Cosa significa votare per un paese in cui non si è mai vissuti?

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In Argentina metà della popolazione ha origini italiane, circa 20 milioni di persone. Si tratta di nipoti e pronipoti di immigrati che tra la fine dell’Ottocento e il secondo dopoguerra spopolarono l’Italia, attraccando al porto di Buenos Aires. L’Italia ha un sistema di attribuzione della cittadinanza basato sullo ius sanguinis, quindi buon parte degli italo-discendenti ha diritto di voto. È bene ricordarlo a ridosso del quesito referendario del 22 e 23 marzo, mentre migliaia di schede sono in viaggio dall’America Latina all’Italia. Come ci si sente ad avere un peso nella vita politica di un paese che non si è mai vissuto? Ce lo raccontano Lucia e Guido, argentini italo-discendenti. 

Ci potete raccontare da dove viene la vostra in Italia? Sentite un legame con il nostro paese?

L:  Le persone italiane della mia famiglia sono i miei bisnonni. Vennero dall’Italia — non so bene intorno a quale anno — ebbero alcuni dei loro figli in Italia e poi vennero in Argentina a lavorare. Mio padre, con il passare degli anni e man mano che è diventato adulto, ha cominciato a voler imparare l’italiano, ha anche viaggiato in Italia, ma credo che non sia stata una cosa che si fosse formata durante la sua infanzia e quindi neanche troppo nella mia. Quindi mi sento italiana per quanto riguarda questioni culturali, di consumo e di vicinanza attraverso le amicizie, ma non tanto nella mia educazione.

G: Nel mio caso, i miei antenati italiani sono venuti in Argentina dopo la Prima Guerra Mondiale, in quella prima grande ondata migratoria. E anche nel mio caso, come per Lucia, avevano avuto diversi figli in Italia. Poi sono venuti in Argentina e hanno avuto una seconda serie di figli. In quella prima serie di figli nati in Italia c’era il mio bisnonno, che poi venne qui in Argentina e si mise con un’altra donna italiana, e da lì nacquero mio nonno e i suoi fratelli. Loro si stabilirono nella zona di Córdoba che è una provincia al centro del paese e che ha avuto particolarmente molta immigrazione italiana, proprio come Buenos Aires. Le tradizioni italiane, nel mio caso e nella mia famiglia, si sono mantenute moltissimo non solo grazie alla famiglia, ma anche grazie alla zona del paese, che conserva profondamente le sue radici italiane. Quindi si è mantenuta molto la gastronomia, si è mantenuta la lingua per molto tempo. La mia famiglia è della regione delle Marche, ma la maggior parte delle persone che immigrarono nella zona da cui provengo, cioè Córdoba, erano del Piemonte. E io sono cresciuto sentendo mia nonna, mio nonno e molte persone anziane del mio paese parlare in piemontese, non solo tra di loro, ma anche con i parenti in Italia. C’era sempre, nel mio paese, il coro piemontese in cui andavano le persone a cantare.Si tenevano sempre corsi d’italiano gratuiti nella Casa della Cultura. È un paesini gemellato con un paese in Italia, quindi continuamente arrivava gente dall’Italia nel mio paese e dal mio paese si andava là. Questo ha mantenuto molto viva quella dimensione italiana nel mio caso. Non ho mai imparato l’italiano, il che mi fa vergognare, perché ho sempre sentito mio nonno parlare in italiano e non mi sono mai messo ad impararlo, ma beh, arriverà il momento.  

Da quanto tempo votate per le elezioni e i referendum italiani? Vi informate sulle questioni prima di votare? 

