La pena di morte “per i palestinesi” è legge (e Ben-Gvir festeggia)

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Nel tardo pomeriggio di ieri i voti decisivi della Knesset israeliana hanno portato all’approvazione definitiva della proposta di legge sulla pena di morte per atti di terrorismo.

Il voto in seconda e terza lettura della c.d. “Death Penalty for Terrorists Law”, presentata lo scorso 10 novembre dal Ministro per la Sicurezza Nazionale Itamar Ben-Gvir (Otzima Yehudit) e fortemente sostenuta dall’esecutivo di Benjamin Netanyahu, ha infatti ottenuto sessantadue voti a favore (tra i quali quello dello stesso Primo Ministro israeliano) e quarantotto voti contrari, chiudendo così un iter parlamentare di cinque mesi in cui la proposta ha ricevuto sempre il sostegno della maggioranza dei membri della Knesset.
La legge entrerà in vigore entro i prossimi trenta giorni e non avrà valore retroattivo.
Non verrà pertanto applicata nei casi dei cittadini palestinesi detenuti e/o condannati in seguito agli avvenimenti del 7 ottobre 2023, anche se in merito è ancora il partito d’ispirazione kahanista ad essere in prima linea per la costituzione di un “tribunale speciale per i partecipanti ai massacri del 7 ottobre”. 

Fino ad ora la pena di morte in Israele era stata eseguita soltanto in due casi: il primo, nel giugno del 1948, vide l’esecuzione dell’ufficiale della neonata IDF Meir Tobianski, condannato alla fucilazione da un tribunale militare sommario con l’accusa di spionaggio (e soltanto in seguito riabilitato).
Il secondo e più celebre caso (nonché ultimo fino ad ora) è stato invece quello del 1° giugno 1962, nell’anno del processo ad Adolf Eichmann dopo la sua cattura in Argentina da parte degli agenti del Mossad che si concluse con la sua condanna all’impiccagione.


Cosa cambia con la legge-emendamento sulla pena di morte in Israele?

Fonte immagine: אלון נוריאל/Wikimedia Commons (licenza d’uso CC BY-SA 3.0)

Con l’approvazione della legge-emendamento presentata dal partito di Itamar Ben-Gvir (a destra, NdA) si va ad ampliare quanto già presente all’interno dell’ordinamento giuridico israeliano (le sue Leggi Fondamentali) e, nello specifico, all’interno del Codice Penale del 1977.
Da un punto di vista storico e giuridico, infatti, in Israele la pena capitale è stata abolita nel 1954 ma solo per quanto concerne i “reati comuni”: il suo ricorso ha continuato infatti a essere previsto dalla legge sebbene all’interno del solo contesto di casi eccezionali, rientranti sia nelle fattispecie dei “crimini contro l’umanità” e “contro il popolo ebraico” (come avvenuto nel caso Eichmann) che per alcuni specifici reati punibili dalla legge marziale (per i quali veniva lasciato un certo margine di discrezionalità in merito alla sua commutabilità in ergastolo).

Da ieri pomeriggio invece – con la modifica approvata dalla Knesset – il ricorso alla pena capitale viene ampliato sia all’interno del territorio israeliano sottoposto alla legge penale che all’interno dei Territori Occupati sottoposti alla legge militare.

I tribunali e le corti sono ora autorizzati infatti a poter applicare la pena capitale per gli atti di terrorismo con delle distinzioni nette e al contempo brutali: stando infatti alla formulazione della legge, per i cittadini palestinesi dei Territori Occupati (es. Cisgiordania) colpevoli di omicidi o attacchi terroristici la condanna alla pena capitale (per impiccagione) è indicata come parametro predefinito da eseguire “entro novanta giorni dalla sentenza” (o un massimo di centoottanta in caso di rinvio) e con rarissime eccezioni per poterla commutare in ergastolo.
Nel caso dei palestinesi che vivono all’interno del territorio israeliano, invece, la condanna a morte potrà essere affiancata all’ergastolo solo all’interno di quei reati “mirati ad arrecare danno ai cittadini o ai residenti d’Israele o contro l’esistenza dello Stato d’Israele”.


L’opposizione interna e internazionale alla legge sulla pena di morte

A pochissima distanza dall’approvazione alla Knesset, la legge-emendamento sulla pena di morte ha creato da subito una forte opposizione all’interno della società israeliana, con le associazioni per i diritti civili e le organizzazioni non governative per i diritti umani come B’Tselem pronte a dare battaglia legale fino alla Corte Suprema d’Israele, denunciando “il carattere fortemente discriminatorio e anti-democratico” di questa legge, incentrata esclusivamente attorno alla popolazione palestinese e che in alcun modo andrebbe a toccare la popolazione ebraica.

Nella serata di ieri, poi, i Ministri degli Esteri di Germania, Francia, Regno Unito e Italia hanno fortemente condannato l’iniziativa israeliana sulla pena di morte (“una forma di punizione disumana e degradante, priva di qualsiasi effetto deterrente”) attraverso una nota congiunta nella quale viene espressa la profonda preoccupazione per una legge che rischia di “minare gli impegni di Israele in materia di principi democratici”.

Fonte immagine di copertina: Marija Zaric/Unsplash

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