Un articolo facile per capire la riforma della magistratura

0% Complete

Non è facile trasmettere l’urgenza della riforma costituzionale sulla magistratura. In gioco c’è l’equilibrio della nostra democrazia, ma dato che questa formula sembra non essere compresa, si può dire anche così: è in gioco la nostra libertà. Non è una esagerazione, e alla fine dell’articolo dovrebbe essere chiaro perché.

Il governo e il fronte per il “Sì” si stanno prodigando in frasi aberranti, che manipolano informazioni complesse per creare messaggi fuorvianti: no, non è vero che con questa riforma la giustizia avrà tempi più rapidi, questa è letteralmente una frase priva di senso, considerando cosa fa davvero la riforma. 

Si tratta di un tema complesso per chi non ha studiato diritto e le semplificazioni sono dietro l’angolo. Questo articolo prova a fare una cosa: spiegare nei termini più semplici possibili (ma senza ridurre la complessità) cosa fa la riforma costituzionale che andremo a votare, e quali sono i motivi per cui – aldilà d’ogni opinione politica – potrebbe essere minato il principio fondamentale della nostra convivenza: la separazione tra poteri dello Stato. 

Andiamo con ordine: bisogna partire da quello che c’è già. Analizzeremo poi cosa succederebbe se la riforma entrasse in vigore e, infine, illustreremo i concreti pericoli che ne seguirebbero. 

COSA FA OGGI IL CSM? 

Le madri e i padri costituenti pensarono ad un sistema autonomo e indipendente per la magistratura, e dedicarono a questo diversi articoli della Costituzione, in modo tale da porre in equilibrio il potere giudiziario con il potere legislativo e con quello esecutivo. 

Oggi il sistema prevede che magistrati ordinari (civili e penali) tra di loro siano tutti uguali, anche se svolgono funzioni diverse: quella giudicante e quella requirente. Un magistrato, durante tutta la sua carriera, può cambiare la funzione che svolge solo una volta e per farlo deve cambiare regione. 

Pagella Politica riporta che solo 28 magistrati su 9660 hanno cambiato carriera negli ultimi 5 anni: è facile capire che è davvero un che questo è davvero un numero esiguo.

Se la funzione giudicante si spiega da sé, quella requirente richiede una precisazione: il Pubblico ministero (che appunto svolge quest’ultima funzione) è una figura che ha l’obbligo di esercitare l’azione penale, ossia di reprimere i reati. Lo fa instaurando un procedimento penale che poi può diventare un processo: rappresenta la pubblica accusa e dispone della polizia giudiziaria. 

Questo significa che nel nostro paese i Pubblici Ministeri non “scelgono” chi perseguire. Deve essere perseguito qualunque soggetto abbia violato la legge penale, secondo la interpretazione che ne dà il PM. Sembra un dettaglio ma non lo è, perché significa che la repressione dei reati riguarda tutti i cittadini, in base al principio di eguaglianza, ed in base a ciò che la legge parlamentare decide che è considerabile reato. Non è il governo di turno a “dettare” la così detta “politica criminale”. Il pubblico ministero è infatti obbligato anche a ricercare le prove a favore degli imputati, perché l’obbiettivo che gli assegna la legge è quello di scovare la verità, non quello di ottenere una “vittoria” contro l’accusato. Questa cosa si chiama “sistema accusatorio temperato”, ma non è il termine tecnico a contare, è il concetto che sta alla base. 

Oltre questa differenza, non ce ne sono altre. La magistratura (unitaria, giudici e pubblici ministeri insieme) è rappresentata oggi in un unico organismo: Il Consiglio Superiore della Magistratura, secondo il dettato della Costituzione. Il CSM è quindi l’organo dove la magistratura si autogoverna. Capire perché è semplice: i suoi componenti sono eletti per i 2/3 tra i magistrati, proprio dai magistrati. Il restante terzo è eletto dal Parlamento in seduta comune, tra giuristi (professori ordinari in materie giuridiche o avvocati con almeno 15 anni di servizio), per fare in modo che ci sia anche un collegamento con il sistema politico, e i magistrati non diventino una corporazione. La presidenza è assegnata al Presidente della Repubblica, il vicepresidente è eletto dal CSM tra la componente laica (ossia quella di nomina parlamentare). Sono membri di diritto il primo Presidente della Corte di cassazione e il suo procuratore generale. 

