Poche ore fa, nelle prime ore del mattino, le forze israelo-statunitensi hanno lanciato un attacco preventivo congiunto contro l’Iran, dando il via a una serie di massicci bombardamenti nella capitale Teheran – dove numerosi quartieri cittadini sono stati colpiti – e in varie località del paese come Isfahan, Qom, Karaj, Kermanshah e Tabriz.
Stando a quanto riportato dalle autorità iraniane, sia il Presidente iraniano Massoud Pezeshkian che la Guida Suprema Ali Khamamei sono “sani e salvi” e “trasferiti in località sicure”.
La reazione da parte delle forze iraniane è arrivata nel corso degli ultimi minuti, con i primi lanci di batterie di missili dall’Iran diretti verso Israele (che sono stati intercettati dal sistema di difesa missilistica Iron Dome) e le sirene che sono risuonate nella capitale israeliana e a Tel Aviv, ma anche negli Emirati Arabi Uniti e in Giordania, Arabia Saudita, Kuwait e Qatar.
In aggiunta allo scenario bellico in continua evoluzione in Medio Oriente, negli ultimi minuti è arrivata la conferma che i missili iraniani abbiano colpito anche la base della Quinta Flotta statunitense nel quartiere di Juffair della capitale del Bahrein, Manama.
“Ruggito del Leone” e “Furia Epica” – L’attacco congiunto israelo-statunitense e la situazione militare nella regione
Il primo annuncio è stato dato dal Ministro della Difesa israeliano Israel Katz, che nel primo mattino ha illustrato l’operazione militare delle forze di Gerusalemme ribattezzata “Ruggito del Leone” allo scopo di “rimuovere le minacce esistenziali nei suoi confronti” mentre annunciava lo stato d’emergenza immediata in tutto il territorio israeliano prevedendo un’operazione più lunga rispetto alla “Guerra dei Dodici Giorni” scoppiata tra Israele e Iran lo scorso giugno.
A breve distanza dalle dichiarazioni israeliane, anche il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha annunciato l’inizio delle operazioni militari statunitensi (la missione è stata ribattezzata come “Furia Epica”) a supporto dell’alleato israeliano attraverso la propria piattaforma social Truth.
Nelle parole di Trump, l’obiettivo principale della Casa Bianca è quello di “non permettere che l’Iran abbia armi nucleari” e di “proteggere la sicurezza nazionale degli Stati Uniti eliminando la minaccia del regime iraniano”.
Quale è ora la situazione in merito al dispiegamento di forze statunitensi nel quadrante medio-orientale e del Golfo Persico? Come analizzato in un recente approfondimento, nell’ultimo mese gli Stati Uniti d’America hanno dispiegato un’imponente armata navale diretta verso le zone limitrofe dell’Iran e dello Stretto di Hormuz guidata dalla portaerei a propulsione nucleare USS Abraham Lincoln.
Negli ultimi giorni, a supporto della USS Abraham Lincoln e dei tre cacciatorpediniere, è stata dispiegata dagli Stati Uniti anche una seconda portaerei, la USS Gerald R. Ford, che dal Mar Mediterraneo – dopo una sosta forzata nella base navale statunitense di Souda Bay (isola di Creta) per alcune urgenti riparazioni – ha raggiunto le coste della città di Haifa (Israele).
L’attacco “preannunciato” interrompe i negoziati di Ginevra?
L’attacco da parte israelo-statunitense è stato lanciato proprio mentre nelle ultime ventiquattro ore arrivavano sviluppi di rilievo nei negoziati in corso nelle ultime settimane a Ginevra (Svizzera) tra le diplomazie di Washington D.C. e Teheran. Nel corso della notte era infatti arrivato l’annuncio del Ministro degli Esteri omanita Badr bin Hamad Al Busaidi di una svolta significativa nel corso del terzo round di colloqui ginevrini tra statunitensi e iraniani, in cui l’Iran si era detto “pronto a smantellare le proprie scorte di uranio arricchito” come ultimo gesto per evitare l’escalation militare nella regione.
Una proposta che evidentemente non è stata ritenuta soddisfacente dalla controparte statunitense, che non è mai arretrata dalle richieste di smantellamento totale del programma nucleare iraniano e di tutta la batteria missilistica in possesso di Teheran.
Fonte immagine di copertina: Lara Jameson/Pexels