno all’uso dei sistemi di IA nel mondo del giornalismo (come in molti altri ambiti) ma ciò che è certo è il poterli definire per quelli che sono, ovvero degli strumenti che possono essere certamente utili se utilizzati in modo efficace e consapevole dal suo principale fruitore: l’essere umano che – fino a prova contraria – continua ad essere dotato di caratteristiche uniche e non replicabili dall’intervento di una macchina.

NdA: L’immagine di copertina è stata realizzata con l’utilizzo di software di creazione immagini IA di Dezgo su input testuale dell’autore del presente articolo.

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