LSD: un caleidoscopio di emozioni 

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Nella vita fai e impari tante cose. Che il fuoco scotta te lo insegnano i tuoi genitori prima che tu sappia parlare, eppure niente riuscirà ad impedirti di toccarlo ed ustionarti, fiamma contro pelle, almeno per una volta. Sarà il brivido del rischio o la sete di conoscenza a farti muovere la mano? Qualunque sia il motivo, sta di fatto che non è la bruciatura a renderti automaticamente una persona più consapevole, anzi. Diventi matura quando capisci che la fiamma ti farà del male e, guardando la legna ardere, intuisci già i rischi del gesto e decidi di prevenirne il dolore. Allo stesso modo, non è provando una droga che se ne acquisisce l’immunità o il diritto di parlarne. 

I dati e lo stigma

Il Global Drug Survey 2021, riportato anche da Il Sole24ore, ha raccolto i dati sulle dipendenze da alcol e droga di migliaia di persone in 22 diversi paesi. Dall’analisi, emerge che il 32.3% degli intervistati ha fatto uso di LSD o altri allucinogeni almeno una volta nella vita, anche se i numeri sono in calo negli ultimi anni (anche a causa della pandemia). Sebbene si possa registrare un incremento complessivo del consumo di sostanze stupefacenti, occorre ribadire che una delle principali fonti di dipendenza, con tutti gli effetti collaterali e pericolosi che comporta, rimane l’alcol, che viene consumato in media dal 98% del campione globale.

Spesso, le persone tendono a trattare le droghe come unico magma di sostanze stupefacenti, innominabili ed inavvicinabili. Questo generalmente accade perché, senza rendercene conto, siamo vittime della stigmatizzazione che continua ad avvolgere il mondo delle droghe e che ha contribuito a farle precipitare in fondo al baratro delle cose più umilianti e diffamanti che possano esistere. 

E no, non sto usando un’iperbole per descrivere il percepito comune che si ha degli stupefacenti: se ti droghi, prima sei un malato e poi un fallito, senza alcuno scampo. 

Quello che non si capisce (o che si finge di non capire), però, è che ignorare qualcosa non implica che questa non esista: non conoscere le droghe, le loro potenzialità, i loro effetti e anche i loro rischi costituisce non solo una grave mancanza ma anche un grande pericolo. La consapevolezza di noi stessi e di ciò che ci circonda comincia infatti dall’apprendimento, più lucido e completo possibile, della realtà in cui viviamo: solo così possiamo sfruttarne a pieno le possibilità, costruire noi stessi e realizzarci come persone, evitando il più possibile di essere infelici o di farci del male.

La maggior parte delle persone viene semplicemente terrorizzata all’idea di farsi, tanto da ignorare completamente l’esistenza della droga, con tutti i rischi e le potenzialità che essa comporta. E cosa accade quando, all’improvviso o per caso, questa fa capolino nella nostra vita? Succede che i rischi di farne un uso non consapevole aumentano, e anche parecchio. 

Tutto questo per dire che la strategia del taboo-proibizionista (come ci insegna la storia) non può funzionare. È quindi indispensabile prendere atto dell’esistenza degli stupefacenti e dell’influenza che essi hanno, direttamente o indirettamente, sul nostro vissuto. Sicuramente, la difficoltà che ho riscontrato nel reperire articoli scientifici ed attendibili in merito non è affatto confortante, e mi rende ancora più convinta dell’urgenza e dell’importanza che questa tematica abbia nella nostra società.

LSD: una storia stupefacente

Innanzi tutto, l’LSD è l’acronimo di “dietilamide dell’acido lisergico”, termine che effettivamente suona davvero poco cool per essere una droga allucinogena. Di fatto, è una sostanza semisintetica molto complessa, derivante dal processamento dell’Ergot, un composto prodotto dal fungo parassita della segale. LSD è un acido, sì, non ci spaventiamo. Ora che lo abbiamo appreso, è nostro compito tentare di spogliare questo termine da tutti i significati stigmatizzanti e svilenti da cui è stato visceralmente impregnato in decenni di moralismo vuoto e cattolicesimo imperante.

Senza alcun dubbio, la sua scoperta è stata sicuramente “stupefacente” e, come ogni scoperta che si rispetti, anche quella dell’LSD è avvenuta per caso. Le sue proprietà psichedeliche sono state evidenziate quando Hofmann, il primo scienziato ad aver isolato la sostanza, assorbì erroneamente poche gocce di LSD che gli caddero sulla mano durante alcuni esperimenti nei laboratori di Basilea. Poco tempo dopo, decise di assumerne volontariamente una dose completa di 250µg, molto superiore rispetto alle dosi attualmente consigliate in relazione a vari parametri fisici. Non avvertendo inizialmente alcun effetto, dopo circa un’ora lo scienziato decise di prendere la bici e dirigersi a casa insieme al collega. Durante il viaggio però, le sue percezioni cominciarono ad alterarsi: il paesaggio attorno a lui diventò il principale protagonista di quello che è stato definito il primo trip intenzionale provocato dall’LSD. Per questo quel giorno, il 19 aprile del 1943, è stato definito il “Bicycle Day”.

