Da ieri pomeriggio si è conclusa la lunga tornata di elezioni regionali per il 2025 che in questi ultimi tre mesi ha coinvolto attivamente sette regioni: dalle Marche e dalla Valle d’Aosta, passando per Toscana e Calabria, fino a chiudersi con il voto di questi ultimi due giorni in Veneto, Campania e Puglia.
Il risultato complessivo ha visto il mantenimento degli assetti politici locali per le coalizioni nazionali di centro-destra e per il progetto di “campo largo” del centro-sinistra, riconfermatesi rispettivamente in tre regioni a testa (un caso a parte riguarda la Valle d’Aosta, regione a statuto speciale come la Calabria e con una legge elettorale differente).
Ma è nei risultati specifici di questi ultimi due giorni che si osservano dei segnali attorno alla tenuta dell’unione delle forze di centro-sinistra (Partito Democratico, MoVimento 5 Stelle, Alleanza Verdi Sinistra, Italia Viva e Azione) rispetto alla maggioranza di governo.
Le nette affermazioni in Puglia e Campania, sommate a quanto avvenuto in Toscana il mese scorso, non rappresentano una “spallata” al governo nazionale, come veniva auspicato ai vertici delle forze di opposizione (dal momento che le tre Regioni in questione sono orientate a sinistra), ma di “una possibile alternativa” alle proposte politiche del centrodestra.
Al netto dei vincitori e dei vinti, però, la forza che ha dominato anche questa tornata elettorale è stata quella dell’astensionismo, la cui tendenza continua a crescere inesorabilmente tra la popolazione: stando ai dati forniti dal Ministero dell’Interno, infatti, l’affluenza complessiva alle urne si è fermata al 43,66%.
Un tracollo complessivo di oltre dieci-dodici punti per le tre regioni rispetto alle elezioni regionali del 2020, nel quale la Puglia è stata la regione con il dato più basso della tornata elettorale (meno del 42% di votanti).
La fine di un’era – Zaia, De Luca e Emiliano lasciano la guida delle loro Regioni
La tornata elettorale appena conclusa segna anche la fine di un’era per i governatori uscenti del Veneto, della Campania e della Puglia.
Si sono chiuse infatti le gestioni di Luca Zaia, Vincenzo De Luca e Michele Emiliano per il sopraggiunto limite di mandati consecutivi, oggetto negli ultimi tempi anche di un acceso confronto con il governo nazionale a colpi di carte bollate e di leggi regionali (come nel caso della Campania, sebbene in seguito definita incostituzionale) per le quali, alla fine, è dovuta intervenire la Corte Costituzionale che ha stabilito come il limite di due mandati consecutivi stabilito dalla legge 165 del 2004 riguardi anche i Presidenti di Regione (l’eccezione rappresentata da Luca Zaia, con i suoi quindici anni alla guida della Regione Veneto, è dovuta alla tardiva ricezione della legge da parte della Giunta Regionale veneta).
I loro posti sono stati presi rispettivamente dal leghista Alberto Stefani, vincitore per il centrodestra contro il candidato Giovanni Manildo; dall’ex Presidente della Camera dei Deputati in quota M5S Roberto Fico, che ha battuto nettamente l’attuale Viceministro degli Esteri Edmondo Cirielli (Fratelli d’Italia) e, da ultimo, dall’europarlamentare e ex sindaco di Bari Antonio Decaro, che ha ottenuto una vittoria schiacciante nei confronti del candidato civico sostenuto dal centrodestra Luigi Lobuono.
NdA: L’immagine di copertina è stata realizzata con l’utilizzo di software di creazione immagini IA di Dezgo su input testuale dell’autore del presente articolo.