Il TAR del Lazio respinge il ricorso sulla data del referendum sulla giustizia

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Con la sentenza breve emanata mercoledì scorso dal TAR del Lazio è arrivata l’ufficialità: il referendum sulla riforma costituzionale della giustizia portata avanti dal governo Meloni e dal suo Guardasigilli Carlo Nordio si terrà nelle giornate di domenica 22 e lunedì 23 marzo.
I giudici della seconda sezione bis dell’organo di giurisdizione amministrativa situato in Via Flaminia hanno infatti respinto il ricorso per la sospensione della delibera del Consiglio dei Ministri emessa lo scorso 12 gennaio perché basata da motivi infondati, mentre hanno ritenuto legittima la decisione apportata dal governo.

Il ricorso per la sospensione era stato presentato tre giorni dopo la delibera governativa dal c.d. “Comitato dei 15” (promotore del NO) che contestava la violazione dell’art.138 della Costituzione italiana dal momento che la proposta delle date del voto era avvenuta in anticipo rispetto alle procedure referendarie (Le leggi stesse sono sottoposte a referendum popolare quando, entro tre mesi dalla loro pubblicazione, ne facciano domanda un quinto dei membri di una Camera o cinquecentomila elettori o cinque Consigli regionali”) e mentre era in corso la raccolta delle firme utili a presentare la richiesta di referendum.


L’oggetto della contesa: una breve panoramica sulla “riforma Nordio”

Il progetto di riforma costituzionale portata avanti dal ministro Nordio con il sostegno del governo e delle forze politiche di maggioranza e di alcune parti dell’opposizione (sono da menzionare le dichiarazioni dell’ex magistrato e leader di Italia dei Valori, Antonio Di Pietro, e di alcuni ex deputati e senatori del Partito Democratico, tra cui Anna Paola Concia e il costituzionalista Stefano Ceccanti) punta a intervenire su alcune impalcature del sistema giudiziario in vigore nel nostro Paese, introducendo una separazione netta delle carriere in magistratura (giudice o pubblico ministero), la creazione di un doppio Consiglio Superiore della Magistratura (CSM) suddiviso per le due categorie e composto da togati selezionati per sorteggio e la creazione di un nuovo organo decisionale gerarchicamente superiore ai CSM: l’Alta Corte Disciplinare, alla quale verrebbe attribuita la competenza esclusiva della giurisdizione disciplinare dei magistrati.

Se tra i sostenitori della riforma e i promotori del SI al referendum il sostegno viene motivato per la possibilità di rafforzare la terzietà e l’equità di giudizio da parte dei giudici, chi ne è contrario osserva come questo progetto sia un pretesto per limitare l’indipendenza e l’autonomia della magistratura, che nelle modifiche inserite nella riforma Nordio si vedrebbe assoggettata alla volontà politica.

Fonte immagine di copertina: Mohammed_hassan/Pixabay

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