Pornogram: cosa c'è dietro il film porno?

Da tempo, ormai, il porno sembra allontanarsi sempre più dal mondo del cinema e avvicinarsi, invece, a quello dei social network: OnlyFans ne è un esempio. Perché? È una questione di realismo, identificazione e relazione con lo spettatore

La più significativa innovazione nel campo dei film studies, nel corso dell’ultimo decennio, è la corposa e consapevole ibridazione di questi ultimi con le neuroscienze. Un sodalizio interdisciplinare che, come avviene per le leghe metalliche, ha irrobustito l’incisività sia dei primi che delle seconde. Sulla scorta della direttrice di ricerca venutasi così a tracciare, il dibattito sulla potenzialità immersiva del cinema si è progressivamente evoluto, incorporando alcune scoperte riguardanti la ricezione delle immagini da parte del cervello, oggetto di studio rilevante poiché considerato sineddoche del corpo. Questa rivalutazione dell'aspetto corporale della visione del film, valutata in precedenza come un'esperienza del tutto soggettiva, impossibile da cogliere pienamente a livello scientifico, ha consentito di porre l'attenzione sulle risposte neurali associate ad alcune particolari inquadrature cinematografiche, che risultano essere salienti dal punto di vista emotivo. L’operazione ha un significato ben preciso: impostare un'equazione tra il picco di immedesimazione vissuto dallo spettatore in una determinata scena ed il tipo di ripresa che compare nella scena stessa. È stato dimostrato, per esempio, che i primi piani sono estremamente coinvolgenti, poiché, sollecitando i neuroni specchio in maniera particolarmente vivace, fanno sentire il pubblico quasi "toccato" da ciò che accade sullo schermo.

Anche la pornografia online utilizza le immagini del volto in maniera strategica, per aumentare l'impressione identificativa del consumatore. Ma i video porno fruibili su piattaforme dedicate non sono più film, questo è il punto. Lo sono stati quando gli spettatori frequentavano i cinema erotici, in uno strano limbo di pubblica intimità, ma con l'avvento di Internet hanno mutato la loro natura. Così la pornografia, per non risultare ripetitiva e banale, ha dovuto trovare nuove vie per risultare credibile agli occhi saturi dello spettatore. Seguire queste vie significa percorrere una strada fatta di visi, dal primo piano limpido ed indiscutibile del cinema fino al volto censurato della pornografia, alla ricerca di cosa possa essere diventato l'attuale video porno, ora che esso non è più film.

Erotico troppo erotico. I primi piani in Persona di Ingmar Bergman

Il primo piano al cinema rappresenta il compimento di un'impresa erotica. L’estremo coinvolgimento emotivo rilevato nelle risposte neurali di chi guarda è dettato dalla perfetta visibilità del movimento sullo schermo, che può essere seguito dallo spettatore in ogni suo dettaglio, grazie alla vicinanza estrema dell'inquadratura. Questa prossimità non è solo effettiva, ma anche concettuale, poiché provoca il riconoscimento di un’identità, ossia quella che sta dietro al movimento osservato e che coincide con un essere umano, proprio come lo spettatore. L'umanità non solo del personaggio, ma anche del regista che muove la macchina da presa, non può essere più evidente, infatti, che in un'inquadratura dove ci si ritrova occhi negli occhi, separati da uno schermo che sembra farsi sempre più sottile, per rendere possibile il tocco, l’immedesimazione, il vibrare di una comunanza profonda. Lo sa bene Ingmar Bergman, che nel suo capolavoro Persona del 1966, dona agli occhi dello spettatore uno specchio con il quale intraprendere la più erotica delle relazioni, quella di osservazione della propria immagine riflessa. In una sequenza chiave del film le due protagoniste, l’infermiera Alma (Bibi Andersson) e l’attrice Elisabeth (Liv Ullman) sono riprese in un primissimo piano che è la descrizione materica della loro relazione, attorno alla quale si articola tutta la narrazione. Le figure dei loro visi si fondono in un volto unico attraverso un processo dissolutivo, che spinge chi guarda all'imitazione, fino ad un contatto estremo con il proprio io. Questa scena descrive simbolicamente la modalità di coinvolgimento fusionale tipica del cinema, della quale Persona può rappresentare l'archetipo. A partire dal movimento sensibile del viso in scena, che lo spettatore può seguire minuziosamente in ogni suo dettaglio, prende avvio un processo metaforico di riconoscimento nel personaggio, che a volte procede persino fino all'identificazione nella personalità del regista, tramite le mediazioni rappresentate dalla comune umanità dei soggetti coinvolti. Una fusione erotica che è il punto apicale dell'arte cinematografica, dove chi guarda può, per un momento, dimenticarsi di sé e muoversi del movimento di un altro. La tecnica più adatta a tal fine è il primo piano, la visibilità assoluta del volto, dispositivo garante di un’intima comunanza costitutiva.