L: Io ho il passaporto dal 2019 e mi sembra di aver ottenuto prima la cittadinanza, non so se quell’anno stesso o l’anno precedente. Quindi credo che una volta ricevuto il passaporto ho potuto cominciare a votare. In ogni caso c’è una certa irregolarità riguardo ai voti, alle elezioni che ci arrivano in quanto argentini. Non so come funzioni negli altri paesi, ma per esempio io ho altri tre fratelli, e mio padre — siamo in cinque ad avere passaporto e cittadinanza italiani — e non in tutte le elezioni arrivano i voti a tutti. È qualcosa di irregolare, credo che non abbia a che fare con il tipo di voto né con il tipo di questione per cui si vota. Credo semplicemente che ci sia qualche problema in qualche registro, qualche malfunzionamento. E per essere onesta, non sono solita informarmi quando devo votare. Nel mio paese sì, ma non tanto per quanto riguarda le cose italiane. Prima di tutto perché non ho mai avuto qualcuno a cui chiederlo. Inoltre, forse mio padre, che potrebbe essere un po’ più aggiornato su queste questioni, ha una visione ideologica diversa dalla mia, quindi preferisco trovare il modo di formarmi le mie opinioni in merito. Ma nelle occasioni in cui ho dovuto votare, da più giovane, non mi interessava molto, non avevo molte informazioni e cercavo di votare donne, ma non era necessariamente un voto che rappresentasse davvero il mio pensiero. È lì che ho cominciato a mettermi in contatto con amici italiani che potessero aiutarmi e guidarmi un po’ in tutta questa faccenda. 

G: La mia famiglia ha la cittadinanza dal 2001. Quindi voto da quando ho raggiunto la maggiore età. Ricordo che i miei genitori, i miei zii e mio nonno votavano sempre quando arrivavano le lettere che invitavano a farlo. Beh, nella mia famiglia abbiamo un’ideologia politica molto definita. Succedeva sempre nel paese che ci fossero certe persone molto legate o molto aggiornate rispetto alla politica italiana. Quindi, in un certo senso, loro dicevano semplicemente per chi votare o cosa votare. Ma ricordo sempre che queste persone che sapevano o che avevano informazioni sulla politica avevano un’ideologia politica opposta a quella della mia famiglia. Allora quello che faceva la mia famiglia era: se loro dicevano di votare per uno, noi andavamo e votavamo il contrario. Perché loro erano di destra e noi avevamo un’altra ideologia politica. E ora che sono più grande, da quando ho potuto votare, mi sono messo a informarmi un po’ di più. E da quando ho amici italiani, chiedo a loro, mi consulto, mi interesso alla situazione e vado a votare quello che penso io. Inoltre, negli ultimi anni, c’è stata un’emigrazione massiccia di argentini verso l’Italia. Quindi mi informo anche su cosa sarà positivo o favorevole per loro che vivono là e voto di conseguenza.

Come sapete, il diritto alla cittadinanza in Italia si ottiene attraverso i legami di sangue, che è il motivo per cui voi votate. Cosa ne pensate del fatto che ci sono persone in Italia nate nel paese da genitori immigrati che ancora non possono votare a causa di come funziona la nostra legge?

L: Beh, a me sembra un po’ ingiusto perché, come stiamo dicendo, Guido forse ha un’esperienza diversa, ma personalmente io ho il beneficio della cittadinanza e del passaporto italiano e nella nostra economia e nel modo in cui viviamo la politica attuale in Argentina lo si può considerare un vantaggio per poter forse un giorno accedere a un altro posto in cui vivere. Credo che sia ingiusto che ci siano persone che vivono là e non possano votare per il proprio governo, mentre io sto votando per persone che non conosco in un sistema politico che non mi è familiare. Al di là di chi si presenta o si candida per quelle elezioni non conosco nemmeno la realtà dell’Italia. Cioè, me la possono descrivere, ma non posso viverla in prima persona. Non so come funziona il sistema sanitario, come funziona il sistema educativo, non so come si cresce un figlio nato a Napoli. 