Attualmente, LSD viene assunta sotto forma di “francobolli” di carta assorbente o, più raramente, come compresse di gelatina. Le dosi consigliate variano generalmente in un intervallo di 50-100µg (cioè 0,05-0,1 mg), in relazione ai parametri psicofisici del soggetto e all’intensità desiderata.

Amanda Feilding: la contessa dell’acido lisergico

Se Hofmann è stato il chimico famoso per aver effettuato il primo viaggio documentato sotto LSD, Amanda Feildingè sicuramente una delle scienziate più avanguardiste nel campo degli allucinogeni. Dopo aver accidentalmente sorseggiato, a sua insaputa, uno speciale caffè corretto all’LSD nel 1965, Feilding ha dedicato anima e corpo alla scienza, letteralmente. Incantata dalle connessioni neuronali e dalle straordinarie capacità dell’acido di alterare e potenziare il sistema nervoso, Feilding studia la sostanza con un’indagine ad ampio spettro, senza porre limiti alla sua continua ricerca. Nel 1970, quando aveva appena 27 anni, è diventata famosa per essersi volontariamente trapanata il cranio. Vi chiederete perché l’abbia fatto. La risposta è semplice: per la scienza. L’obiettivo era capire se una piccola apertura a livello delle fontanelle avrebbe potuto espandere le capacità percettive dell’individuo, modificando la distribuzione dei fluidi cerebrali e riequilibrando la pressione delle pulsazioni sanguigne che arrivano al cervello, favorendo anche la rimozione delle molecole tossiche che vi si accumulavano. Come lei stessa afferma, dopo la trapanazione ha avvertito un miglioramento della sue condizioni psico-fisiche, soprattutto per quanto concerne la qualità dei sogni, che sono risultati meno carichi di ansia.

Dopo aver fondato la Beckley Foundation, Feilding ed il suo team hanno iniziato a studiare gli effetti benefici e neurogenetici di molti allucinogeni (come l’ayahuasca), che potrebbero essere utilizzati in futuro per rimediare ai danni causati dalle malattie neurodegenerative come l’Alzheimer, o curare la depressione.

Ma quindi, come faccio a vedere i draghi? (Spoiler: non puoi)

Stando alle voci che si tramandano in giro, spesso i trip sono rappresentati in maniera disorientante e falsata. Al contrario dell’immaginario comune, infatti, chi si fa di LSD non si immagina creature fantastiche e non vede nemmeno una realtà distorta con il fish-eye, diversamente da quanto si può apprezzare nella maggior parte dei film che trattano l’argomento. A dire il vero, l’effetto che generalmente si ha è un’iper-sensibilizzazione dell’ambiente che ci circonda, accompagnata da sensazioni estranianti e disorientanti che danno vita ad un’atmosfera surreale e distaccata dalla realtà tangibile. Quindi niente draghi, al massimo alberi che parlano o oggetti che prendono vita. Quello che più sorprende è che l’LSD non è una sostanza eccitante, al contrario di molte altre droghe.

Dal punto di vista biochimico, infatti, l’LSD è un inibitore, cioè una molecola che blocca l’azione di specifiche cellule bersaglio legandosi a dei recettori presenti sulla superficie dei neuroni: in sostanza, il legame invia un  segnale di “stop” al nostro organismo, bloccando delle connessioni fondamentali ed alterando di conseguenza le nostre percezioni fisiologiche. 

In poche parole, nel cervello abbiamo dei gruppi di neuroni, chiamati neuroni filtro, che agiscono da setaccio, consentendoci di elaborare e sentire solo alcune delle migliaia di stimoli che percepiamo ogni giorno. In pratica, funzionano da “scolapasta”, decidendo cosa farci o non farci sentire in maniera del tutto indipendente dalla nostra volontà. Sembra assurdo, ma in condizioni normali riusciamo a percepire e a prendere consapevolezza solamente di una percentuale molto bassa della realtà in cui viviamo. É facile comprendere come questo meccanismo risponda ad una necessità evolutiva di auto-conservazione essenziale: se non avessimo questo sistema di filtrazione, vivremmo in una condizione di caos permanente di iper-stimolazione.  

Ma cosa c’entra l’LSD in tutto questo? 

L’LSD, legandosi a questi neuroni, spegne l’attività di filtro: inibendo i blocchi, permette all’organismo di percepire la realtà al massimo della sua potenza, consentendogli di assorbire intensamente tutto ciò che viene vissuto. 

Ed è proprio da ciò che derivano gli effetti più pittoreschi della sua assunzione, come le allucinazioni, le forme pulsanti o i colori distorti, che dipendono dall’eccitazione della corteccia visiva, olfattiva e, più in generale, degli organi deputati all’elaborazione degli stimoli sensoriali.

