Quando Aldo disse 26 x 1: l’ultimo atto della Resistenza italiana

Domani sarà una grande battaglia. Kim è sereno. «A, bi, ci», dirà. Continua a pensare: ti amo, Adriana. Questo, nient’altro che questo, è la storia.
Italo Calvino, Il sentiero dei nidi di ragno

I risvolti della Resistenza italiana, da sempre, sono oggetto di grande dibattito. Pensiamo ad esempio alla presentazione del libro I sentieri dei nidi di ragno in cui Calvino, già nel 1947, diceva che con quel romanzo voleva «lanciare una sfida ai detrattori della Resistenza e nello stesso tempo ai sacerdoti d’una Resistenza agiografica ed edulcorata».

L’altra prospettiva, che non aiuta a comprendere il fenomeno in questione, è l’inserimento della Resistenza in una logica faziosa ed eccessivamente stringente: la lotta partigiana non fu animata solo dai comunisti. Fu, invece, un fenomeno straordinariamente trasversale: brigate d’ispirazione socialista, liberale, filo monarchica e cattolica, unite nella lotta antifascista.

Basti guardare il caso di Torino: la sede del Partito Fascista Repubblicano, presa dai partigiani, fu rinominata Palazzo Campana in onore del marchese Felice Cordero di Pamparato, nobile cattolico e partigiano.

Il culmine di questa lotta antifascista ci fu nella primavera del ’45: un risultato a cui si arrivò dopo mesi terribili passati tra clandestinità, povertà assoluta e il terrore costante di essere fucilati.

Calvino divenne partigiano nel Gennaio 1944, con il nome di battaglia di "Santiago", dal nome del paese in cui era nato, a Cuba

L’inverno ’44-‘45

C’è stato un momento in cui la prospettiva di liberazione immediata delle città, da parte degli Alleati e dei partigiani, svanì: era metà ottobre del 1944 quando una controffensiva nazista colpì duramente le brigate antifasciste, infliggendo un colpo gravissimo anche ad altre Repubbliche partigiane che furono attaccate e distrutte.

In quella circostanza, circa un mese dopo, arrivò il Proclama Alexander: il generale Harold Alexander, comandante delle forze alleate, annunciò in un messaggio radio che in quel momento dovevano «terminare le operazioni militari su larga scala», esortando i partigiani a nascondersi, col monito di rimanere in guardia e all’occorrenza «approfittare però ugualmente delle occasioni favorevoli per attaccare i tedeschi e i fascisti».

La battaglia però imperversava, e i luoghi per nascondersi non c’erano più. I partigiani scelsero allora le montagne, quel luogo emblematico che, nella memoria storica collettiva, subito ci viene in mente quando parliamo di lotta antifascista. Inoltre, il morale delle brigate era stato colpito duramente.

Partigiani durante l'inverno del 1944

Questa lotta poi si intrecciò ben presto a questioni politiche: nei Protocolli di Roma gli Alleati garantirono sì sussidi e assistenza ai partigiani, ma solo quando i dirigenti della Resistenza promisero un’immediata smobilitazione e la consegna di tutte le armi agli Alleati, una volta avvenuta la liberazione.

Questo cambiava i rapporti di forza tra Alleati e partigiani: lo stesso Sandro Pertini, all’epoca partigiano socialista, tuonò contro i Protocolli di Roma definendoli un atto di «sottomissione della Resistenza alla politica inglese».

«Aldo dice 26 x 1»: l’insurrezione urbana

L’arrivo della primavera del ’45 portò con sé il chiaro messaggio che i partigiani non erano stati affatto sconfitti, nonostante i rastrellamenti e i dissidi interni. Ci fu anzi, proprio in quel momento, una massiccia adesione, complice lo scenario favorevole: i russi si preparavano ad accerchiare Berlino, gli anglo-americani procedevano spediti e la liberazione italiana sembrava essere imminente.

Era pronta quindi l’insurrezione generale delle città del nord contro i nazifascisti. Il CLNAI (Comitato di Liberazione Nazionale Alta Italia) aveva stabilito per il 26 aprile l’ingresso dei partigiani in città a Torino: «Aldo dice 26 x 1» è infatti il telegramma diffuso dal Comitato, che stabiliva il giorno (26) e l’ora (1 di notte) in cui doveva iniziare la battaglia.

Anche Genova e Milano furono liberate negli stessi giorni d’aprile. Proprio il 25, a Milano, Mussolini cercò una mediazione con il Comitato di Liberazione Nazionale: davanti alla risposta di una resa incondizionata da parte del CLN, Mussolini si allontanò dalla città e, travestito da soldato tedesco, si diresse verso nord.

E ciò che accadde a Dongo, quando i partigiani lo intercettarono, è il momento in cui la Resistenza italiana ebbe il suo culmine.

Disclaimer • Generazione Magazine © 2021
Questo spazio web è stato sviluppato da Tommy