Si aggrava la posizione di Rahmanullah Rakanwal, il cittadino afghano di ventinove anni autore della sparatoria avvenuta due giorni fa a Washington D.C.: nella notte italiana, infatti, è deceduta una delle due persone ferite gravemente durante il conflitto a fuoco, la soldatessa riservista della Guardia Nazionale Sarah Beckstrom. La donna ventenne, originaria dello Stato della Virginia Occidentale e ricoverata in condizioni critiche al George Washington University Hospital della capitale assieme al commilitone ventiquattrenne Andrew Wolfe, è morta dopo un giorno di agonia.
L’annuncio è stato dato dal Presidente degli Stati Uniti Donald Trump dalla sua villa di Mar-A-Lago in Florida durante una videoconferenza con una rappresentanza delle forze armate statunitensi, in occasione delle festività per il Giorno del Ringraziamento.
“Non è più con noi” – ha dichiarato – “e ora ci guarda da lassù, è stata brutalmente attaccata e ora è morta.”
La morte della Beckstrom cambia drasticamente la posizione penale di Rakanwal: i capi d’accusa che verranno formulati nei suoi confronti, come annunciato negli ultimi due giorni da parte della procuratrice statale del District of Columbia Jeanine Pirro, passeranno dal tentato omicidio e possesso di arma da fuoco all’omicidio di primo grado mentre il capo dell’FBI Kash Patel ha dichiarato che le indagini dell’agenzia federale districate tra la capitale statunitense e lo Stato di Washington, dove l’accusato risiedeva con la sua famiglia nella cittadina di Bellingham, riguardano un “atto di terrorismo”.
In ambito processuale, quindi, l’aggressore rischia la condanna all’ergastolo o la pena di morte.
Un breve riepilogo sulla sparatoria di Washington D.C.
Nel primo pomeriggio dello scorso 26 novembre, attorno alla stazione metropolitana di Farragut West nei pressi di Lafayette Square, a circa un isolato di distanza dalla Casa Bianca, si è verificata una sparatoria innescata da Rahmanullah Rakanwal, giunto nella capitale statunitense dopo un lungo viaggio in auto dalla città di Bellingham (Washington), che ha colto di sorpresa i due riservisti della Guardia Nazionale presenti sul posto, i quali – come dichiarato dalla procuratrice Pirro nella conferenza stampa dell’altroieri – “avevano prestato giuramento appena ventiquattrore prima dell’attacco”.
Stando alle dinamiche rese note dalle autorità locali, l’aggressore “ha teso un’imboscata” ai militari e durante lo scontro armato li ha colpiti con almeno cinque colpi di revolver, due dei quali sparati nei confronti del primo militare caduto a terra.
Trasportati rapidamente in ospedale, le condizioni dei due soldati della Guardia Nazionale sono apparse da subito critiche e ora – dopo la morte di Sarah Beckstrom – resta il solo Andrew Wolfe a lottare per la propria vita.
L’annuncio di Donald Trump: “Stop all’ingresso negli Stati Uniti per il Terzo Mondo”
Nelle prime ore della giornata odierna, infine, un messaggio pubblicato dal presidente Trump sulla propria piattaforma social Truth fa il giro del mondo per una decisione senza precedenti nella storia contemporanea degli Stati Uniti, che per molti aspetti riporta indietro le lancette della Storia e che sarà destinata a far discutere a lungo: dalla Casa Bianca si assicura infatti che verrà “sospeso definitivamente l’ingresso degli Stati Uniti d’America ai cittadini dei paesi del Terzo Mondo”, una mossa ancora più drastica rispetto al blocco delle pratiche per i soli cittadini dell’Afghanistan e alla revisione di tutti i protocolli d’ingresso messi in atto durante l’amministrazione Biden, messa in atto “per permettere al sistema statunitense di riprendersi”.
Due parole (maiuscole) nel messaggio del tycoon newyorkese mostrano la granitica determinazione con cui intende tracciare la rotta della nuova America da lui guidata: “reverse migration”, la remigrazione esplicitata in modo diretto da parte di Donald Trump.
In un periodo storico già reso incandescente dalle dure politiche trumpiane sulla lotta all’immigrazione clandestina, portate avanti tra le proteste e le polemiche con il supporto della Segretaria per la Sicurezza Interna Kristi Noem e l’intervento degli agenti federali dell’ICE (Immigration and Customs Enforcement), la sparatoria che ha colpito il cuore degli Stati Uniti può rappresentare il via libera per un drastico giro di vite verso tutte le comunità minoritarie presenti nel Paese.

Fonte immagine: The White House/Flickr (fotografia di Daniel Torok, opera del Governo degli Stati Uniti)
Fonte immagine di copertina: strudelt/Flickr (licenza d’uso CC BY 2.0)