Questo organo, composto in questo preciso modo, è molto importante, anche se occupa poco spazio nel discorso pubblico. Tutte le decisioni della vita quotidiana dei magistrati che riguardano il loro ufficio (precisamente: le assunzioni, assegnazioni, trasferimenti, promozioni e provvedimenti disciplinari) sono attribuite al CSM. L’equilibrio all’interno di questo è quindi talmente importante che la sua composizione è decisa dalla Costituzione, non dalla legge ordinaria. 

Le famigerate “correnti” rispecchiano nient’altro che il così detto pluralismo giudiziario. Quest’ultimo è il riflesso della democrazia nel corpo giudiziario: si creano “schieramenti” diversi, che eleggono i loro rappresentanti. Anche in questo caso c’è un motivo semplice (e per niente scandaloso): la legge, il diritto, non sono cose “neutre”, e il modo di intendere le norme non è un’operazione logico-matematica. È normale allora che anche tra il corpo dei magistrati si creino delle differenze, che sono rappresentate nel CSM, dove trovano un loro equilibrio. È in questo che sta “l’autonomia e l’indipendenza della magistratura”, proprio nella possibilità che si formino schieramenti che eleggono rappresentati, che decidono sugli affari della stessa, in un organo dove sono tutti rappresentati. 

Questo non significa che i magistrati “prendono decisioni politiche”: la motivazione delle decisioni di ogni magistrato sarà sempre giuridica, con o senza correnti. 

COSA SUCCEDEREBBE SE VINCESSE IL “SI”? 

La premessa su come funziona il sistema oggi è ottima per capire cosa succede con la riforma. Intanto, vengono ufficialmente (sebbene lo siano già di fatto, come visto) separate le carriere. Si potrà scegliere se fare il Pubblico Ministero o il Giudice, e non si potrà più cambiare funzione nemmeno con le modalità stringenti di oggi. A proposito, vengono poi creati due CSM (e quello unico ovviamente scompare), uno per i magistrati giudicanti e l’altro per i magistrati requirenti. 

Ciò significa che ci saranno due centri decisionali autonomi, che riguarderanno non più la magistratura nel suo carattere unitario, ma le due diverse funzioni, che avranno discipline diverse anche nelle modalità di reclutamento. 

Dunque, le diversità tra pubblici ministeri e giudici saranno molto più forti. Il fatto che il pubblico ministero debba, come si dice nel gergo giuridico, “formarsi nella cultura del processo”, e quindi come abbiamo visto tendere a ricercare la verità (piuttosto che affermarne una sua convinzione personale) non sarà più un fatto certo. Anzi, a detta di molti (prima di tutti del ministro degli esteri Tajani) l’intento del governo è quello di sottoporre i pubblici ministeri all’influenza dell’esecutivo, dopo il passaggio della riforma. 

Questa non è fantascienza, perché ci sono molti paesi in cui ciò già succede, ma che, come bilanciamento, hanno assetti profondamente diversi e previsioni specifiche. In questo caso proprio no, non ci sono contrappesi, anzi. 

Con questo veniamo al “clou” della riforma: il sorteggio. La riforma prevede una modalità di elezione dei componenti dei due CSM assolutamente inedita, anche guardando al piano comparato, che infatti non propone eguali. I membri dei nuovi due organi verrebbero eletti letteralmente “a sorte” tra TUTTI i magistrati ordinari. Non ci sono altri criteri, sono eletti tutti a sorte e basta (per ogni CSM, saranno 9 dei 15 totali).

Ovviamente, non tutti i magistrati sono capaci a fare, anche, i rappresentati in CSM. Di solito chi vuole svolgere funzioni di rappresentanza e di amministrazione si candida alle stesse, sulla base di una visione. Immaginate se domani veniste sorteggiati come componenti del consiglio comunale del vostro comune, sapreste fare il bene della comunità? 

Vi ricorderete però che esiste anche la quota “laica” a comporre il (in questo caso, i) CSM. Questa ovviamente non scomparirebbe e verrebbe eletta sempre a sorte, ma con un dettaglio che cambia tutto. Il meccanismo di sorteggio della componente laica sarebbe “temperato” dal fatto che il Parlamento in seduta comune dovrebbe individuare un elenco dei laici (che soggiacciono agli stessi requisiti personali odierni), nei 6 mesi dall’insediamento delle camere. Da tale elenco, verranno poi sorteggiati i componenti laici.

