L’FBI indaga sull’aggressione a Ilhan Omar a Minneapolis

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Il giorno dopo l’aggressione alla rappresentante somalo-statunitense Ilhan Omar durante un comizio pubblico a Minneapolis (Minnesota), l’FBI ha ufficialmente avviato un’indagine sull’accaduto e per accertare se l’assalto condotto dal cinquantacinquenne Anthony James Kazmierczak, attualmente in custodia presso la prigione della contea di Hennepin con l’accusa di aggressione di terzo grado, possa rappresentare un reato federale per l’aggravante di aver coinvolto un membro del Congresso statunitense.


Un riepilogo dell’aggressione a Ilhan Omar

Uno scatto che ritrae Ilhan Omar in visita al Parlamento Europeo con una delegazione di rappresentanti del Congresso statunitense (fotografia di Daina Le Lardic / European Union, © European Union, 1998 – 2026) Fonte immagine: Wikimedia Commons

L’attacco alla rappresentante democratica del Minnesota è avvenuto lo scorso martedì sera, durante un evento organizzato dalla stessa Ilhan Omar (a sinistra, NdA) in una sede municipale della città divenuta nelle ultime settimane teatro degli efferati omicidi di Renée Nicole Good (7 gennaio) e di Alex Pretti (24 gennaio) da parte degli agenti federali dell’ICE (Immigration and Customs Enforcement).

Stando alle immagini e alle riprese che hanno documentato l’accaduto, la donna aveva da poco iniziato a tenere un discorso fortemente critico dell’operato degli agenti dell’ICE nella città oltre che a livello nazionale.
Proprio nel momento in cui la Omar si stava rivolgeva al pubblico richiedendo con forza le dimissioni dell’attuale guida del Dipartimento della Sicurezza Interna statunitense Kristi Noem o la sua messa in stato d’accusa (impeachment) l’uomo, seduto tra le prime file della sala, si è avvicinato per lanciarle un liquido inizialmente sconosciuto contenuto in una siringa (in seguito identificato come aceto di mele) e per rivolgerle improperi prima di essere tempestivamente bloccato dagli agenti della sicurezza interna della deputata.
L’assalto non ha procurato lesioni alla Omar, la quale ha scelto di concludere il proprio intervento tra gli applausi dei presenti mentre il suo aggressore veniva arrestato dalle autorità locali giunte sul posto.
In seguito, lo staff della rappresentante del Congresso ha pubblicato un breve comunicato sulla pagina X di Ilhan Omar dove veniva ribadito come la donna avesse scelto di proseguire l’incontro con la cittadinanza per “non indietreggiare e darla vinta ai bulli”.

Nelle ultime ore, poi, sono cominciati ad emergere ulteriori dettagli attorno alla figura dello stesso Kazmierczak, la cui fedina penale risulterebbe macchiata da una condanna per furto d’auto nel 1989 e da numerosi arresti per guida sotto effetto di sostanze stupefacenti e che – in aggiunta – si colloca tra i più vividi sostenitori delle politiche di Donald Trump.


Donald Trump contro Ilhan Omar – Uno scontro che si protrae da tempo

“I don’t think about her. I think she’s a fraud. I really don’t think about that.
She probably had herself sprayed, knowing her.”

(Donald Trump in merito all’aggressione subita da Ilhan Omar, 28 gennaio 2026)

Queste le parole con le quali ieri il presidente statunitense Donald Trump ha commentato l’aggressione subita da Ilhan Omar durante un’intervista telefonica alla corrispondente politica di ABC News, Rachel Scott.

Accuse roboanti quella portate avanti da Trump nei confronti della Omar, dove l’insinuazione (non supportata da prove fattuali) di un gesto orchestrato ad hoc dalla rappresentante democratica dello stato del Minnesota diventa l’ennesimo tassello da aggiungersi in una più ampia nonché violenta campagna denigratoria portata avanti dalla Casa Bianca nei suoi confronti.
Una campagna reiterata dallo stesso Trump anche in occasione di un comizio pubblico organizzato e
tenuto poche ore prima dell’aggressione della Omar nella cittadina di Clive (Iowa). Un evento nel quale il presidente statunitense aveva lanciato accuse pesanti come quella di “non amare gli Stati Uniti d’America” e di ”venire da un paese [la Somalia, NdA] che è un disastro, che non è nemmeno una Nazione”.

Questo scontro fatto di retorica virulenta e attacchi sempre più insistenti si protrae da molti anni, più precisamente da quando – nel pieno del primo mandato presidenziale di Trump – quattro donne del Partito Democratico (nonché emblema delle comunità minoritarie presenti nel Paese, come nel caso della palestino-statunitense Rashida Tlaib e della somalo-statunitense Ilhan Omar) hanno fatto il loro ingresso nella Camera dei Rappresentanti statunitense in seguito ai loro successi nelle elezioni di midterm del 2018: Alexandra Ocasio-Cortez, Ayanna Pressley, la Tlaib e la stessa Omar, un quartetto che nell’ambito giornalistico statunitense venne allora ribattezzato “The Squad”.

In una prospettiva più ampia, è da quell’anno che ha avuto inizio l’attacco frontale e ad personam verso le nuove leve del fronte democratico più vicine a istanze socialdemocratiche (incarnate da veterani della politica “a stelle e strisce” come il senatore indipendente del Vermont, Bernie Sanders) e con una più marcata sensibilità verso temi di diritti civili e sociali (es. lotta all’immigrazione clandestina) ma anche di politica internazionale (es. sostegno “bipartisan” alle politiche di Israele contro la popolazione palestinese, scontri e contestazioni nei campus universitari).

Con il ritorno di Trump alla Casa Bianca dopo i quattro anni di Joe Biden, l’ostilità verso le già menzionate rappresentanti democratiche è tornata poi a manifestarsi in maniera ancora più energica, legata di pari passo all’implementazione di un’agenda politica ancora più ferma e muscolare per quanto concerne la politica domestica e il profilo internazionale degli Stati Uniti d’America.
Nel corso delle ultime settimane, poi, si è vista una netta accelerazione nella frequenza deg
li attacchi personali da parte della presidenza Trump, che hanno mirato in particolar modo alla rappresentante originaria a Mogadiscio, arrivando anche ad insulti gratuiti come quelli dello scorso 2 dicembre, quando nel pieno di una riunione del gabinetto a Washington D.C., Trump definì la Omar come “spazzatura” al pari della comunità somalo-statunitenseche proprio nello stato del Minnesota ha la sua più nutrita rappresentanza – e dei suoi immigrati.

Il Presidente degli Stati Uniti d’America Donald Trump in un comizio a Clive (Iowa) del 27 gennaio scorso (fotografia di Molly Riley).
Fonte immagine: The White House/Flickr (opera di dominio pubblico)

Fonte immagine di copertina: BpA9543/Wikimedia Commons (licenza d’uso CC BY-SA 4.0)

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