Nell’ultimo decennio, il governo Cinese ha adottato una serie di misure con lo scopo di aumentare la fiducia fra i cittadini. I cosiddetti Social Credit Systems (SCS) sono diventati molto discussi tra i media occidentali, che li interpretano come la prova del fatto che il governo cinese sia pronto a spiare i propri cittadini e a punirli severamente per ogni infrazione. Ma è davvero così?
Per comprendere al meglio come funziona questo sistema, è necessario tornare agli inizi degli anni 2000. Durante i primi anni 2000, la Cina stava attraversando un periodo di grandi trasformazioni: le politiche di apertura al mercato, avviate tempo prima da Deng Xiao Ping, stavano procedendo spedite, rendendo l’economia e la società cinesi sempre più simili a quelle occidentali. L’ingresso nell’Organizzazione Mondiale del Commercio e la creazione, nel 2002, di un sistema bancario di credito – con il poi mostruoso inurbamento avvenuto in quegli anni – hanno portato alla luce una serie di questioni fino a quel momento impensate.
In una società come quella cinese, dove l’armonia e l’ordine sono da preservare sopra ogni cosa, il caos di quegli anni imponeva di trovare una soluzione alla crisi di fiducia che si era verificata. Il tentativo di risposta è avvenuto con il sistema dei SCS. Occorre anzitutto fare una distinzione tra i SCS riferiti ad aziende e persone giuridiche e quelli che invece si riferiscono ai privati cittadini. Durante le trattative per l’ingresso cinese nella OMC (avvenuto nel 2001), gli USA e altri paesi occidentali fecero molte pressioni al governo cinese perché implementasse un sistema che potesse certificare l’affidabilità delle aziende.
Aprendosi al mercato globale, serviva un modo per rassicurare i partner commerciali stranieri, che avevano bisogno di sapere se le imprese cinesi con le quali commerciavano erano degne di fiducia. Sistemi di questo tipo, che valutano l’affidabilità finanziaria delle persone giuridiche, sono presenti in quasi tutte le economie di mercato occidentali (negli Stati Uniti c’è il cosiddetto FICO score). Nel 2014 il PCC pubblicò un documento dal titolo “Annuncio riguardo l’emanazione di un piano per l’edificazione del sistema di credito sociale (2014-2020)”.
Non era una legge ma, secondo le abitudini del PCC, un documento politico di linee guida. Questa è una pratica comune di Pechino, che lascia così molta libertà di iniziativa agli amministratori locali, che vengono poi promossi o puniti a seconda dei risultati. Nel documento, volutamente vago, si parla di “promuovere la tradizione della fiducia”. Vari territori e varie istituzioni pubbliche hanno interpretato diversamente le linee guida di Pechino, producendo esperimenti e risultati molto diversi tra loro.
All’interno del documento, viene poi citata una “Cifra unica di credito sociale”. Molta della diffidenza occidentale nei confronti del Social Credit viene da una traduzione errata, proposta da un articolo del giornale olandese de Volksrant, che nel 2015 lo interpretava come un “punteggio del buon cittadino”. Se si consulta il documento originale del PCC, la traduzione sembra indicare un codice identificativo univoco, da assegnare ad imprese e privati. Un tale codice identificativo è stato poi messo a punto dalla Commissione Nazionale per le Riforme e lo Sviluppo (CNRS): un codice di 18 cifre che identifica unicamente le aziende, una specie di codice fiscale nazionale per le imprese.
Nel 2015, la Banca Cinese del Popolo (BCP) diede ad Alibaba un mandato triennale per creare un sistema a punti, chiamato Sesame Credit. Alibaba, oltre ad essere una piattaforma di shopping online, offre anche prestiti e altri servizi finanziari.
L’app del Sesame Credit aggregava tantissimi dati degli utenti, tra cui la tempestività nell’effettuare pagamenti, il grado di istruzione, il numero di automobili di proprietà, le preferenze di consumo, la quantità e la qualità del loro circolo di conoscenze sui social network. L’app produceva poi un punteggio che veniva condiviso con altre piattaforme, sia pubbliche che private, e che determinava la possibilità di noleggiare biciclette in sharing, aprire profili su app di dating e acquisire visti. La BCP ha poi ritirato il mandato ad Alibaba, perché il loro sistema era considerato troppo invasivo, e ora Sesame Credit funziona più come un programma a punti per ottenere sconti su Alibaba.
Dal 2018, la BPC ha istituito la Baihang Credit, un’entità ibrida pubblico privata, che è ad oggi l’unico ente autorizzato ad emettere rating finanziari nei confronti dei cittadini.
