Il paternalismo occidentale che vuole sopprimere l’hijab

Quando si parla di paternalismo non ci si riferisce ad un genere o ad una specifica fetta della popolazione. Paternalismo è qualsiasi cultura voglia inglobare dentro di sé le differenziazioni interne alla nostra società, dettando legge. Chi ha un atteggiamento paternalista, per definizione, ritiene il proprio punto di vista superiore rispetto a quello degli altri, trattando spesso gli individui che con cui intrattiene relazioni umane come bisognosi di cure, attenzioni, consigli, leggi a migliorare la loro vita. Peccato che tali cure, attenzioni, consigli, leggi ecc. vengano fornite sulla base di un unico punto di vista: quello del soggetto paternalista.

Spesso gli occidentali hanno assunto un atteggiamento paternalista nei confronti delle minoranze colonizzate, credendo di migliorare le condizioni di vita delle stesse attraverso le loro opere di cura/bonifica/edilizia. Tuttavia, non si è affatto preso in considerazione che gli abitanti delle colonie potessero non ritenere un miglioramento quello che a tutti gli effetti era un atto di violenza perpetuato dall’uomo occidentale. Si tratta di una violenza culturale, che impone la superiorità di determinate civiltà su altre, arrogandosi il diritto di stabilire che cosa sia meglio e per chi.

Foto di Beau Giles, "Ban the Burqa"

Tutt’oggi sono numerosi gli episodi di paternalismo sociale e culturale. Pensiamo, ad esempio, a come vengono visti gli appartenenti alla comunità rom dai loro concittadini italiani: il più delle volte ci si interroga se non sia meglio per i loro bambini avere delle case in cui vivere, delle famiglie stabili che si recano in ufficio e la possibilità di comprare dei vestiti “alla moda”. Tuttavia solitamente queste riflessioni non provengono da un’attenta analisi culturale del soggetto che ci si pone di fronte, quanto piuttosto sono frutto di un atteggiamento paternalista insito nel nostro cervello come un vero e proprio bias cognitivo: ci è stato insegnato che è giusto lavarsi i denti almeno tre volte al giorno e chiunque non si comporti in questo modo viene etichettato dalla nostra mente come “inferiore”.

A questo primo giudizio, però, l’atteggiamento paternalista aggiunge una seconda fase, ovvero il passaggio all’azione: il paternalista non si limita a sentenziare sulla diversa abitudine culturale dell’altro, ma vuole cambiare tale abitudine per poter “migliorare” la vita dell’altro.

Oltre al paternalismo sulla comunità rom, le nostre società secolarizzate compiono migliaia di azioni paternaliste ogni giorno. Per prendere in considerazione una con cui tutti ci siamo ritrovati ad aver a che fare, possiamo qui menzionare il paternalismo della società occidentale sulle donne islamiche. In particolare, ad essere vittime di tale atteggiamento giudicante sono le donne di fede musulmana che scelgono di portare il velo. La destra nazionalista europea prova continuamente a screditare l’immagine della donna islamica con l’hijab, cercando di dimostrare che la scelta di nascondere i propri capelli in pubblico sia semplicemente frutto della sottomissione della donna all’uomo. È quanto si va verificando proprio nelle ultime settimane in Francia, dove in Senato la destra ha cercato di promuovere una nuova legge che vieti alle ragazze sotto i 18 anni di portare il velo.

Questo tipo di paternalismo è stato ampiamente studiato da sociologi e antropologi, tanto che Edward Said lo definì con il nome di “Orientalismo”, riferendosi proprio a quella rappresentazione paternalistica dell’Oriente che fu caratteristica del periodo coloniale in Occidente. La dicotomia tra un Occidente “illuminato”, portatore di valori, e un Oriente dipinto come “barbaro” arrivò a un punto di tale frizione che durante la guerra Algerina il velo islamico, lungi dall’essere simbolo di oppressione femminile, rappresentò proprio la lotta di liberazione contro il dominio coloniale francese.

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