Persona, Ingmar Bergman, 1966

Pornografia, identità, relazione

Allucinante per il gusto dei dettagli, purgata di ogni segreto a forza di segni troppo esatti, la pornografia spoglia il corpo di tutti i suoi rinvii, per lasciarlo alla pura concupiscenza dello sguardo, dove la prossimità assoluta, la presenzialità totale di un corpo senza difesa, senza spazio per arretrare, decreta la fine dell’interiorità e dell’intimità, il crollo di tutte le metafore e di tutte le allusioni che, materializzate, sprofondano nell’opacità del reale.
Umberto Galimberti, Le cose dell'amore, p.56

Il realismo sovrabbondante della pornografia recide lo slancio identificativo, poiché dove tutto è esibito non esiste la metafora e non è contemplata l’allusione. Nel materiale pornografico non è presente alcun vuoto, dunque ad esso non è concessa la credibilità che la visibilità assoluta ha al cinema. I video porno mainstream, aldilà della pulsione dell’eccitazione, non sono in grado di soddisfare il bisogno di identità del consumatore, poiché la rappresentazione dell’atto sessuale è così eccessiva nella sua messa in mostra della realtà da sconfinare nella non plausibilità. Per questo, la verosimiglianza va spesso cercata oltre ciò che si vede. Ne è esempio lampante il porno amatoriale, dove, nonostante nella maggior parte dei casi gli attori coinvolti siano professionisti, l'immedesimazione è garantita al consumatore in forza della realtà identitaria dei protagonisti, presentati come persone autentiche che fanno sesso autentico, riprendendosi solo per dare sfogo al loro esibizionismo, non di certo perché quello è il loro mestiere. O ancora, ad uno stadio ulteriore, l’alt porn, che promette una relazione empatica all’utente attraverso la descrizione di gusti, passioni, interessi ed abitudini delle protagoniste delle immagini. Le connotazioni delle attrici dei materiali proposti su questi siti vanno ben oltre le caratteristiche fisiche e le preferenze inerenti alla sfera sessuale; arrivano a toccare la dimensione psico-sociale, le scelte etiche personali, fino a raggiungere una precisione identitaria impressionante, come nei casi in cui le ragazze rendono pubblica la loro wishlist di Amazon o alcune pagine del loro diario. La sensazione di fondo è quella che l’interesse per le immagini derivi non dal loro contenuto, ma da un elemento esterno, ovvero l’identità che sta dietro alle rappresentazioni dei soggetti e che deve essere autentica a tutti i costi. Tale garanzia richiesta dal pubblico sembra particolarmente rassicurante ed efficace e rientra, con tutta probabilità, anche nella spiegazione di altri due fenomeni socio-comunicativi estremamente diffusi: il sexting e l’enorme fiducia nel successo delle dating app.

Ogni tuo desiderio è un ordine

In definitiva, il realismo a cui la pornografia deve ambire per spingere lo spettatore all’immedesimazione non risiede nell’immagine, ma aldilà di essa, nella rete di relazioni che il contenuto riesce a creare. Inoltre, alcune caratteristiche che accomunano le piattaforme dedicate alla pornografia sul web (quali l’aspetto di un grande archivio, la ricerca del video giusto mediante parole chiave, la possibilità di muoversi liberamente fra le scene fino alla costruzione della combinazione di atti più idonea ai gusti del consumatore) costringono a constatare una distanza incolmabile tra la pornografia contemporanea ed il film, avvicinando la prima, invece, a tutt’altro assetto mediale: quello dei social network.