Quindi i laici da sorteggiare saranno decisi dalla politica, a differenza dei magistrati, che saranno semplicemente sorteggiati. Con quale maggioranza verranno scelti i laici da sorteggiare? Nessuno può dire se rimarrà quella qualificata odierna dei 3/5, che dà anche alla minoranza la possibilità di eleggere qualcuno dei suoi, oppure se cambierà divenendo una maggioranza semplice, e quindi favorendo fortemente il governo nell’individuazione dei componenti laici. 

Questo intricato meccanismo quindi cosa fa? Assicura alla politica il controllo sostanziale sui componenti laici da nominare per i due CSM, ma contemporaneamente elimina (tramite il c.d. sorteggio secco) la possibilità per i magistrati di eleggere i loro rappresentanti in questi due organi. Che equilibrio dovrebbe esserci quindi tra componente laica e componente togata? 

Viene inoltre istituito un terzo organo (anche questo ovviamente a carico delle finanze statali, come gli altri) che si chiamerà Alta Corte Disciplinare. In questa, potranno essere eletti e sorteggiati magistrati di legittimità, e quindi di Cassazione, con almeno 20 anni di esercizio, o avvocati con gli stessi anni di esperienza, oltre che professori ordinari in materie giuridiche. I componenti di quest’organo sarebbero eletti in maniera differenziata (per un totale sono 15): 3 dal Presidente della Repubblica, 6 a sorte tra i magistrati giudicanti, 3 a sorte tra i magistrati requirenti e altri 3 a sorte da una lista parlamentare analoga a quella che di cui abbiamo già parlato, che riguardava però la composizione dei due CSM. 

Cosa fa questa Corte, composta da magistrati che conoscono ben poco la vita quotidiana dei tribunali? Ad essa è assegnata la funzione disciplinare, quella indubbiamente più delicata. 

Significa che se un magistrato sbaglia (o se il ministro di giustizia, dato che la Costituzione gli attribuisce la facoltà di esercitare l’azione disciplinare, ritiene che abbia sbagliato) a giudicarlo sarà questa Corte, così composta e non un CSM unitario, plurale e rappresentativo. 

Molti commentatori evidenziano come L’Alta Corte si porrebbe come un giudice speciale, cioè competente per particolari materie o categorie di controversie. La Costituzione stabilisce però che non si possono istituire altri giudici speciali oltre quelli già previsti. Oltretutto, le sentenze dell’Alta Corte non saranno impugnabili in Cassazione ma soltanto dinanzi all’Alta Corte stessa, che giudicherà in questo caso con una diversa composizione. Questo assetto è in frizione diretta con consolidati principi riguardo l’equo processo. 


Sperando di aver fatto chiarezza, adesso preme dire una cosa che è condivisa da una grande parte di comunità scientifica, e non lo è invece dagli esponenti della maggioranza e da alcune corporazioni (vedi quella degli avvocati). Questa riforma è pericolosa, e lo è perché modifica in maniera strutturale gli equilibri tra poteri. 

La vita di tutti noi è regolata dal diritto, quotidianamente, e con questa riforma la politica della maggioranza, del governo, potrà regolare molto più facilmente chi il diritto lo amministra. 

Facciamo un esempio: il caso dei Cpr in Albania, come è noto, è stato uno di quelli in cui i magistrati, sulla base di motivate decisioni prese in diritto, hanno impedito la realizzazione di una politica governativa, ritenuta non conforme ai principi dell’ordinamento interno ed europeo. Se questa decisione è potuta esistere, è anche perché oggi il magistrato (la toga rossa, per il governo) che la prende, non teme ritorsioni perché sa che “sopra di lui” non c’è il governo, ma un organo plurale e rappresentativo come il CSM. 

Il governo oggi può solo lamentarsi dell’operato dei magistrati: domani potrà reagire, magari con strategie e modalità sibilline ma potrà farlo, istituzionalmente. 

Autori

Classe 2001, ma mi sento molto più vecchio. Studente di Giurisprudenza a Roma, aspirante giornalista (infatti mi piace molto scrivere), ma anche suonare la chitarra. E questo è quanto.

Collabora con noi

Sede di Generazione Magazine Sede di Generazione Magazine Sede di Generazione Magazine Sede di Generazione Magazine

Se pensi che Generazione sia il tuo mondo non esitare a contattarci compilando il form qui sotto!

    Utilizzando il sito, accetti l'utilizzo dei cookie da parte nostra. maggiori informazioni

    Questo sito utilizza i cookie per fornire la migliore esperienza di navigazione possibile. Continuando a utilizzare questo sito senza modificare le impostazioni dei cookie o cliccando su "Accetta" permetti il loro utilizzo.

    Chiudi