Dio benedica i sottoni: l'Amor che move il sole e l'Arte insieme

Quante volte ci siamo fatti problemi ad inviare un messaggio, a fare la prima mossa, a osare in un rapporto amoroso? Quante volte, con il piede sul freno, abbiamo evitato di inserire la marcia e partire, per paura di finire in una buca? O forse, per essere più precisi, per timore di prendere il palo?

Ecco. Impariamo a mettere da parte l’orgoglio, pensiamo meno, azzardiamo di più. Impariamo da chi, nel corso della produzione artistico-letteraria, ha saputo rischiare e nonostante possibili o concreti rifiuti ha prodotto qualcosa. Il beneficio della porta chiusa in faccia che ha acceso l’Arte nella stanza, e dal dispiacere o dal corteggiamento non ha avuto paura delle conseguenze. Libertà di comunicare tutto: l’amore, il desiderio, il rammarico, la sofferenza.

E menomale, perché adesso non avremmo avuto nella nostra storia immensi capolavori: Dio benedica i sottoni.

Quando il corteggiamento si fa tela

È il 1518 quando il giovane Raffaello Sanzio, trentacinquenne per le vie di Roma, rimane folgorato da una giovane trasteverina, figlia del fornaio Francesco Luti, Margherita. Non ha numeri di telefono da lasciarle, non ha social di mezzo, non ha gruppi spotted: che il corteggiamento si faccia tela.

Per due anni lavorò alla Fornarina, opera esposta attualmente a Palazzo Barberini a Roma, che prende il nome proprio dal tenero appellativo che l’artista le attribuì. Non ha grandi espedienti per lasciarle qualcosa di proprio impresso, perciò le dipinse un bracciale addosso, gioiello che recita il proprio nome: Raphael Urbinas, l’urbinate. Per sempre sulla sua carne.

Gli anagrammi di Boiardo

Matteo Maria Boiardo scrisse intorno al 1470 il suo Canzoniere, dedicandolo alla donna che amò follemente e che però lo tradì, portandolo a chiudere la loro storia. Amareggiato e ferito non trovò mai spiegazione al suo comportamento ma continuò comunque a scrivere per lei («quel che alora mi piacque, ora mi duole»), perché nell’Amore c’è una punta d’odio e viceversa, e ti sei persa. Ma Coez ancora non risuonava in radio. E davvero noi tentenniamo per inviare un messaggio? 180 componimenti totali, con le lettere iniziali dei primi quattordici che compongono il nome Antonia, ovvero la sua amata.

Chi un tempo anagramma, chi adesso instagramma.

Visualizzato e non risposto

Quante volte hanno visualizzato senza rispondere. Ed erano davvero donne-schermo.

Dante diciottenne rimase folgorato dal suo secondo incontro con Bice Portinari, giovane che passeggiando fece un’azione straordinaria: Lo salutò. Più forte di una reazione alla storia.

Nessuna donna in procinto di nozze o sposata poteva rivolgere salus e saluto ad un passante. Ma quei due si amavano, o forse solo Dante follemente lei, e nonostante la relazione impossibile non rinunciò mai a scrivere d’Amore. Sonetti senza freno, senza timore delle conseguenze, o forse un poco sì dato che pubblicò la Vita Nova quando la bella fiorentina era già deceduta. Ma arrivò tutto lo stesso, e assolutamente in tempo, altrimenti Bea non si sarebbe stizzita per la nuova fiamma letteraria del poeta e avrebbe evitato certamente, presa dalla gelosia, l’altrui saluta (Vita nova cap.XXVI). Forse è servito davvero prosimetrare.

Dante Gabriel Rossetti, Salutatio Beatricis, 1859

Il matrimonio rifiutato di Nietzsche

Il filosofo tedesco Nietzsche vide la magnifica Salomé per la prima volta a San Pietro, perché invaghito di lei si mise volontariamente in viaggio per Roma e da vero Ultimo Romantico le chiese la mano di fronte ar Cuppolone. Ottenne però un rifiuto. Credete che si arrese? Affatto. Lettere e lettere furono inviate, al gusto di disperazione e Supersottonismo, raccontando la routine catastrofica di cui era schiavo: «Che debbo fare? Non dormo più».

Ma un incredibile risvolto cambiò la storia della filosofia senza che il nostro nichilista potesse immaginarlo: Senza tanto dolore, non avrebbe buttato giù la prima parte di Così parlò Zarathustra (1883). E lo dice lui stesso guardandosi indietro, fiero della maturità acquisita. Probabilmente senza questo caos, non avrebbe partorito nessuna stella danzante.

L'Urlo d'amore di Munch

Edvard Munch, pittore espressionista, perse la testa per Millie Thaulow, donna più grande di lui che non si impegnò mai con l'artista. Nel mondo della bohème del quartiere norvegese di Cristania i due si videro e Munch provò qualcosa di ben più forte del suo celebre Urlo. Realizzò una serie di quadri, "Love and Pain" (1895), e per anni continuò a renderla protagonista delle sue opere, come nella "Danza della vita" (1900).

Millie non cambiò mai idea, Munch non mutò il suo Amore.

Edvard Munch, Love and Pain, 1895

Gli Ultras di Santa Croce

Seguendo la scia dell'arte, il celebre Giuliano de' Medici, mecenate del rinascimento fiorentino, si dichiarò alla bella Simonetta Vespucci. Durante il torneo di Santa Croce del 1475, organizzato dallo stesso, fece sollevare uno stendardo dipinto da Botticelli che raffigurava Venere con un Cupido incatenato ai piedi e un motto ben preciso: "La sans parelle", la senza paragoni.

Giuliano espose pubblicamente il suo interesse come un agguerrito Ultras dalla curva, e tanto ardore si fece delicato ed eterno grazie al pittore di corte Botticelli, che la riproporrà come Venere e come Primavera.

Simonetta Vespucci ritratta come Flora, allegoria della primavera stessa, nel quadro Primavera di Botticelli (1482)

Questi sono solo alcuni esempi che dimostrano la grandezza di un sentimento (chiedo scusa alla Lesbia di Catullo, Laura di Petrarca, Fanny di Leopardi, Douglas di Wilde, Charlotte di Goete, etc. ma il mio viaggio si farebbe troppo lungo) e, al di là delle ovvie circostanze e dei motivi -anche puramente letterari –, il mio invito è il seguente:

Osiamo di più, parliamo di più, stringiamo il tempo che abbiamo adesso e apriamoci a chi amiamo. Impariamo ad accogliere il dolore, a trarne forza, impariamo a comunicare l’affetto, che mai allontana e piuttosto stringe. Liberiamoci di ciò che sentiamo, perché comunicare non è mai svuotare, ma arricchire. E mandiamo a quel paese Bukowski che scrive il «ti penso ma non ti cerco», perché non ha valore aspettarsi invano. L’arte è eterna, i legami no.

E non è un caso se nello stesso verbo rimpiangere sono presenti le lacrime. 👁

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