Il diritto alla salute mentale tocca tutti noi: l’Italia deve garantirlo e combattere lo stigma

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Per secoli si è ritenuto che il disagio psicologico fosse un qualcosa di accidentale, facilmente risolvibile rispetto alla salute fisica. Oggi la medicina, grazie all’intervento della psicologia e ai progressi della psichiatria, ritiene che la salute mentale sia un qualcosa di specularmente pari alla salute fisica e che dunque tutti nella nostra vita prima o poi ci troveremo, con ogni probabilità, a dover affrontare problemi psicologici di diversa entità.

Nonostante in Italia ci siano ben 17 milioni di persone, secondo le stime, a soffrire di problemi di salute mentale, il sistema sanitario italiano non è preparato a curare tutti. Se confrontiamo l’Italia con altri Paesi europei, notiamo che gli investimenti sulla sanità psichiatrica sono nettamente inferiori nel nostro Paese: in Belgio i posti letto sono 137 per 100.000 abitanti, in Germania 128, in Francia 83, in Spagna 36, in Italia soltanto 9 (Eurostat, 2018). Infatti, se da un lato la rivoluzionaria legge Basaglia del 1978 aveva contribuito ad indebolire lo stigma delle cure psichiatriche chiudendo definitivamente ospedali psichiatrici e manicomi, dall’altro ha fatto sì che il numero di posti letto per i pazienti psichiatrici in Italia diminuisse vertiginosamente.

Posti letto di psichiatria ogni 100.000 abitanti. Dati: Eurostat (2018)

Ad aggravare la situazione italiana è il forte pregiudizio che ancora spinge la popolazione ad essere reticente nell’affrontare problemi di ordine psicologico: in Italia si ha difficoltà a trattare la malattia psichica con la stessa serietà con cui si tratterebbe il malessere fisico. La pandemia di covid-19 ha messo ancor più in luce una situazione di assoluta necessità e urgenza, definita da molti media come una vera e propria “seconda pandemia”: quella di chi soffre di disturbi psicologici e psichiatrici e che non riesce ad accedere alle cure sanitarie fondamentali, causa scarsità di risorse e di personale, e investimenti sempre minori. Come riporta La Repubblica, nel mondo, dall’ inizio della pandemia, sono quintuplicate le persone che soffrono di disturbi depressivi, con un tasso di incidenza di problemi psichici sulla popolazione mondiale che è passato dal 6% al 32% in circa un anno.

Fino a qualche anno fa si tendeva a dividere le persone in modo molto netto e a trattare il paziente psichiatrico come un “condannato”. Ci sono i sani e ci sono i malati, con poche alternative nel mezzo. Oggi la psicologia e la psichiatria abbracciano un approccio completamente differente, basandosi sull’idea che la salute mentale, nel corso della vita di ogni essere umano, oscilli all’interno di uno schema molto più fluido di quello che può sembrare. Così, allo stesso modo di quanto avviene per la salute fisica, accade che in certi momenti della nostra vita le nostre condizioni psicologiche si aggravino e che poi, grazie alle cure e agli interventi terapeutici, queste migliorino nuovamente. Se ci rompessimo un braccio o ci operassimo di appendicite non ci descriveremmo mai come individui cronicamente malati, quanto piuttosto ricorderemmo quel dato momento della nostra biografia come un momento in cui abbiamo necessitato di un gesso e di qualche seduta di fisioterapia. Allo stesso modo avviene per la salute mentale: la maggior parte delle persone si trova ad aver bisogno di determinate cure in determinati momenti della sua vita, quando verifica un aggravarsi delle proprie condizioni.

Foto presa da: ilfattoquotidiano

Considerando in questo modo il malessere psichico, lo stigma che vuole puntare il dito contro il “pazzo” e riconoscere il mondo circostante come l’ambiente dei “sani” viene completamente annientato. Tutti noi potremmo ritrovarci a necessitare di cure psichiatriche nell’arco della nostra vita e l’Italia è ancora molto lontana dal riuscire ad assicurare a tutti gli adeguati servizi sanitari. Le ASL stanziano circa 3% dei fondi a disposizione per la salute mentale, laddove Paesi come Francia, Germania e Regno Unito raggiungono il 7, 8 e 8.5%, come evidenzia Massimo Di Giannantonio, presidente della Società Italiana di Psichiatria, in un articolo de La Repubblica.

È evidente, dunque, il bisogno di un dibattito che coinvolga le istituzioni, ma anche i luoghi pubblici di formazione ed istruzione, come Università e scuole. Il diritto alla salute è tutelato dall’articolo 32 della nostra Costituzione ed è un pilastro fondamentale della democrazia italiana.

La Repubblica tutela la salute come fondamentale diritto dell’individuo e interesse della collettività, e garantisce cure gratuite agli indigenti.

Art. 32 Costituzione della Repubblica Italiana

Autore

Maria Chiara Cicolani

Maria Chiara Cicolani

Vice Direttrice

Sono Maria Chiara e nella vita voglio andare controcorrente. Mi piacciono (in ordine casuale e non di importanza): i libri, il sesso, il vino rosso, le donne che non giudicano le altre donne, i ravioli cinesi, i bambini che urlano quando giocano, il caffè al bar la mattina, i video di gatti che fanno cose buffe e l’acqua frizzante. Studio filosofia e vivo a Roma.

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