A questo proposito, trovate qui uno sneak peek dell’intervista ad unə giovane studentə che ha fatto uso per la prima volta di LSD qualche mese fa. Tra le varie domande, gli ho chiesto se avesse provato sensazioni o emozioni inusuali, mai sperimentate prima. Questa è stata la sua risposta: 

“Nel tardo pomeriggio, sempre durante il trip, mi hanno invitatə ad un evento in un collettivo. Io ho risposto con un vocale al limite dell’assurdo, dicendo cose che in quel momento sembravano così maledettamente logiche ed ovvie ma che, a posteriori, sono del tutto no sense. Nello specifico, citando testualmente, ho risposto: “qualcuno che fa le mie veci ci sarà, ma non ci sarà l’io di adesso, perché da ora fino a stasera c’è così tanto tempo e muterò così tante volte che è difficile dire se sarò effettivamente presente”. Una delle cose che infatti può succedere sotto l’effetto dell’ LSD è la disintegrazione dell’io interiore, come è capitato anche a me. È un po’ come diceva Socrate con la maieutica: prima hai una distruzione completa (pars destruens) e poi ricostruisci lentamente la tua identità (pars costruens). Al termine di quest’opera faticosa, comprendi quanto alla fine sia bello e rincuorante essere tornatə te stessə”.

Come chiarisce Dronet, il portale Nazionale sulle Dipendenze, il meccanismo chimico dall’LSD è anche il principale responsabile del suo effetto prolungato, che infatti può durare dalle 6 alle 12 ore. L’allucinogeno va a legarsi  all’interno di una specifica “tasca” presente nella struttura di una proteina sulla superficie dei neuroni, con un meccanismo chiave-serratura. Ce lo dobbiamo immaginare come una mano chiusa attorno ad un pugno, come quando giochiamo a “sasso carta forbici”: l’LSD è il pugno, mentre la mano è il recettore proteico che la accoglie al suo interno.

Tale interazione permette di racchiudere e proteggere la molecola di LSD, comportando che questa venga degradata molto lentamente dal nostro organismo: in questo modo, l’effetto continua a protrarsi nel tempo, innescando nuovi circuiti nervosi che alterano profondamente le nostre sensazioni. 

Gli effetti mistici: good trip o bad trip

Sebbene esistano degli effetti generalmente riconosciuti e scientificamente comprovati, essi variano molto in relazione allo stato emotivo, all’ambiente in cui ci si trova nel momento dell’assunzione e alle caratteristiche psicofisiche del consumatore. A tal proposito, per avere anche un’idea più chiara del caleidoscopico ventaglio di emozioni e conseguenze che gli allucinogeni possono avere su diverse persone, si consiglia il docufilm Netfllix “Have a good Trip: adventures in psychedelics”, in cui molte celebrities raccontano e spiegano le loro esperienze personali sull’assunzione di allucinogeni. 

In generale, è possibile affermare che LSD abbia effetti molto impattanti sul nostro modo di percepire, quali allucinazioni e distacco dalla realtà. Secondo Dronet.org, il portale Network sulle dipendenze in collaborazione con il dipartimento Politiche Antidroga del della Presidenza del Consiglio dei Ministri, gli effetti principali dell’LSD consistono in alterazioni dello stato della coscienza e della percezione spazio-temporale, che possono arrivare a causare la perdita del concetto di individualità, con senso di espansione di corpo e mente. 

good trip possono, però. alternarsi a ricadute ed immagini grottesche: se la sua assunzione apre la porta all’inconscio, questa può anche spalancare la strada alle nostre paure e preoccupazioni. Sotto LSD, infatti, le ansie risultano amplificate e totalizzanti almeno quanto le belle emozioni e, se prendono il sopravvento, possono farci precipitare nel vortice del bad trip. L’assunzione dell’LSD deve perciò essere effettuata in totale consapevolezza dei rischi e delle conseguenze che comporta.

Per questo motivo, come rimarca la giornalista con formazione farmacologica Agnese Codignola, è fondamentale prepararsi al trip ed assumere LSD in un ambiente protetto, assicurandoci di essere costantemente affiancati e supportati dal giusto personale specializzato. La funzione disinibente dell’LSD è inoltre alla base della sua capacità slatente: rimuovendo i freni, libera l’individuo e lo apre al mondo ma, al contempo, toglie il guinzaglio anche ai suoi probabili disturbi psichici, finora rimasti nascosti e sotto il controllo del sistema nervoso. Come riportato in un’intervista di RollingStone, secondo Codignola “l’LSD è utilizzato per guarire o per cercare una trasformazione in sé: è un cammino, non una sostanza da abuso come le altre droghe”. 

Molto più di un allucinogeno

La ricerca scientifica sull’impiego terapeutico e sulle potenzialità dell’LSD è ripresa solo negli ultimi anni. Grazie all’ausilio delle neuroscienze, si stanno studiando i meccanismi con cui si attua l’effetto indotto dagli allucinogeni per elaborare trattamenti che mirano a confinare o curare molte patologie psichiatriche, dalla depressione alle dipendenze, fino ai disturbi neurodegenerativi.

É, perciò, fondamentale che la scienza faccia il suo corso, supportata e non limitata dalle concezioni socio-culturali del periodo in cui viviamo. Queste, come ancelle, devono che solo accompagnare le ricerche scientifiche e le curiosità personali, purché vengano fatte con consapevolezza, senza però ostacolarle.

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