G: Anch’io sento che il sistema politico non può non permettere che persone che vivono là, che sono figli di immigrati, che hanno già trascorso del tempo su quella terra e che sono nati su quella terra, non abbiano la possibilità di avere il diritto di voto. Sento che si collega a certe situazioni che mi hanno sempre colpito del sistema politico e civico italiano, come ad esempio questa burocrazia un po’ disorganizzata di cui Lucia parlava all’inizio, cioè che a volte le arriva il diritto di voto a lei e non ai suoi fratelli, e viceversa. Per esempio, nel mio caso, noi abbiamo comunicato, abbiamo notificato il certificato di morte di mio nonno molti anni fa al governo italiano, eppure continuano sempre a mandare i voti a lui, come se fosse ancora vivo. Quindi mi chiedo: cosa sta succedendo nel sistema politico italiano che presenta queste lacune?

Certo, ed è proprio per questo che la mia ultima domanda riguarda il superamento di questo problema: quale soluzione vi immaginate a questo squilibrio?

L: È molto difficile, non conoscendo bene — come dicevo — tutto ciò che riguarda la politica italiana, la burocrazia italiana.Negli ultimi anni ci sono state anche molte regolamentazioni riguardo a chi può accedere alla cittadinanza e ai passaporti italiani, proprio per quello che diceva Guido, cioè che molte persone emigrano verso l’Europa e verso l’Italia e approfittano in qualche modo delle situazioni per ottenerla. Dico “approfittano” perché è quello che si racconta in alcuni mezzi di comunicazione, anche se è qualcosa che ci spetta come persone di discendenza italiana. E mi sembra anche, per esempio molto significativo il fatto che, per esempio, mia nonna, che era figlia dei miei bisnonni, non abbia avuto la cittadinanza italiana. Mio padre riuscì a ottenerla attraverso pratiche burocratiche e documenti vari. Ma mia nonna, a cui forse sarebbe spettata di più, non ha potuto averla. Ma per quanto riguarda la soluzione alla situazione, la verità è che non ho una risposta perché non conosco davvero quali siano i meccanismi alla base di queste decisioni.

G: Per me è un cambiamento di base che deve avvenire nel governo. Proprio come ora, all’improvviso, è arrivato al governo Giorgia Meloni e ha proposto cambiamenti totalmente radicali riguardo a chi può e chi non può accedere alla cittadinanza italiana — questi cambiamenti radicali, come quello di cui sto parlando, vengono anche da politiche radicali nel loro posizionamento all’interno dello spettro politico, sia verso l’estrema destra che verso l’estrema sinistra. Quindi l’unico modo per me di risolvere questo conflitto è che arrivi al potere un partito sufficientemente forte politicamente da proporre un cambiamento radicale nel modo in cui vengono affrontate queste questioni migratorie, estremamente complesse e conflittuali. Non è un problema che riguarda solo l’Italia — mi sembra che stia succedendo in diversi paesi europei — e accade anche in Argentina. Facendo alcuni parallelismi tra il governo di Meloni e il governo di Milei, anche da quando è salito quest’ultimo  sono state imposte politiche migratorie estremamente aggressive nei confronti degli stranieri provenienti dai paesi vicini, come Perù, Bolivia, Paraguay, Venezuela, che ne sono molto negativamente colpiti. E anche, ovviamente, i grandi cambiamenti si raggiungono attraverso la lotta del popolo in piazza. Quindi non basta solo che le seconde generazioni scendano in piazza a lottare e a reclamare i propri diritti, ma che lo facciano anche gli stessi italiani, che non sono discendenti di stranieri ma che difendono la causa. E noi dall’Argentina possiamo fare le nostre manifestazioni, far sentire la nostra voce, far sapere che c’è gente che sta pensando a questa situazione, che la ritiene ingiusta e che crede vada cambiata.

Autore

Sara Marseglia

Sara Marseglia

Autrice

Laureata in Scienze Politiche, oggi studio Organizzazione dei Media, dell’Informazione e delle Culture. Ho iniziato a scrivere perché faccio troppe domande alle persone e volevo metterle da qualche parte. Sono nata nella generazione giusta perché amo i meme e Internet

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