Erika Lust: la queen dell'indie porn

Classe ’77, svedese di origine e trapiantata a Barcellona, la brillante e pluripremiata regista di film per adulti Erika Lust (pseudonimo di Erika Hallqvist) fa il suo esordio nel 2000 con il film The Good Girl, distribuito gratuitamente su internet, che totalizza subito milioni di visualizzazioni. In seguito al successo e ad una certa fama che pian piano l’avvolge, la regista fonda la compagnia Lust Film e, contemporaneamente, vince premi per i suoi lavori e scrive anche cinque libri, tradotti in più lingue. Emblematico, forse, è l’ebook gratuito Let’s make a porno.

Interessata alla sessualità e al femminismo fin dai tempi dell’università, dove frequenta la facoltà di Scienze politiche, Erika Lust ha un’illuminazione che la folgora, come spesso accade, dopo la lettura di un libro: Hard Core: Power, Pleasure and “the Fenzy of the Visible” di Linda Williams.

Il lavoro della regista è volto all’abbattimento degli stereotipi della pornografia mainstream: depilazione e corpi perfetti sono alcuni degli stereotipi che spesso ingabbiano le donne, e non solo, in un mondo fatto di costrizioni a volte anche autoimposte, a cui aderire per soddisfare le aspettative della società maschilista che la fa da padrona nel mondo del porn business. La regista vuole entrare a piè pari nell’era del porno post-fallocratico e mettere al centro della macchina da presa (letteralmente e metaforicamente) la donna e il suo piacere, i suoi desideri e le sue fantasie. Qualcuno potrebbe parlare allora di nuova frontiera del porno. Ovviamente dal suo porno non rimane escluso il cosiddetto “sesso forte”, anche perché come dice lei stessa «chi è che non gode a vedere una donna eccitata?». La questione è un’altra: il porno non è più a uso e consumo esclusivo dell’uomo e l’orgasmo femminile non è più solo un prodotto da sventolare sul mercato capitalistico per un pubblico prettamente maschile.

L’obiettivo è creare un nuovo tipo di film erotici per adulti: più raffinati, attenti ai dettagli e alle storie e non solo prodotti commerciali da sbattere in faccia con prepotenza appena un qualsiasi utente cerchi del porno online.

Oltretutto bisogna ammettere che il sesso così come ci viene raccontato dalla maggior parte dei video è francamente poco realistico, come fatto di plastica. Materiale di cui sembra sia fatta anche la consistenza della maggior parte dei corpi ripresi in amplessi finti e grotteschi fino all’inverosimile.

Il punto di partenza è l’idea che anche alle donne piace godere di un prodotto stimolante e accattivante, che sappia dare un’immagine verosimile delle proprie fantasie. Se nel 2020 va ancora sfatato il mito delle donne che provano repulsione per la pornografia e rotto una volta per tutte il tabù che esse guardino effettivamente dei film erotici per il proprio piacere personale, risulta ancor più faticoso mettere in luce un altro aspetto, ossia quello che la pornografia è la nuova educazione sessuale del ventunesimo secolo. Gli adolescenti spesso si affacciano a questo mondo prima ancora di aver avuto esperienze. Dunque, una filmografia più realistica può rendere più “sano” il primo approccio con il sesso e, di conseguenza, i rapporti sessuali da adulti. Chiamiamolo, se vogliamo, fascino pedagogico. Il più piccante tra i peccati originali, la lussuria, può essere filtrato dalla lente di un cosiddetto porno emotivo, che porti ad una salutare educazione sessuale e al raggiungimento della completezza psico-fisica dei sessi.

In seguito alla popolarità ottenuta e al consenso, al favore e all’apprezzamento sempre più consistente del pubblico, le persone hanno cominciato a scriverle le loro fantasie. Così nel 2013 nasce XConfessions: un sito per adulti, che prevede tre tipologie di abbonamento (settimanale, mensile e annuo) e che offre un’ampia gamma di contenuti. Dai film alle schede sui registi, i performer e i fotografi, dai contributors all’art gallery dei lavori con cui vengono illustrate alcune sezioni (tra cui quelli di Milo Manara). Il tutto, quindi, all’insegna anche di legittimazione e legalità: più o meno lo stesso principio del comprare un abbonamento Netflix o Disney+. La particolarità, comunque, sta nella sezione che dà il nome al sito: le confessioni. Si possono leggere o condividere in forma anonima confessioni o fantasie erotiche, un tocco di classe che rende il coinvolgimento del pubblico ancor più diretto. L’utente può condividere le proprie esperienze o scrivere dei sogni che popolano le sue notti più bollenti e magari avere la possibilità di vederli realizzati. Lust, infatti, seleziona tra il materiale inviatole le idee più seducenti per realizzarne dei cortometraggi erotici. La produzione ne sforna circa ventisei all’anno, quindi un fattore importante è la varietà di attori, set e trame. La sfida alla pornografia commerciale inizia dalla cura dei dettagli, delle immagini, delle ambientazioni e delle trame che si fanno sempre più realistiche, grazie a cui il sentiero verso l’immedesimazione delle donne, focus non marginale, si fa sempre più agevole.

Aymara Herrera, dal sito XConfession

Lust dichiara apertamente di fare dei film in un’ottica femminista, ma soprattutto di realizzare film erotici di qualità. La regista, infatti, ci tiene a precisare che spazzare via i cliché vuol dire anche concepire nuovi marchi di fabbrica: in questo caso una qualità audiovisiva da produzione cinematografica, con «sceneggiature intelligenti, un’estetica ben definita e set affascinanti». Anche la selezione degli attori è molto scrupolosa. D’altronde l’industria hard è un business serio tanto quanto altri: quelli porno sono tra i siti più visitati e la parola "sex" è la più cercata su Google. Il valore imprescindibile rimane uno: il diritto delle donne di poter decidere la rappresentazione sessuale che preferiscono e, dunque, la possibilità di poter finalmente fruire di «film artistici, intelligenti, creativi».

Servirsi della pornografia in un’ottica visionaria serve a scardinare false concezioni e ad arrivare, attraverso un processo culturale graduale, all’emancipazione della donna anche grazie all’esplorazione della sessualità femminile a 360°. Parlo di processo culturale in generale perché purtroppo la sessualità stereotipata la fa da padrona in televisione, nel cinema, nell’editoria ed è lo strumento privilegiato di molte strategie di marketing: l’esempio più banale è quello della modella seminuda sdraiata sul cofano dell’ultimo lucente modello di un'auto di lusso.

Chi avrebbe mai pensato, allora, che il porno potesse diventare il nuovo strumento o la nuova vetrina della rivoluzione femminile e femminista?

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