Ci sono poi le cosiddette liste nere e rosse. A partire dal 2013, la Corte Suprema del Popolo ha avviato una prassi, poi imitata anche da altre istituzioni (ad esempio dall’ente che controlla l’aviazione civile), di pubblicare le cosiddette liste nere. Queste liste sono liste di individui che, giudicati colpevoli di comportamenti scorretti, vengono sostanzialmente esclusi dalla possibilità di compiere determinate azioni. Il sistema delle liste nere viene utilizzato molto dai tribunali come sanzione per le cause civili. Se qualcuno si rifiuta di pagare una multa o un risarcimento, lo si inserisce in una lista nera, in modo da rendergli più complesso l’acquisto di un biglietto aereo o di una permanenza in albergo. Questi sono dei veri e propri provvedimenti giudiziari, decisi dalle corti civili, e non si attivano automaticamente. La CNRS è responsabile di coordinare le informazioni circa le varie liste nere pubblicate dai diversi enti.
Infine, ci sono iniziative a livello locale che istituiscono SCS sulla base dei comportamenti dei cittadini. Questi sono i SCS di cui si parla di più in occidente, anche se spesso si commette l’errore di confondere alcune misure con quelle citate prima. Come detto, il PCC si limita a dare delle linee di indirizzo che poi gli amministratori locali implementano in modi diversi tra loro. Sarebbe impossibile restituire l’interezza di queste iniziative locali, ma alcuni fra questi esperimenti sono degni di nota. Il primo è quello della città di Suining, nella provincia dello Jiangsu. Già nel 2010 Suining adottò un programma basato su premi e sanzioni per i cittadini, ma venne presto ritirato poiché rassomigliava troppo alla “Carta del buon cittadino”, un sistema adottato durante l’occupazione giapponese.
Un altro esperimento, più fortunato, è quello della città di Rongcheng, nello Shandong. A Rongcheng il sistema del credito sociale assegna ad ogni cittadino un capitale di partenza di mille punti. Chi ottiene più di 1050 punti entra nella fascia AAA dei bravi cittadini, mentre chi scende sotto i 549 arriva fino alla fascia D. Nel 2017 la CNRS ha inserito Rongcheng fra le città modello da imitare: questo perché lo Stato centrale lascia le amministrazioni locali molto libere di sperimentare, per poi premiare le iniziative che vengono considerate più virtuose. Alcune città costruiscono SCS riferiti solo ai cittadini, altre solo alle imprese, altre ad entrambi.
Uno dei temi fondamentali è comprendere quali dati vengano tenuti in considerazione per l’assegnazione del punteggio. Siccome le iniziative di questo genere sono principalmente locali, e riferite prettamente ai rispettivi residenti, la risposta non è una sola, ma le diverse città hanno comunque delle somiglianze. Il tipo di dati raccolti sono quelli in mano alle autorità pubbliche. Quelli personali come nome, età, stato civile, professione; quelli patrimoniali (per le imprese), come il sopracitato numero unificato di credito sociale e le quote di proprietà dei vari azionisti; quelli giuridici come certificazioni, diplomi, brevetti, attività di volontariato, ma anche condanne passate, illeciti amministrativi o fiscali e, infine, quelli economici in fatto di ritardi nei pagamenti o inadempimenti contrattuali.
Ci sono poi comportamenti che determinano l’assegnazione o la decurtazione di punti: andare a donare il sangue o infrangere il codice della strada sono comportamenti che si riflettono sul proprio punteggio.
L’altro tema riguarda le conseguenze che questo punteggio determina. In quasi tutte le città, le categorie di punteggio connotate positivamente sono più di quelle connotate negativamente: i cittadini che ottengono un buon punteggio ottengono una serie di premi, come ad esempio sconti per i trasporti, percorsi facilitati nei procedimenti burocratici, assegnazione di appartamenti nell’edilizia popolare, ingressi gratuiti nei musei e noleggi più economici dei mezzi in sharing come le biciclette.
Molte città non prevedono sanzioni per chi ha un punteggio basso, in quanto si ritiene che un’immagine pubblica viziata sia già di per sé una punizione, perché spesso comporta diffidenza anche all’interno dei luoghi di lavoro, inficiando le possibilità di carriera. In alcune città le sanzioni impediscono di prenotare alberghi di lusso o biglietti per i treni ad alta velocità, ma non impediscono di acquistare soggiorni più economici o treni normali.