L’identificazione reticolare garantita da un sito che consente allo spettatore di scegliere i materiali combinando le sue preferenze, che gli permette di collegarsi con figure in cui si riconosce, con cui condivide delle scelte esistenziali (dei veri e propri “amici”) e che riesce a colmare il bisogno di immedesimazione tramite un meccanismo di compilazione di un profilo, fatto di desideri estremamente personali e sempre accontentabili, va ad operare esattamente con gli stessi strumenti messi in campo dai principali social network esistenti, con la sola differenza che questi ultimi escludono dal loro discorso la sfera sessuale. La vicinanza fra social e piattaforme di pornografia online si fa poi estrema a livello di forme di interazione con il pubblico, se si pensa alla strategicità con cui le immagini del volto vengono utilizzate. Lo sfondo neutro che precede l’inserimento della foto profilo sui social network, raffigurante una sagoma irriconoscibile, rappresenta un chiaro invito alla sostituzione rivolto all’utente, che dovrà inserire su quel supporto una sua fotografia, per essere identificato da tutti come possessore dell’account. Allo stesso modo, quando i visi dei protagonisti dei video pornografici vengono censurati, e ciò accade soprattutto quando il materiale esibisce l’etichetta di “amatoriale” o quella di “reale”, la mossa della cancellazione del volto non riguarda una questione di privacy degli attori che, come già accennato, sono quasi sempre dei professionisti. La censura del volto, contrapposta all’esibizione del corpo è un invito allo spettatore, che può immedesimarsi nella scena grazie alla rete identitaria realistica venutasi a costruire aldilà dell’immagine, per poi sostituire il suo viso a quello mancante degli attori, partecipando così ad un rapporto sessuale che è perfetto, poiché soddisfa tutte le sue richieste.

VISIbilità: il futuro del porno è social

L’identificazione, al cinema, è basata sulla visibilità assoluta e sta tutta nella potenza dell’immagine, che, nella relazione con lo spettatore, è dotata di vita autonoma e possiede in sé stessa una credibilità non bisognosa di giustificazioni ulteriori, poiché quella credibilità risiede nei movimenti, nei dettagli, nell’intima realtà delle espressioni messe in luce dai primi piani.

Lo straniamento derivante dal realismo sovrabbondante della pornografia invece, va mitigato. Per questo motivo la censura del volto tende ad associarsi, nei materiali pornografici online, ad una dichiarata autenticità dell’identità dei protagonisti ripresi nei video, e si realizza in un nascondimento totale e strategico dei loro visi, contrapposto all’esibizione dei loro corpi. Ciò è evidente testimonianza di un meccanismo di interazione col pubblico opposto a quello cinematografico, e priva definitivamente il materiale pornografico del suo carattere filmico. Il percorso di autolegittimazione della pornografia, infatti, il suo iter di ritorno alla plausibilità, è reso possibile dalla creazione di un’ossatura reticolare del tutto esterna all’immagine, le cui maglie sono composte dalle preferenze e dai gusti del consumatore. Se queste inclinazioni tutte personali, espresse nelle scelte che le piattaforme permettono all’utente, esulano dalla sfera sessuale, la relazione che si instaura durante la fruizione di materiale pornografico diventa molto simile a quella che viene a crearsi con la propria rete virtuale di interessi sui social network. Così come avviene con un profilo Facebook o Instagram, anche su Pornhub e Youporn il consumatore diventa progressivamente il protagonista assoluto del video, mediante un processo di personalizzazione dell’esperienza visiva, che culmina nella sostituzione del volto censurato degli attori con il proprio, in modo tale da rendere l’identificazione piena e completa. L’esperienza visiva su Pornogram, l’ipotetico social pornografico (quello che presto potrebbe diventare il già esistente Onlyfans), promuoverà dunque l’esercizio di un’autoreferenzialità stretta, strettissima sul sé del consumatore e lontana, lontanissima da quell’alterità viva che convoca all’incontro erotico e fusionale, di cui il film è fonte inesauribile.

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