Khaby Lame, o la storia di un italiano senza cittadinanza

Per chi ha familiarità con TikTok non è nulla di nuovo. Eppure in molti, più ritardatari sui nuovi social, fino ad una settimana fa non avevano mai sentito parlare di Khabane Lame, in arte Khaby.

Il suo profilo, infatti, negli ultimi tempi ha avuto una crescita straordinaria: ad oggi conta quasi 60 milioni di follower su TikTok e altri 15 su Instagram. Cifre pazzesche che, se vengono sommate, portano Khaby a detronizzare anche i Ferragnez, ovvero i più grandi influencer d’Italia.

Khabi ci viene raccontato come il profilo italiano più seguito, come uno dei dieci in assoluto più rilevanti, e come una storia di riscatto immediato attraverso il più potente mezzo di comunicazione che la contemporaneità ci offre. Eppure questo è vero solo parzialmente, in quanto manca un tassello: Khaby non lo possiamo ancora considerare pienamente italiano, in quanto non ha la cittadinanza.

Senza mai dire una parola: breve storia dell’ascesa di Khaby

La risposta dell’account ufficiale di TikTok a Khaby

C’è una tendenza diffusa su TikTok, che porta gli utenti a fare video in cui svolgono azioni quotidiane in modo particolarmente complicato (come, ad esempio, sbucciare una banana con una mannaia). La fortuna di Khaby su questo social inizia proprio da qui: riportare, semplicemente, alla normalità questi video virali in cui con mosse funamboliche si tenta di risolvere un problema di ordinaria amministrazione.

Aggiungi la sua espressione paciosa, la sua gestualità semplice e spontaneamente incredula, applicata a questi video di tendenza, e il risultato è fatto: il volto di Khaby ha monopolizzato TikTok. Un tipo di video che si discosta un po’ da quelli più canonici: lui stesso ha infatti dichiarato di non provare grande simpatia per balletti o contenuti simili, ma di voler dare un’impronta ben più riconoscibile e personale ai propri contenuti.

Khaby ha veramente monopolizzato il social, e per capire le proporzioni del suo successo basta vedere uno scambio di battute in particolare: il suo account ha superato addirittura quello ufficiale della piattaforma, che infatti gli ha risposto con un sarcastico “It’s your app, we’re just scrolling on it”.

L’ascesa di Khaby è dunque emblematica di questa nuova piattaforma: il successo rapidissimo, l’individuazione di video spinti in alto dall’algoritmo, e il suo volto ben riconoscibile al centro. Il tutto senza mai dire una parola: il linguaggio del corpo sostituisce ogni altra necessità di comunicazione immediata, diventando anche per questo un fenomeno che non conosce confini contraddistinto – dal momento che è tutt’altro che in fase di stallo – da una crescita di numeri straordinaria.

Senza lavoro e senza cittadinanza

Il volto simpatico di Khaby, però, non deve escludere tutti gli altri problemi che questo fenomeno di tendenza nasconde. Lui, infatti, ha dichiarato di aver iniziato a realizzare questi brevi video su TikTok durante il primo lockdown – quindi marzo/aprile 2020 – dopo aver perso il lavoro. E qui già c’è il primo dato importante: una statistica de Il Sole 24 Ore afferma che l’occupazione under 25, rispetto al 2020, ha conosciuto addirittura un ulteriore calo, e, più in generale, dimostra il – drammatico – flop di misure come assunzioni giovanili e Garanzia Giovani.

A questi dati se ne aggiunge un altro, che offre lo spunto per un’enorme riflessione da affrontare in più occasioni, riguardo la cittadinanza. Khaby, come si diceva in apertura, non è cittadino italiano. È nato in Senegal, nel marzo 2000, vive a Chivasso da sempre. Eppure, nonostante un suo video sia addirittura finito su un megaschermo a Tokyo, accompagnato dalla didascalia “tiktoker italiano”, noi ancora non possiamo considerarlo tale.

I dibattiti tra Ius Soli e Ius Culturae, recentemente, sono ritornati – seppur timidamente – nel dibattito quotidiano: Enrico Letta ha rilanciato la proposta dello Ius Soli, trovando alleati nel centrosinistra e in qualche corrente di Forza Italia; nettamente contrari rimangono Meloni e Salvini.

L’iter ad oggi è fermo: manca un testo base e le proposte giacciono ferme da oltre un anno. Come risolvere questo problema insormontabile, contraddistinto da burocrazia, leggi e contro leggi, proposte e sospensioni? Noi non lo sappiamo, ma sappiamo di certo come farebbe Khaby: si metterebbe davanti al suo smartphone e, con un’espressione di incredula semplicità, firmerebbe la legge.

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